Una telefonata di Donald Trump, un volo a Anchorage e Jensen Huang si ritrova a bordo dell'Air Force One. CNBC ha confermato mercoledì 13 maggio che il fondatore di NVIDIA ha raggiunto in extremis la delegazione americana diretta a Pechino, dove giovedì e venerdì il presidente americano vedrà Xi Jinping. Il giorno prima Huang non risultava nella lista ufficiale: secondo Bloomberg Trump lo ha chiamato dopo aver letto i titoli sull'esclusione.
Cosa si gioca al summit di Pechino
Il vertice tra Washington e Pechino si concentra su tre dossier: terre rare, soia americana e — per la parte tech — l'export dei chip ad alte prestazioni. Trump ha già detto pubblicamente che la sua \"prima richiesta\" a Xi sarà aprire la Cina ai prodotti americani. Per NVIDIA è in ballo il via libera alla vendita degli H200, le acceleratrici di seconda generazione Hopper, oggi bloccate dai controlli all'export del 2023-2024. Il mercato cinese, ricorda CNBC, prima delle restrizioni valeva 17 miliardi di dollari annui per NVIDIA: oggi è praticamente azzerato e prosciugato da Huawei Ascend, Cambricon e dai chip Biren.
Perché Huang non era nella lista iniziale
L'esclusione iniziale, secondo Bloomberg e Semafor, era una scelta politica: dopo la decisione della Casa Bianca di alleggerire alcuni controlli sui semiconduttori, l'ala \"falchi\" del Partito Repubblicano (Cotton, Banks, alcuni membri del China Select Committee) aveva criticato apertamente l'amministrazione. Portarsi dietro a Pechino il CEO della società più esposta sui chip a doppio uso avrebbe rinfocolato la polemica. Trump ha però invertito la rotta dopo le critiche, e ha aggiunto a sorpresa Huang alla pattuglia di una dozzina di CEO già a bordo: Tim Cook (Apple), Sundar Pichai (Alphabet), Andy Jassy (Amazon), Albert Bourla (Pfizer) e altri.
Cosa potrebbe ottenere NVIDIA
L'obiettivo realistico per il gruppo californiano è una licenza individuale per esportare l'H200 in versione \"China edition\", una variante con prestazioni ridotte come fu in passato per H800 e A800. Le restrizioni del 2023 vietano la vendita di GPU sopra una certa soglia di calcolo per la combinazione di FLOPS e banda di memoria. Una versione downclockata potrebbe rientrare nei limiti aggiornati. In gioco, secondo stime del South China Morning Post, c'è un miliardo di dollari di vendite trimestrali aggiuntive: poca cosa per chi fattura 50 miliardi a trimestre, ma sufficiente a riaprire il canale e bloccare l'avanzata di Huawei sui modelli cinesi (Alibaba, ByteDance, Baidu, DeepSeek).
La controparte cinese
Pechino non viene a mani vuote. Cina è disposta a normalizzare l'export di terre rare verso gli Stati Uniti (un blocco che a febbraio ha messo in difficoltà l'industria della Difesa americana) e a riprendere gli acquisti di soia e Boeing 737 in cambio di concessioni sui chip. Il negoziato è tipicamente \"package deal\": è improbabile che la singola partita NVIDIA si chiuda isolatamente. Ma la presenza fisica di Huang al tavolo segnala che la Casa Bianca considera l'industria dei chip parte centrale della trattativa, non un dettaglio da gestire dopo.
Impatto sul mercato
Wall Street ha già reagito: nelle prime ore di scambi pre-market di mercoledì il titolo NVIDIA è salito dello 0,9% sulla notizia. Per gli investitori, una concessione anche parziale sull'export aprirebbe un secondo motore di domanda oltre agli hyperscaler americani. Per i rivali cinesi è invece una minaccia: Huawei aveva iniziato a vendere Ascend 920C a DeepSeek e ad altri lab, ma con un H200 \"made for China\" tornerebbe la concorrenza diretta. La sceneggiatura non finisce qui: oltre alla parte commerciale, la Cina potrebbe chiedere garanzie sul fatto che i modelli AI americani non lavorino contro infrastrutture cinesi — una richiesta che riguarderebbe più Anthropic, OpenAI e Google che NVIDIA stessa. Nei prossimi due giorni si capirà quanto la photo opportunity di Huang sull'Air Force One si trasformerà in un risultato vero.




