Venerdi' 24 luglio Nvidia, Microsoft, Meta e altre due dozzine tra aziende e organizzazioni hanno inviato ai legislatori statunitensi una lettera aperta a difesa dei modelli di IA "open", cioe' quelli i cui pesi sono scaricabili e utilizzabili liberamente. Il documento, pubblicato su X e firmato tra gli altri anche da IBM, entra a gamba tesa in un dibattito che infiamma il mondo della tecnologia e della politica: chi deve controllare i modelli piu' potenti, e fino a che punto lo Stato puo' o deve mettere paletti.
Cosa chiede la lettera
Nel testo, riportato da CNBC, l'amministratore delegato di Nvidia Jensen Huang invita i legislatori a evitare "restrizioni premature sui modelli aperti che soffochino la concorrenza o spingano l'innovazione all'estero". Il ragionamento e' netto: se gli Stati Uniti limitano troppo i modelli open, il baricentro dello sviluppo si spostera' altrove, e in particolare verso la Cina, dove i laboratori rilasciano con regolarita' modelli open molto competitivi. Meglio, sostengono i firmatari, mantenere un ecosistema aperto in cui ricercatori, startup e imprese possano costruire liberamente.
Le assenze che pesano: OpenAI e Anthropic
Il dato piu' eloquente e' chi non ha firmato: ne' OpenAI ne' Anthropic hanno aderito. Le due societa', valutate ciascuna vicino ai mille miliardi di dollari e in vista di possibili quotazioni in borsa, costruiscono il proprio vantaggio soprattutto su modelli chiusi, accessibili via API a pagamento. Per loro, un mondo in cui i modelli piu' capaci sono liberamente scaricabili erode il valore di cio' che vendono. L'assenza delle loro firme fotografa con precisione la faglia che attraversa il settore: da un lato chi guadagna vendendo l'accesso a modelli proprietari, dall'altro chi trae vantaggio da un ecosistema aperto, come i produttori di chip e le piattaforme cloud.
Perche' Nvidia ha interesse all'IA aperta
La posizione di Nvidia non e' disinteressata. L'azienda vende le GPU su cui girano tutti i modelli, aperti o chiusi che siano. Un ecosistema open, con migliaia di sviluppatori che addestrano, adattano e mettono in produzione modelli, moltiplica la domanda di hardware molto piu' di un mondo dominato da pochi laboratori chiusi. Per Nvidia, insomma, piu' e' aperta la frontiera, piu' si vendono schede. Discorso simile per Microsoft e Meta, che hanno costruito piattaforme e strumenti pensati per attrarre gli sviluppatori dell'open. Riconoscere questi interessi non toglie forza all'argomento, ma aiuta a leggerlo per quello che e': anche una difesa del proprio modello di business.
Il paradosso: sui modelli open comanda la Cina
C'e' un elemento che rende la lettera ancora piu' significativa. Oggi la frontiera dei modelli open non e' presidiata dagli Stati Uniti, ma dai laboratori cinesi: DeepSeek, Qwen di Alibaba, GLM di Zhipu, Kimi di Moonshot dominano le classifiche dei modelli a pesi aperti. L'argomento di Huang, secondo cui vincoli troppo stretti spingerebbero l'innovazione all'estero, descrive quindi una tendenza gia' in atto piu' che un rischio futuro. Difendere l'open negli Stati Uniti significa anche provare a recuperare terreno su un terreno dove, per ora, sono altri a correre piu' forte.
Cosa succede adesso
La lettera non ha valore vincolante: e' un'operazione di pressione politica in un momento in cui il Congresso e le agenzie federali discutono come regolare i modelli di frontiera. Ma segnala che la battaglia sul futuro dell'IA non si combatte solo nei laboratori, bensi' anche nei corridoi della politica, dove si decide se il codice dei modelli piu' potenti sara' un bene comune o un asset gelosamente custodito. Per l'Europa, che con l'AI Act ha scelto la via della regolamentazione, e per l'Italia, il dibattito americano e' un termometro utile: le regole che gli Stati Uniti si daranno sui modelli aperti influenzeranno anche gli equilibri globali e la disponibilita' di strumenti per chi, da noi, l'IA la usa per lavorare.




