Donald Trump e Xi Jinping si sono incontrati a Pechino dal 13 al 15 maggio 2026 in un vertice annunciato come economico, ma che è stato letto da tutto il settore tecnologico come il summit sull'intelligenza artificiale. Sul tavolo c'erano quattro dossier aperti — terre rare, dazi reciproci, Taiwan, guerra in Iran — ma il piatto più pesante è stato uno solo: gli AI chip H200 di NVIDIA e l'intera architettura dei controlli all'export americani sui semiconduttori.
Cosa si sarebbe deciso sugli H200
Secondo tre fonti raccolte da Reuters e rilanciate da CNBC, durante il vertice l'amministrazione americana avrebbe sbloccato la vendita degli NVIDIA H200 ai principali gruppi cinesi del cloud (Alibaba, Tencent, Baidu, ByteDance). È un cambio di passo rilevante: l'H200 — aggiornamento dell'H100 con 141 GB di memoria HBM3e e 4,8 TB/s di banda — era stato bloccato nel 2023 dalle restrizioni Biden, costringendo NVIDIA a costruire una versione depotenziata, l'H20, da vendere in Cina. Ora gli H200 tornano disponibili, anche se con un cap quantitativo che le fonti danno a circa 200 mila pezzi all'anno e con l'obbligo di tracciabilità tramite licenze del Bureau of Industry and Security.
Jensen Huang, presente al seguito di Trump (ha raggiunto la delegazione all'ultimo momento), conferma il senso strategico dell'operazione per NVIDIA. Il mercato cinese vale circa 17 miliardi di dollari di ricavi pre-restrizioni; la versione H20 ha tenuto solo una parte del fatturato; sbloccare l'H200 significa riprendere alcuni dei quei conti. La capitalizzazione di NVIDIA ha aggiornato i massimi a 5,5 trilioni di dollari proprio in coincidenza con l'annuncio.
Il fronte rare earth
L'altro tema è più tecnico ma politicamente esplosivo: la Cina controlla il 90% della raffinazione di neodimio, disprosio, samario e altri elementi indispensabili per costruire le magnete dei motori dei robot, le lenti dei satelliti e gli imballaggi dei chip. Nell'aprile 2025 Pechino aveva bloccato l'export per ritorsione tariffaria; nel corso del 2025 i flussi erano tornati parziali. Al summit le due parti avrebbero firmato un'estensione fino al 2027 della licenza di export con quote prevedibili, in cambio dello sblocco H200.
Le reazioni interne
Negli Stati Uniti l'accordo divide. I cosiddetti China hawks del Congresso — il senatore Tom Cotton e il deputato Mike Gallagher hanno reagito subito — sostengono che vendere H200 alla Cina equivalga a finanziare la sua corsa all'AGI: Time ha citato l'analisi del Council on Foreign Relations secondo cui Pechino è oggi a circa 12-18 mesi dagli Stati Uniti sull'hardware di frontiera. Dall'altra parte i sostenitori dell'accordo (compresa parte di Wall Street) ricordano che bloccare le vendite non ferma la Cina — che intanto sta investendo in Huawei Ascend e in linee SMIC proprie — e penalizza solo NVIDIA. In Cina l'accordo è stato presentato come una vittoria diplomatica: i media di Pechino sottolineano che «la pressione massimale americana non ha funzionato».
Cosa cambia in concreto per chi lavora con l'IA
Per chi addestra modelli, l'arrivo degli H200 in Cina significa probabilmente una maggior pressione sul prezzo dell'inferenza globale: i cloud cinesi (Alibaba Cloud, Volcano Engine di ByteDance) potranno offrire token a costi più competitivi su API internazionali, accelerando la deflazione dei prezzi che si era già vista con DeepSeek V4. Per i clienti europei e americani significa anche una concorrenza modello-su-modello più serrata: con HBM HBM3e disponibile in Cina, Qwen3-Max-Thinking e DeepSeek V5 (atteso in autunno) avranno meno scuse hardware per restare indietro.
Il risvolto regolatorio è ancora più ampio. Le restrizioni all'export — il cosiddetto AI Diffusion Framework con i tre tier di Paesi affidabili, intermedi e nemici — reggevano sulla convinzione bipartisan che ogni concessione fosse un regalo a Pechino. Sbloccare l'H200 mostra invece che l'amministrazione Trump è più disposta del previsto a barattare leva tecnologica per leva commerciale. Le prossime puntate — gli aggiornamenti delle liste BIS, il pacchetto annunciato sulla Sezione 232 sui chip e l'eventuale accordo Apple-Foxconn-iPhone in Cina — diranno se questa è un'eccezione o l'inizio di una nuova politica.




