Negli Stati Uniti il tema della sicurezza dei minori davanti ai chatbot e' passato dalle audizioni ai testi di legge. Nelle ultime settimane la Camera ha approvato un ampio pacchetto sulla protezione dei ragazzi online, il KIDS Act, e una commissione del Senato ha fatto avanzare il GUARD Act, la proposta piu' netta di tutte: vietare i "compagni" IA agli utenti sotto i 18 anni. E' il segnale che, dopo mesi di allarmi su adolescenti e assistenti conversazionali, il Congresso americano prova a mettere paletti.

La questione tocca da vicino le grandi aziende dell'IA, i cui prodotti sono usati ogni giorno da milioni di minori, spesso senza filtri efficaci. E riguarda anche l'Europa, che ha scelto una strada diversa ma parallela con l'AI Act. Vediamo cosa c'e' davvero dentro queste proposte.

Che cosa prevede il GUARD Act contro i compagni IA

Il GUARD Act e' la proposta con l'impatto potenziale piu' forte. Nella sua versione avanzata in commissione al Senato, vieterebbe i chatbot pensati come compagni virtuali per gli utenti sotto i 18 anni e imporrebbe a questi sistemi di dichiarare in modo chiaro, a tutti gli utenti, la propria natura non umana e l'assenza di credenziali professionali. In pratica: un chatbot non potrebbe presentarsi come amico, confidente o terapeuta senza avvisare che e' una macchina e che non e' un professionista abilitato.

La logica e' quella di spezzare la relazione di dipendenza emotiva che alcuni ragazzi sviluppano verso gli assistenti conversazionali, e di impedire che un software si sostituisca a figure di cura reali. E' anche la parte piu' controversa, perche' solleva domande su come verificare l'eta' degli utenti senza raccogliere dati sensibili.

Il GUARD Act imporrebbe ai chatbot di dichiarare la propria natura non umana a tutti gli utenti.

Il pacchetto KIDS Act approvato dalla Camera

Il KIDS Act approvato dalla Camera e' invece un pacchetto composito, che riunisce piu' proposte sulla sicurezza online dei minori. Al suo interno c'e' una versione rivista del SAFE Bots Act, che stabilisce requisiti per proteggere i minori quando interagiscono con i chatbot, insieme a norme che riprendono principi gia' discussi sulla sicurezza online e sulla privacy dei piu' piccoli. Il voto della Camera, avvenuto con ampia maggioranza, sposta ora la partita al Senato, dove il dibattito su privacy, design delle piattaforme e IA si annuncia acceso.

Sul terreno della privacy si muove anche lo Youth AI Privacy Act, che punta a limitare la raccolta e l'uso dei dati dei minori da parte dei sistemi di IA. Diversi Stati, inoltre, hanno avviato iniziative proprie: e' il tipico schema americano, in cui la regolamentazione avanza a piu' livelli e con velocita' diverse.

Il caso degli adolescenti che usano i chatbot per la salute mentale

Dietro le proposte c'e' un fenomeno concreto e delicato: molti adolescenti si rivolgono ai chatbot per chiedere aiuto su ansia, solitudine e disagio psicologico. Gli esperti avvertono che un assistente conversazionale puo' offrire risposte plausibili ma non e' un professionista, non coglie i segnali di rischio come farebbe un clinico e, in casi estremi, puo' dare indicazioni pericolose. Da qui la spinta a regole che impongano trasparenza, filtri e percorsi di sicurezza, senza pero' privare i ragazzi di strumenti che possono anche essere utili se ben progettati.

Il confronto con l'Europa e l'AI Act

L'approccio americano — leggi mirate a categorie specifiche, come i minori — differisce da quello europeo, che con l'AI Act sceglie un impianto orizzontale basato sul rischio. Ma i due percorsi convergono su un punto: la trasparenza. Proprio dal 2 agosto 2026 in Europa scattano gli obblighi che impongono di dichiarare quando un utente sta interagendo con un'IA, un principio molto vicino a quello al centro del GUARD Act. Al netto delle differenze di tecnica legislativa, le due sponde dell'Atlantico stanno arrivando alla stessa conclusione: un chatbot deve dire chiaramente di essere una macchina, e con i minori serve una prudenza in piu'.