Mentre Washington riapre — con il contagocce — alle esportazioni di chip Nvidia verso la Cina, Pechino si muove nella direzione opposta. Le autorita' regolatorie cinesi, guidate dal Ministero del Commercio (MofCom), stanno valutando controlli piu' severi sulle esportazioni nel campo dell'intelligenza artificiale e delle tecnologie per i semiconduttori, mentre la rivalita' con gli Stati Uniti nell'IA si intensifica. La notizia, riportata a luglio 2026 dal Financial Times e rilanciata in Italia dall'ANSA, segnala un cambio di postura strategico.

Fino a ieri la Cina era soprattutto la parte che subiva i controlli all'export americani sui chip avanzati. Ora ragiona anche come potenza tecnologica da proteggere: il timore e' che le tecnologie di punta e le migliori startup cinesi vengano acquisite o replicate dall'Occidente.

Cosa vuole proteggere Pechino

Secondo le ricostruzioni, il MofCom ha consultato i principali gruppi cinesi dell'IA e della produzione di chip su come impedire che tecnologie avanzate e aziende leader finiscano sotto controllo straniero. L'attenzione e' su due fronti: da un lato i modelli IA piu' avanzati sviluppati in Cina — un settore in cui aziende come DeepSeek, Alibaba con Qwen, Zhipu e Moonshot hanno raggiunto risultati di frontiera con modelli spesso a pesi aperti; dall'altro le tecnologie e i macchinari per la fabbricazione dei semiconduttori, cruciali per l'ambizione cinese di autosufficienza nei chip.

Il paradosso e' evidente. Molti dei modelli cinesi piu' potenti sono stati distribuiti come open-weight, cioe' scaricabili liberamente su piattaforme come Hugging Face, conquistando anche le aziende occidentali. Una stretta sull'export mal si concilia con una strategia che finora ha fatto della diffusione aperta un'arma competitiva. E' probabile che eventuali controlli riguardino piu' il trasferimento di know-how, personale e proprieta' delle aziende che non il semplice download dei modelli gia' pubblicati.

La stretta riguarderebbe modelli IA avanzati e tecnologie per i chip. Immagine: Pexels.

La cornice diplomatica

Il tema si intreccia con i rapporti al vertice tra le due potenze. Il 24 luglio, nella conferenza stampa ordinaria del Ministero degli Esteri cinese, al portavoce Lin Jian e' stato chiesto un commento sulle notizie secondo cui i leader di Cina e Stati Uniti discuterebbero di questioni legate all'intelligenza artificiale. Pechino ha ribadito la volonta' di dare attuazione alle "importanti intese" raggiunte dai due presidenti sul tema, segno che l'IA e' ormai un capitolo stabile del dialogo — e del confronto — bilaterale.

Sul versante americano, l'amministrazione ha annunciato nuovi controlli all'export ma senza pubblicare ancora testi, soglie o date: anche gli Stati Uniti, insomma, stanno ridefinendo le proprie regole. Il risultato e' un quadro in cui le due maggiori potenze dell'IA calibrano continuamente aperture e chiusure, in una partita in cui la tecnologia e' allo stesso tempo merce, arma e posta in gioco geopolitica.

Cosa cambia per il resto del mondo

Per l'Europa e per l'Italia, spettatrici in gran parte di questo scontro, le conseguenze sono concrete. Da un lato, l'affidabilita' dei modelli cinesi open come base per prodotti e servizi dipende anche dalla stabilita' delle politiche di Pechino: se domani l'accesso venisse ristretto, chi ci ha costruito sopra si troverebbe esposto. Dall'altro, la frammentazione tecnologica tra blocchi — chip americani da una parte, ecosistema cinese dall'altro — rende sempre piu' urgente per l'UE la questione dell'autonomia strategica nell'IA, dai modelli alle infrastrutture di calcolo. La guerra fredda tecnologica tra Washington e Pechino, insomma, ridisegna il terreno su cui tutti gli altri devono muoversi.