Lo Stato di New York e' diventato a luglio 2026 il primo negli Stati Uniti a imporre una moratoria sui nuovi data center iperscala, gli enormi capannoni pieni di server che alimentano l'addestramento e il funzionamento dei modelli di intelligenza artificiale. La governatrice Kathy Hochul ha firmato un ordine esecutivo che congela per un massimo di un anno la costruzione di nuovi impianti, per proteggere l'ambiente, la rete elettrica e le bollette dei cittadini.

E' un rovesciamento di fronte notevole. Fino a poco tempo fa i data center erano corteggiati dai politici locali come simbolo di investimento e posti di lavoro; oggi sono diventati il bersaglio di un crescente malumore per il loro impatto su consumi energetici, prezzi dell'elettricita' e uso dell'acqua per il raffreddamento.

Cosa prevede esattamente il blocco

Il provvedimento si appoggia al Responsible Data Center Development Act, approvato dalla legislatura statale, che introduce una moratoria di un anno sulla costruzione di nuovi data center con una domanda di picco pari o superiore a 20 megawatt. La soglia e' pensata per colpire gli impianti iperscala — quelli delle grandi aziende cloud e IA — lasciando fuori le strutture piu' piccole.

Non finisce qui. Hochul ha annunciato di voler perseguire una legge per abolire gli sgravi fiscali di cui i grandi data center hanno beneficiato in tutto lo Stato, e ha dato mandato al Dipartimento dei servizi pubblici di studiare meccanismi per obbligare i data center a finanziare nuova generazione elettrica pulita dedicata al proprio funzionamento, incluse batterie di accumulo e risorse energetiche distribuite. In altre parole: chi consuma tanta energia dovra' contribuire a produrne di nuova, invece di scaricare il costo sulla rete esistente e sugli altri utenti.

La moratoria colpisce gli impianti sopra i 20 MW di potenza di picco. Immagine: Pexels.

Perche' la rivolta contro i data center

Il nodo e' l'energia. L'esplosione dell'IA generativa ha fatto impennare la domanda di calcolo e, con essa, quella di elettricita': un singolo grande data center puo' assorbire quanto una citta' di medie dimensioni. Nelle aree dove questi impianti si concentrano, i cittadini temono aumenti in bolletta, blackout e pressione sulle risorse idriche. Il timore e' che il costo dell'infrastruttura IA venga scaricato sulle famiglie, mentre i profitti restano alle grandi aziende tecnologiche.

La mossa di New York non e' isolata. A livello federale, alcuni parlamentari hanno proposto misure per frenare la corsa ai data center, e diverse cause ambientali stanno gia' rallentando singoli progetti in altri Stati: il 24 luglio alcune organizzazioni ambientaliste hanno annunciato l'intenzione di fare causa per bloccare la costruzione di un impianto contestato. Il tema, insomma, sta diventando politico su scala nazionale.

Cosa significa per l'industria dell'IA

Per le aziende che costruiscono modelli, la disponibilita' di data center e' il collo di bottiglia numero uno: senza calcolo non c'e' addestramento. Una moratoria in uno Stato popoloso e strategico come New York manda un segnale che va oltre i confini locali — costruire capacita' di calcolo non e' piu' scontato, e il consenso sociale attorno a questi impianti non e' garantito. Le grandi aziende potrebbero spostare i nuovi progetti verso Stati piu' accoglienti, ma la tendenza a chiedere garanzie ambientali ed energetiche e' destinata a diffondersi. Per l'Italia e l'Europa, dove pure si moltiplicano gli annunci di nuovi data center legati all'IA, il caso newyorkese e' un avvertimento: l'accettabilita' di queste infrastrutture passera' sempre di piu' dalla capacita' di dimostrarne la sostenibilita' energetica.