OpenAI ha confermato lunedì 8 giugno 2026 di aver presentato in forma confidenziale alla SEC, l'autorità di vigilanza dei mercati statunitense, una bozza di documento di registrazione S-1: è il passo formale più concreto verso una quotazione in Borsa da quando la società è stata fondata nel 2015. Nello stesso giorno l'azienda di San Francisco ha annunciato di aver completato la propria riorganizzazione societaria, ridisegnando dalle fondamenta chi controlla cosa. Due notizie distinte, arrivate a poche ore di distanza, che insieme delineano la traiettoria del laboratorio guidato da Sam Altman: diventare, prima o poi, una società pubblica.
OpenAI ha scelto di anticipare pubblicamente il deposito, spiegando di aspettarsi che la notizia trapelasse comunque. La società ha però precisato di non aver ancora deciso i tempi dell'operazione, che potrebbe richiedere mesi: «ci sono cose che vogliamo fare e che sono probabilmente più semplici da realizzare da società privata», si legge nella nota.
Cosa significa il deposito confidenziale dell'S-1
Il deposito confidenziale è una procedura prevista dalla normativa statunitense che permette a un'azienda di avviare il dialogo con la SEC senza rendere subito pubblici i propri conti. La bozza di S-1 contiene bilanci, fattori di rischio, struttura azionaria e il racconto del modello di business: documenti che diventeranno accessibili agli investitori solo in una fase successiva, in vista del cosiddetto roadshow. Secondo le ricostruzioni di stampa, OpenAI avrebbe affidato il collocamento a Goldman Sachs e Morgan Stanley.
Il contesto finanziario è eccezionale. L'ultimo round privato di OpenAI si è chiuso a marzo 2026 attorno a una valutazione di 852 miliardi di dollari. Un'eventuale IPO la collocherebbe tra le più grandi della storia, in un anno che ha già visto muoversi i principali rivali: la concorrente Anthropic ha depositato a sua volta un S-1 confidenziale il 1° giugno, dopo un round da 65 miliardi che l'ha portata a una valutazione di 965 miliardi.
La nuova struttura: la Foundation controlla la PBC
Il secondo annuncio dell'8 giugno, intitolato «Built to benefit everyone», chiude un percorso di ristrutturazione lungo e controverso. La parte non profit, ora ribattezzata OpenAI Foundation, mantiene il controllo della parte commerciale, che è diventata una public benefit corporation (società di beneficio pubblico) chiamata OpenAI Group PBC. È una forma giuridica che obbliga gli amministratori a bilanciare il profitto con una missione dichiarata d'interesse pubblico.
La Foundation detiene una quota della PBC che, ai valori attuali, vale circa 130 miliardi di dollari: secondo OpenAI questo la rende una delle organizzazioni filantropiche meglio finanziate mai esistite. Più cresce il valore commerciale dell'azienda, più aumenta la dotazione della fondazione. È esattamente il meccanismo che aveva alimentato lo scontro con Elon Musk e le critiche di chi temeva che la missione originaria — «garantire che l'intelligenza artificiale generale avvantaggi tutta l'umanità» — venisse svuotata dalla corsa ai profitti.
Venticinque miliardi su salute e resilienza
La Foundation ha annunciato un primo impegno da 25 miliardi di dollari concentrato su due fronti: la lotta alle malattie (raccolta e creazione di dataset per accelerare la ricerca biomedica) e la «resilienza tecnica» di fronte ai rischi dell'IA. L'iniziativa si aggiunge al People-First AI Fund da 50 milioni di dollari destinato alle organizzazioni non profit. È una mossa che ha anche un valore politico: serve a rispondere alle autorità della California e del Delaware, che avevano vigilato sulla conversione, e a costruire consenso prima di un'eventuale apertura del capitale al pubblico.
Perché conta per il mercato
La doppia notizia segna il passaggio dell'industria dell'IA dalla fase dei round privati record a quella dello sbarco sui mercati pubblici. Con la struttura semplificata, OpenAI elimina uno dei principali ostacoli a una quotazione: gli investitori istituzionali diffidano da assetti di governance opachi. Restano però domande aperte sui conti. OpenAI brucia liquidità per addestrare modelli sempre più costosi e ha sottoscritto impegni pluriennali enormi sul fronte del calcolo, dai data center Stargate con Oracle agli accordi con Microsoft — rinegoziato ad aprile con una licenza non esclusiva sulla proprietà intellettuale fino al 2032 — e all'investimento fino a 50 miliardi annunciato da Amazon.
Per gli investitori, l'S-1 confidenziale è il segnale che la due diligence è iniziata sul serio. Per il resto del settore, è la conferma che il 2026 sarà l'anno in cui i grandi laboratori smetteranno di essere scommesse riservate al capitale di rischio e proveranno a misurarsi con il giudizio, ben più severo, della Borsa.




