Il 10 giugno 2026 il Consiglio dei Ministri ha approvato in esame preliminare due schemi di decreto legislativo che danno attuazione concreta alla legge 132 del 2025, la prima legge nazionale italiana sull'intelligenza artificiale, allineandola al regolamento europeo AI Act (Regolamento UE 2024/1689). È un passaggio tecnico ma decisivo: trasforma i principi generali della legge in regole operative su lavoro, sanità, professioni, pubblica amministrazione e attività di polizia. L'Italia è tra i primi Paesi dell'Unione a tradurre l'AI Act in norme interne dettagliate.
I due provvedimenti sono usciti dalla riunione di Palazzo Chigi (il comunicato è quello del Consiglio dei Ministri n. 177) come esame preliminare: non sono ancora legge, ma il governo ha fissato l'impianto. Ora partono i pareri obbligatori, poi si tornerà in Consiglio dei Ministri per l'approvazione definitiva.
Cosa contengono i due decreti
Il primo schema riguarda i poteri delle autorità nazionali per l'IA e l'uso dell'intelligenza artificiale nei percorsi di istruzione e formazione, nelle professioni intellettuali, nel lavoro, nella sanità e nella pubblica amministrazione. Il secondo si concentra sull'impiego dell'IA per le attività di polizia e sulla responsabilità, civile e penale, legata ai sistemi automatizzati.
L'approccio dichiarato è quello "antropocentrico" già scritto nella legge 132: l'innovazione deve restare al servizio dei diritti fondamentali e della dignità della persona, con la supervisione umana come principio cardine ogni volta che un algoritmo incide su decisioni che riguardano le persone.
Chi vigila: AgID come autorità di notifica, ACN per il mercato
La governance è il cuore della riforma. I decreti confermano due autorità nazionali per l'IA con ruoli distinti:
- L'Agenzia per l'Italia Digitale (AgID) sarà l'autorità di notifica: valuta e designa gli organismi che certificano la conformità dei sistemi di IA ad alto rischio.
- L'Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale (ACN) sarà l'autorità di vigilanza del mercato e il punto di contatto unico con la Commissione europea.
Il coordinamento resta sotto la Presidenza del Consiglio. Restano inoltre competenti, nei rispettivi ambiti, le autorità già esistenti: Banca d'Italia, CONSOB e IVASS per i settori finanziario e assicurativo, e il Garante per la protezione dei dati personali sui temi più sensibili come la biometria. È un disegno che cerca di evitare sovrapposizioni, ma che molti osservatori vorranno vedere alla prova dei fatti.
Lavoro e algoritmi: niente decisioni automatiche su assunzioni e licenziamenti
Il capitolo che tocca più direttamente la vita delle persone è quello sul lavoro. I decreti puntano a rafforzare i controlli sull'uso degli algoritmi nei rapporti di lavoro: l'idea è vietare che decisioni delicate — assunzione, provvedimenti disciplinari, licenziamento — siano prese in modo interamente automatizzato, imponendo una supervisione umana effettiva e la trasparenza verso il lavoratore sui sistemi utilizzati.
Per le professioni intellettuali è previsto un aggiornamento dei parametri che regolano i compensi, da rivedere entro un anno per tener conto dell'uso dell'IA negli studi professionali. L'obiettivo è chiarire dove l'intelligenza artificiale è uno strumento di supporto e dove invece rischia di sostituire competenze che la legge vuole restino umane.
Sanità, scuola e giustizia: l'IA come supporto, non come sostituto
Nella sanità l'IA viene inquadrata come ausilio alla diagnosi e all'organizzazione, con la responsabilità clinica che resta in capo ai professionisti. Nella scuola e nella formazione i decreti disciplinano l'uso degli strumenti di IA nei percorsi educativi. Per la giustizia, l'impiego dell'intelligenza artificiale da parte dei magistrati sarà accompagnato da una formazione specifica, coordinata dalla Scuola Superiore della Magistratura: un segnale che il legislatore vuole governare l'ingresso di questi strumenti nei tribunali con prudenza.
I tempi: cosa manca prima dell'entrata in vigore
Trattandosi di esame preliminare, la strada non è finita. I due schemi passeranno ora al vaglio delle Commissioni parlamentari competenti, della Conferenza delle Regioni e delle autorità interessate per i pareri; solo dopo torneranno in Consiglio dei Ministri per il via libera definitivo. È in questa fase che potrebbero precisarsi i dettagli più discussi, dal regime sanzionatorio ai limiti sull'uso dei sistemi biometrici, su cui il testo definitivo dirà l'ultima parola.
Il quadro complessivo, però, è chiaro: l'Italia accelera per dotarsi di regole nazionali coerenti con l'AI Act mentre il regolamento europeo entra progressivamente in vigore tra il 2025 e il 2027. Per imprese, professionisti e pubbliche amministrazioni significa che, nei prossimi mesi, conviene iniziare a mappare dove e come usano l'intelligenza artificiale: la conformità non sarà più un esercizio teorico, ma un obbligo con autorità di vigilanza dedicate.




