Il 12 maggio 2026 Havoc AI, startup di Providence (Rhode Island) fondata nel 2023, ha annunciato una Series A da 100 milioni di dollari che porta a quasi 200 milioni il capitale raccolto in meno di trenta mesi. Il round è una miscela rara: nuovi ingressi come CCM Capital Markets, Clear Street, Cobalt Capital e Boardman Bay accanto a investitori difesa già presenti come Lockheed Martin, B Capital, Outlander VC, The Veteran Fund e SAIC. In conjunction con il finanziamento, l'ex deputato statunitense Devin Nunes è stato nominato presidente del board.
Cosa fa Havoc: uno per migliaia
Il software dell'azienda permette a un singolo operatore di comandare migliaia di mezzi autonomi eterogenei — droni aerei, veicoli di superficie marina, robot terrestri — facendoli collaborare in tempo reale per missioni di sorveglianza, sminamento, ricognizione, intervento. L'architettura è modulare: ogni mezzo è un nodo con un agente IA locale, e il sistema centrale gestisce l'orchestrazione, la fusione dei dati dai sensori, l'allocazione dinamica delle missioni. È quella che il settore chiama collaborative autonomy, sciami senza un singolo punto di rottura.
I numeri sul campo
Havoc dichiara di aver consegnato finora oltre 30 navi senza pilota per missioni di difesa, accumulato più di 25mila ore di test e operazioni autonome e raccolto oltre 200 miliardi di punti dati operativi che alimentano l'addestramento dei modelli. Le applicazioni concrete includono lo sminamento navale (un compito ad alto rischio per gli equipaggi umani), la sorveglianza di acque litorali e la protezione di infrastrutture portuali. Lockheed Martin, che è azionista, integra i moduli di Havoc nei propri sistemi anti-drone.
Il contesto: la difesa diventa la nuova SaaS
Il finanziamento si inserisce in un'ondata di capitali sulla difesa autonoma che da diciotto mesi ridisegna il venture europeo e americano. Helsing, l'europea, sta per chiudere un round da 1,2 miliardi a 14 di valutazione; Anduril ha superato i 30 miliardi; Shield AI, Saronic, Vatn Systems hanno raccolto centinaia di milioni nel solo primo trimestre 2026. La guerra in Ucraina ha cambiato la dottrina militare occidentale: i mezzi senza pilota, prima accessori, sono ora la spina dorsale di intelligence, ricognizione, deterrenza. L'IA li trasforma da telecomandati a autonomi, riducendo i tempi di reazione e moltiplicando il numero di asset che un singolo operatore può gestire.
Le implicazioni etiche e politiche
Il punto delicato è il livello di autonomia decisionale. Negli Stati Uniti la direttiva del Pentagono 3000.09 impone che l'uso della forza letale richieda sempre un "adeguato livello di giudizio umano". In Europa la EU Defence Roadmap on AI, attesa entro l'estate, dovrebbe definire una linea simile. Havoc dichiara che il suo sistema lascia all'umano la decisione di ingaggio, ma il problema della catena di delega in operazioni di sciame con migliaia di asset è uno dei nodi che le autorità di vigilanza dovranno chiarire. Sul piano industriale, il round consolida l'asse Lockheed-startup: un modello che ricalca quello di Microsoft con OpenAI, in cui un grande gruppo prende quote di una piccola squadra che corre veloce.
Per l'Italia, la lezione è di scenario. Leonardo, l'azienda di difesa pubblica, sta sviluppando una propria piattaforma di autonomia (Drone Force, Eurofighter Tempest), ma il modello startup+venture statunitense resta più rapido. Nel fondo da 1 miliardo della Legge 132/2025 una quota è destinata alla cybersicurezza e "tecnologie strumentali": qualcuno, nel governo, dovrà decidere se aprirla anche al dual-use o restare confinati al civile.




