Meta sta tagliando circa 8.000 posti di lavoro, pari a quasi il 10% della sua forza lavoro globale, e contemporaneamente sposta 7.000 persone verso ruoli legati all'intelligenza artificiale. Lo conferma la stampa statunitense aggiornando l'11 giugno 2026 una ristrutturazione che riorganizza l'azienda attorno a quattro nuove divisioni. Non è una crisi: è una riallocazione brutale di risorse umane verso la scommessa più costosa nella storia del gruppo, la cosiddetta superintelligenza.

Quanti posti vengono tagliati e dove vanno le persone

I licenziamenti riguardano circa 8.000 dipendenti. Allo stesso tempo Meta riassegna 7.000 lavoratori a mansioni incentrate sull'IA e ha deciso di non coprire circa 6.000 posizioni aperte. La responsabile del personale, Janelle Gale, ha spiegato internamente che i tagli servono a far funzionare l'azienda in modo più efficiente e a compensare gli enormi investimenti in corso. Mark Zuckerberg avrebbe assicurato che non ci saranno altri tagli a livello aziendale nel 2026.

La logica è quella di un'azienda che non sta restringendosi, ma che sta cambiando forma: meno persone su prodotti maturi, più cervelli (e stipendi) concentrati sui modelli di frontiera. Per chi resta significa lavorare in team riorganizzati attorno all'IA; per chi esce, ritrovarsi sul mercato in un settore dove le competenze tradizionali contano meno di quelle legate al machine learning.

Meta riorganizza la forza lavoro attorno a quattro nuove divisioni focalizzate sull'IA.

Tra 125 e 145 miliardi: dove finiscono i soldi di Meta

Il contesto economico spiega la durezza della scelta. Meta prevede di spendere tra 125 e 145 miliardi di dollari in investimenti di capitale nel solo 2026, quasi il doppio rispetto all'anno precedente. La gran parte di questa cifra è destinata a data center, chip personalizzati per l'IA e all'espansione dei Meta Superintelligence Labs, la divisione lanciata l'estate scorsa sotto la guida di Alexandr Wang, ex amministratore delegato di Scale AI.

Zuckerberg ha reclutato personalmente ricercatori di intelligenza artificiale offrendo, secondo le ricostruzioni, pacchetti retributivi da nove cifre. È una corsa al talento che fa lievitare i costi del lavoro qualificato e, allo stesso tempo, rende più conveniente sfoltire i ruoli ritenuti meno strategici. La matematica, per quanto fredda, è esplicita: ogni dollaro liberato dai tagli può essere reindirizzato verso GPU e stipendi dei ricercatori.

Da Llama aperto a Muse Spark: la svolta sulla superintelligenza

La riorganizzazione si lega a un cambio di strategia sui modelli. L'8 aprile 2026 Meta ha rilasciato contemporaneamente Llama 5 a pesi aperti e Muse Spark, un modello chiuso. È la prima volta che l'azienda sdoppia la propria linea: Llama mantiene l'ecosistema aperto e la fiducia degli sviluppatori che hanno reso Meta una piattaforma credibile, mentre Muse Spark insegue la capacità di frontiera necessaria a tenere il passo di ChatGPT e Gemini.

I risultati, per ora, sono interlocutori: Muse Spark si è collocato al quarto posto nell'Artificial Analysis Intelligence Index, con un punteggio intorno a 52, dietro i modelli di punta di Google, OpenAI e Anthropic. Zuckerberg lo descrive non come un prodotto finito ma come l'inizio di un programma di ricerca verso quella che chiama "superintelligenza personale": un agente capace di pianificare e agire in autonomia per conto del singolo utente. La scelta di non rilasciare come open source i modelli più potenti segna una rottura per l'azienda che era stata la principale paladina dell'IA aperta.

Gran parte dei 125-145 miliardi di investimenti va in data center e chip per l'IA.

Cosa dice questa mossa sul lavoro nell'era dell'IA

Il caso Meta è il volto concreto di una dinamica che attraversa tutta la Silicon Valley: aziende molto profittevoli che licenziano non perché vanno male, ma per ridisegnarsi attorno all'intelligenza artificiale. Non è automazione che sostituisce il lavoro uno a uno, ma una ricomposizione che premia poche competenze rarissime e penalizza ruoli prima considerati sicuri.

Per il mercato del lavoro tecnologico il segnale è ambivalente. Da un lato cresce la domanda di specialisti di IA, pagati cifre record; dall'altro si riducono le posizioni intermedie e di supporto. La scommessa di Zuckerberg sulla superintelligenza è enorme e tutt'altro che garantita: se i Superintelligence Labs non produrranno presto risultati all'altezza degli investimenti, la pressione su conti e organizzazione tornerà a farsi sentire. Nel frattempo, migliaia di persone scoprono che lavorare per un'azienda in piena salute non basta più a mettersi al riparo dalla rivoluzione dell'IA.