A meno di tre mesi dalla Serie G chiusa in febbraio, Anthropic è di nuovo in raccolta. Lo ha riportato Bloomberg martedì 12 maggio: il laboratorio sta discutendo con gli investitori un round da almeno 30 miliardi di dollari a una valutazione che supererebbe i 900 miliardi, senza contare il nuovo capitale. Il deal non è firmato, ma sarebbe più che il doppio dei 380 miliardi di tre mesi fa.
Dai 380 miliardi di febbraio ai 900 di maggio
Il 12 febbraio 2026 Anthropic aveva annunciato 30 miliardi di Serie G guidati da GIC e Coatue, con D.E. Shaw Ventures, Dragoneer, Founders Fund, ICONIQ e MGX. Era già la seconda raccolta privata più grande della storia, seconda solo ai 122 miliardi di OpenAI di marzo. Adesso il salto è verticale: in 90 giorni la stima del valore implicito dell'azienda passa da 380 a oltre 900 miliardi. Per fare un paragone, il valore di SAP a Wall Street oggi è circa 280 miliardi di euro: a 900 miliardi Anthropic varrebbe più di tre volte il primo gruppo software d'Europa.
Cosa spiega il salto
Tre cose stanno accadendo in parallelo. Primo, i ricavi: Anthropic ha più volte detto di crescere \"di ottanta volte\" sull'enterprise nell'ultimo anno e di essere passata oltre i 7 miliardi di run-rate annuo, trainata dai contratti con AWS, Microsoft, JPMorgan e ora Snyk per la sicurezza del codice. Secondo, l'infrastruttura: il gruppo ha già impegnato oltre 200 miliardi di dollari in cloud e chip, soprattutto su Google Cloud, e il nuovo round servirebbe a coprire l'ondata di GPU Blackwell del 2026-27. Terzo, l'acquisizione: come riportato da The Information, Anthropic sta chiudendo l'acquisto di Stainless per 300 milioni, sintomo di una fase di consolidamento.
Chi metterà i soldi
Non ci sono ancora term sheet pubblici. Le fonti citate da Bloomberg parlano di una rotazione classica: i fondi sovrani del Golfo (MGX di Abu Dhabi è già in cap table), big tech che vuole opzionalità (Amazon e Google hanno già investito in Anthropic rispettivamente 8 e 3 miliardi), grandi hedge fund e gestori istituzionali. È molto probabile che parte del round arrivi sotto forma di \"compute commitment\" — cioè impegno a fornire capacità di calcolo in cambio di azioni — come già fatto in passato con AWS.
Il confronto con OpenAI: chi vale di più, alla fine
OpenAI ha chiuso a marzo a 852 miliardi di valutazione post-money con 122 miliardi raccolti. Se Anthropic chiuderà davvero sopra i 900 miliardi, supererà OpenAI sulla carta. È un sorpasso simbolico ma rilevante: per la prima volta in due anni il leader di fatto del mercato consumer (ChatGPT ha oltre 800 milioni di utenti settimanali) sarebbe scavalcato in valutazione dal numero due, sostenuto soprattutto dal segmento business e dal coding. Anche perché il pricing è stato fatto in un'epoca in cui i benchmark vedono Claude Opus 4.6/4.7 e Sonnet 4.6 in testa o appaiati a GPT-5 sulle prove di programmazione e sui task agentici lunghi.
Cosa rischia il mercato
I numeri vertiginosi alimentano la domanda che gira da mesi nelle redazioni economiche: c'è una bolla AI? L'argomento dei rialzisti è che, se davvero il pil aggiuntivo prodotto dall'IA nei prossimi dieci anni sarà nell'ordine dei trilioni, una valutazione da 900 miliardi è ancora bassa. L'argomento dei ribassisti è che oggi Anthropic perde miliardi all'anno, è in concorrenza diretta con OpenAI, Google, Meta e i lab cinesi, e dipende per il calcolo da due fornitori a loro volta concorrenti (AWS e Google). Anche solo l'eco di una vittoria di Anthropic in qualche grossa gara enterprise — come accaduto a Wall Street con Moody's — sposta lo scenario.
Quando arriva l'annuncio
Per ora si parla di trattative \"early stage\". In passato Anthropic ha messo in piedi round molto rapidi, anche in cinque-sei settimane dal primo segnale. Un annuncio formale entro luglio non è escluso. Da osservare anche i passi successivi: nel mondo delle big-tech AI a queste valutazioni si comincia a discutere apertamente di IPO, e Anthropic non ha mai escluso una quotazione pubblica. Per il momento, però, gli investitori continuano a versare capitali a triplo zero pur di entrare nel cap table di una società che oggi vale, sulla carta, più di quasi qualunque azienda quotata al mondo.




