La Borsa di Hong Kong sta vivendo l'anno migliore dal 2021, e il motore ha un nome solo: intelligenza artificiale. Secondo i dati raccolti da Bloomberg e diffusi a fine giugno 2026, quotazioni in Borsa, collocamenti e cessioni di pacchetti azionari nel territorio hanno raccolto complessivamente quasi 44 miliardi di dollari da inizio anno, con un balzo del 29% rispetto allo stesso periodo del 2025. A trainare sono le aziende cinesi che producono chip e sviluppano sistemi di IA.
Il dato chiave: l'85% delle matricole IA sceglie Hong Kong
Il numero piu' eloquente riguarda la concentrazione. Delle aziende cinesi legate all'IA che si sono quotate nel 2026, oltre l'85% — 23 su 27, stando ai conteggi citati da Bloomberg — ha scelto la piazza di Hong Kong anziche' i listini di Shanghai o Shenzhen, o le borse americane. Una preferenza che ha radici sia finanziarie sia geopolitiche: Hong Kong offre l'accesso ai capitali internazionali in dollari, ma resta dentro il perimetro cinese, lontano dalle tensioni che negli ultimi anni hanno reso scivoloso il terreno per le matricole cinesi a New York.
Una spinta che arriva anche da Pechino
Dietro il boom non c'e' solo l'entusiasmo dei mercati. Come nota Reuters, Pechino sta attivamente incoraggiando la quotazione di societa' di semiconduttori e IA, in una spinta verso l'autosufficienza tecnologica nella rivalita' con gli Stati Uniti. Portare in Borsa i campioni nazionali significa fornire loro capitale per scalare la produzione di chip e l'addestramento dei modelli, riducendo la dipendenza da fornitori e finanziamenti esteri.
Il risultato e' un circolo che si autoalimenta: piu' le aziende di IA si quotano con successo, piu' gli investitori sono disposti a scommettere sulle successive, gonfiando le valutazioni. Un meccanismo che ricorda da vicino le ondate speculative del passato e che porta con se' un rischio evidente di surriscaldamento.
Hong Kong contro New York e la frattura dei capitali
Il fenomeno va letto sullo sfondo della grande frattura nei mercati globali dell'IA. Mentre negli Stati Uniti i giganti come OpenAI e Anthropic preparano quotazioni miliardarie a Wall Street, in Asia si forma un ecosistema parallelo che finanzia in valuta locale e internazionale i propri laboratori — da Alibaba a DeepSeek, da Zhipu a MiniMax — molti dei quali hanno gia' dimostrato di saper competere sui benchmark con i modelli occidentali, spesso a costi inferiori.
Per gli investitori internazionali, Hong Kong diventa cosi' la porta d'accesso piu' diretta alla scommessa sull'IA cinese, senza i rischi normativi di una quotazione diretta nella Cina continentale. Per Pechino, e' lo strumento per dotare le proprie aziende delle risorse necessarie a reggere una corsa che si gioca su capitali enormi.
I rischi dietro l'euforia
Resta la domanda che accompagna ogni boom: quanto e' solido? Le valutazioni di molte matricole dell'IA scontano aspettative di crescita aggressive, in un settore dove la concorrenza sui prezzi dei modelli — spinta proprio dai laboratori cinesi open-weight — comprime i margini. Un raffreddamento della domanda o un inasprimento delle restrizioni americane sull'export di tecnologia potrebbero far rientrare in fretta l'entusiasmo. Per ora, pero', il messaggio dei mercati asiatici e' netto: nel 2026 l'IA non e' solo una storia tecnologica, ma uno dei principali motori della finanza globale.




