Mentre i grandi nomi dell'IA fanno notizia con i loro modelli, c'è una sola azienda che produce davvero, in senso fisico, gli oggetti che li fanno girare: la Taiwan Semiconductor Manufacturing Company, abbreviato TSMC. La società ha confermato in una nota agli investitori a fine aprile la guidance ufficiale sul capex 2026: tra 52 e 56 miliardi di dollari, contro i 40,9 miliardi del 2025. Un balzo del 27-37% in dodici mesi, il più alto in assoluto nella storia della società.
Dove finiscono quei 56 miliardi
Il piano di spesa si divide grossolanamente in tre voci. La prima, quella più ingente, è la fab Arizona, la seconda fonderia americana di TSMC che entrerà in produzione di massa di chip a 3 nanometri nella seconda metà del 2026 e a 2 nanometri nel 2027. Il governo USA ha cofinanziato con 6,6 miliardi di dollari grazie al CHIPS Act, ma il grosso dell'investimento, oltre 25 miliardi, lo mette di tasca sua TSMC.
La seconda voce è il completamento del polo di Kumamoto, in Giappone, e l'avvio dei lavori per la fab europea di Dresda, prevista in produzione nel 2027. La terza è l'aggiornamento degli impianti taiwanesi, con la migrazione progressiva delle linee N3E e N2 verso il nuovo nodo angstrom A16, atteso per il 2028.
Il legame con l'AI: 40% dei ricavi nel 2026
Il motivo dell'aumento di capex è scritto a chiare lettere nella relazione trimestrale del primo quarto: il segmento high-performance computing, che include i chip per IA, è passato in dodici mesi dal 33% al 47% dei ricavi totali di TSMC. Sull'andamento dell'intero 2026 la società stima che oltre il 40% del giro d'affari arriverà direttamente dai clienti che producono acceleratori per data center: NVIDIA (Blackwell B200, Vera Rubin), AMD (MI400), Google (TPU v7), Amazon (Trainium 3), Microsoft (Maia 200).
La situazione è in parte paradossale: la maggior parte dei laboratori che dicono di voler ridurre la dipendenza da NVIDIA progettano comunque chip propri, ma quasi tutti li fanno costruire da TSMC. Solo Intel e Samsung Foundry possono fabbricare a nodi simili, ma a oggi il margine di affidabilità e la resa per wafer sono ancora favorevoli al fornitore taiwanese.
Energia e acqua: il vincolo di Taiwan
L'aspetto più delicato non è tecnico, ma infrastrutturale. Secondo IOplus, TSMC ha consumato nel 2023 quasi il 10% di tutta l'elettricità prodotta a Taiwan. Per il 2030 le stime arrivano al 24%. L'isola, per sua natura piccola e povera di carbone, sta cercando di compensare con nuovi impianti di gas naturale, accordi a lungo termine con fornitori di rinnovabili e una contestata riapertura del dibattito sul nucleare civile.
Il tema acqua è altrettanto serio. La produzione di un solo wafer da 12 pollici richiede oltre 8.000 litri d'acqua ultrapura: TSMC ha varato un piano di riciclo che porta a riutilizzare il 90% del prelievo, ma le siccità del 2021 e 2024 hanno costretto la società a far arrivare cisterne d'acqua via camion dalle aree settentrionali dell'isola.
L'effetto sui prezzi degli acceleratori
La domanda di capacità produttiva di TSMC è oggi superiore all'offerta: chi vuole prenotare uno slot di produzione a 3 nm deve farlo con 24-30 mesi di anticipo. Ne consegue un effetto inflattivo sui chip per data center. NVIDIA ha alzato del 15% medio i listini wholesale dei Blackwell tra dicembre 2025 e marzo 2026; AMD ha fatto altrettanto con MI400.
La conseguenza pratica per laboratori e startup è semplice: addestrare un grande modello costa oggi tra il 18 e il 22% in più rispetto a un anno fa, anche se l'efficienza dei chip è cresciuta. Per le aziende italiane che vogliono entrare nel mercato dell'inferenza on premise (banche, telco, sanità) significa pianificare investimenti a 24 mesi.
La partita geopolitica
Il capex di TSMC ha un ovvio risvolto politico. Il governo USA ha fortemente sollecitato la nuova fab in Arizona per ridurre la concentrazione asiatica della produzione. L'UE ha fatto lo stesso con il Chips Act europeo da 43 miliardi, ma a metà 2026 i progetti pilota di Intel a Magdeburgo (Germania) sono in ritardo di tre anni. La Cina, da parte sua, accelera con SMIC e Huawei sui nodi a 5 nm.
Per i lettori italiani il punto da fissare è uno: ogni volta che si parla di un nuovo modello, di un nuovo data center, di un nuovo agente AI, dietro c'è una catena fisica che parte da una manciata di fonderie nel mondo. Come osservava Data Center Knowledge, "l'energia e la fabbricazione di chip sono le due strozzature reali della rivoluzione AI". Per ora, la chiave di volta resta a Taiwan.




