Giovedì 14 maggio 2026, nell'aula del giudice Yvonne Gonzalez Rogers a Oakland (California), Elon Musk e OpenAI hanno chiuso le arringhe finali del processo che la stampa americana ha già ribattezzato "il caso del decennio per l'intelligenza artificiale". Una giuria popolare, in posizione puramente consultiva, voterà la prossima settimana; ma la decisione vincolante sulla responsabilità spetterà al giudice federale.
La causa, depositata da Musk nel 2024 e poi rimaneggiata più volte, ruota intorno a un'unica domanda: la trasformazione di OpenAI da laboratorio non profit fondato nel 2015 a società orientata al profitto ha violato gli impegni presi con i finanziatori originari? Musk sostiene di aver donato circa 45 milioni di dollari sulla promessa che la tecnologia rimanesse aperta, sicura e non controllata da pochi privati. Secondo CNBC, l'avvocato di Musk, Steven Molo, ha ripetuto la stessa accusa nelle ultime due ore di intervento: "Hanno preso quei soldi e li hanno usati per costruire un'azienda da centinaia di miliardi controllata da Sam Altman, non per restituirli all'umanità".
I cinque testimoni che hanno definito Altman "bugiardo"
Il momento più duro per OpenAI è arrivato quando Molo ha riassunto le deposizioni di cinque persone che, durante le settimane di processo, hanno descritto il ceo Sam Altman con la stessa parola: liar, bugiardo. Si tratta di Musk stesso, di Ilya Sutskever (cofondatore e ex chief scientist), di Mira Murati (ex chief technology officer, oggi alla guida di Thinking Machines), e delle due ex consigliere d'amministrazione Helen Toner e Tasha McCauley, protagoniste del famoso "weekend del licenziamento" di Altman nel novembre 2023.
I legali di OpenAI, guidati da William Savitt dello studio Wachtell Lipton, hanno smontato la ricostruzione punto per punto. La tesi è semplice: Altman e Greg Brockman non avrebbero mai promesso a Musk una struttura societaria immutabile, le donazioni ricevute sarebbero state spese esattamente per gli scopi dichiarati, e la fondazione no profit (OpenAI Inc.) continua a esistere e a controllare la holding commerciale.
Quanto può costare a OpenAI una sconfitta
Sul piatto, formalmente, c'è il riconoscimento del torto e il risarcimento delle donazioni. Ma dietro c'è qualcosa di molto più grande: la struttura ibrida nonprofit/for-profit di OpenAI è la stessa che ha permesso l'investimento da decine di miliardi di Microsoft, il successivo riassetto del 2024-2025 e la trattativa in corso per una nuova raccolta che valuterebbe la società oltre 500 miliardi. Un giudice che dichiari illegittima quella trasformazione costringerebbe OpenAI a rivedere quasi tutti gli accordi commerciali firmati negli ultimi sette anni.
Come ha spiegato il Washington Post, alcuni analisti antitrust sentiti in aula hanno paragonato lo scenario peggiore a quello vissuto da AT&T negli anni Ottanta o da Microsoft a fine anni Novanta: non una multa, ma una rinegoziazione forzata della governance.
Cosa cambia tra giuria consultiva e sentenza del giudice
In questo processo civile la giuria popolare ha un ruolo insolito: i suoi verdetti su singoli fatti contestati (Altman ha mentito? Le donazioni di Musk erano vincolate? OpenAI ha violato il dovere fiduciario verso un donatore?) saranno advisory, indicazioni che il giudice Gonzalez Rogers potrà accogliere o respingere. La decisione finale arriverà solo dopo: probabilmente in una sentenza scritta, in cui la magistrata dovrà ricostruire da sola le prove documentali, i contratti del 2015-2019 e le email scambiate fra Musk, Altman, Sutskever e Brockman nei mesi della rottura.
Le tre cose da seguire la prossima settimana
- Il voto della giuria: arriverà nei giorni di lavoro successivi al 19 maggio. Anche se non vincolante, indicherà come una platea di cittadini ha letto le testimonianze di Murati, Sutskever e degli ex consiglieri.
- La reazione degli investitori: la trattativa con i fondi che hanno proposto a OpenAI una valutazione superiore al mezzo trilione è in corso. Axios riferisce che alcuni soggetti hanno chiesto clausole di rescissione legate proprio all'esito di questa causa.
- L'eventuale richiesta di accesso a documenti riservati: il team di Musk ha già fatto capire che, in caso di sconfitta, intende appellarsi e chiedere lo svelamento di ulteriori comunicazioni interne tra Altman e il board.
OpenAI, dal canto suo, ha continuato in queste settimane a lavorare come se il processo non esistesse: il 14 maggio stessa, mentre Molo parlava in aula, la società ha annunciato tre nuovi modelli vocali in API e un aggiornamento di ChatGPT per le conversazioni sensibili. La narrazione ufficiale è quella di un'azienda che guarda avanti. Ma a Oakland il passato continua a presentare il conto.
Perché questa sentenza riguarda anche l'Europa
L'effetto immediato di una eventuale condanna sarebbe negli Stati Uniti, ma le ricadute sarebbero globali. In Europa, dove l'AI Act ha appena ottenuto un rinvio fino a fine 2027 per le regole sui sistemi ad alto rischio, una pronuncia che metta in discussione la governance del laboratorio leader nel mercato avrebbe un peso politico enorme: Parlamento europeo e singoli governi potrebbero usare la sentenza per chiedere strutture più trasparenti ai fornitori extra-UE. L'ANSA ricorda che il commissario europeo Ekaterina Zahairieva, in Italia in questi giorni per il dossier Frontier AI, ha già detto che "qualunque azienda che voglia operare in Europa dovrà rispondere a regole proprie europee".
Per ora, però, tutto resta sospeso. A Oakland le luci dell'aula si sono spente intorno alle 17, ora locale, di giovedì sera. Il giudice Gonzalez Rogers ha congedato la giuria con un'unica raccomandazione: "Non parlate del caso con nessuno fino a quando non vi richiamerò". La prossima volta che si sentirà il martelletto, in California sarà ormai la fine di maggio, e l'intelligenza artificiale potrebbe svegliarsi in un mondo diverso.




