Sam Altman e' salito sul banco dei testimoni martedi' 12 maggio 2026 al tribunale federale di Oakland, in California, nella terza settimana del processo che vede contrapposti il fondatore di OpenAI ed Elon Musk. L'amministratore delegato e' stato interrogato per circa tre ore dall'avvocato di Musk, Steven Molo, su un punto preciso: la conversione di OpenAI da organizzazione non profit a societa' commerciale e l'eventuale tradimento della missione originaria del laboratorio.
Il faccia a faccia legale e' considerato il momento piu' politicamente sensibile dell'intera storia di OpenAI, e arriva mentre la societa' sta finalizzando un'IPO che potrebbe arrivare gia' a fine 2026 a una valutazione superiore al trilione di dollari.
Il messaggio del 2023 che e' diventato la prova chiave
Molo ha aperto l'esame con una mossa teatrale, proiettando in aula un SMS che Altman aveva inviato a Musk il 18 febbraio 2023: "Sono enormemente grato per tutto cio' che hai fatto per aiutarci. Non credo che OpenAI sarebbe esistita senza di te". Una frase che la difesa di Musk usa per dimostrare due cose: che il miliardario di Tesla era stato decisivo nella nascita del laboratorio e che ricevere oggi un compenso simbolico per quella partecipazione iniziale, dopo la trasformazione in for-profit, sarebbe equivalente a una appropriazione indebita.
Altman ha riconosciuto di aver scritto il messaggio, ma ha minimizzato il contesto definendolo "un atto di cortesia" verso un ex socio che era uscito dal consiglio di amministrazione nel 2018. Davanti alla domanda diretta sulla sua attendibilita' personale - "e' lei una persona completamente affidabile?" - l'amministratore delegato ha risposto: "credo di essere una persona sincera". Molo ha poi citato uno per uno i nomi di chi avrebbe avuto, nel tempo, dubbi sulla sua onesta': i fondatori della startup Loopt, Dario Amodei oggi alla guida di Anthropic, gli ex membri del consiglio Tasha McCauley e Helen Toner.
La rivelazione: "Musk voleva il 90% di OpenAI"
Il momento piu' incisivo della giornata e' arrivato quando Altman ha raccontato la versione di OpenAI sulla rottura del 2018. Secondo la sua testimonianza, Musk avrebbe chiesto il 90% delle azioni della futura societa' commerciale, posizione di controllo unico e fusione con Tesla, prima di abbandonare il consiglio quando le sue condizioni furono respinte. "L'organizzazione no profit fu lasciata a morire" ha detto Altman, citato dalla CNBC, sostenendo che senza la conversione in for-profit OpenAI non sarebbe stata in grado di raccogliere il capitale necessario per addestrare i modelli di frontiera.
Cosa rischia OpenAI se la giuria dara' ragione a Musk
La causa di Musk chiede che il giudice annulli la conversione di OpenAI in societa' a beneficio pubblico, considerandola una violazione del contratto di donazione originario. Una decisione favorevole costringerebbe OpenAI a restituire o riallocare parte del valore creato dalla licenza esclusiva concessa a Microsoft - oggi rinegoziata con un tetto di 38 miliardi di dollari - e renderebbe estremamente complicata l'IPO. Per Altman significherebbe ricomporre una governance ibrida tra non profit e for-profit con poteri di veto della fondazione molto piu' ampi.
Nelle settimane precedenti, anche Musk aveva testimoniato. Il fondatore di xAI ha ammesso davanti alla giuria di aver "distillato" i modelli OpenAI per addestrare Grok nelle fasi iniziali, una pratica vietata dai termini d'uso ma che lui ha difeso come "normale ricerca". Ha anche detto, in tono profetico, che "l'IA potrebbe ucciderci tutti", una frase che il New York Times ha rilanciato in prima pagina.
I tre temi che la giuria dovra' decidere
Il giudice Yvonne Gonzalez Rogers ha chiesto alla giuria di valutare tre punti distinti. Primo: se Musk abbia ricevuto promesse formali e verificabili che OpenAI sarebbe rimasta non profit per sempre. Secondo: se gli accordi tra OpenAI e Microsoft - inclusa la nuova versione che dal 27 aprile prevede il cap di 38 miliardi e l'apertura ad altri partner cloud - rappresentino un beneficio improprio per i fondatori. Terzo: se la fondazione abbia un dovere fiduciario verso i donatori originari che renda illegittima la conversione.
Per Altman, l'intera testimonianza si gioca sulla capacita' di convincere la giuria che OpenAI ha rispettato "lo spirito, non solo la lettera" della missione originale. Per Musk, invece, conta solo dimostrare il danno: un'organizzazione nata per regalare l'IA all'umanita' che si avvia a quotarsi a oltre 1.000 miliardi di dollari.
Cosa succede ora
Il processo proseguira' fino a fine maggio, con la testimonianza prevista anche di Greg Brockman e Ilya Sutskever. La sentenza non e' attesa prima di luglio. In caso di vittoria di Musk, OpenAI ha gia' annunciato che ricorrera' in appello, prolungando l'incertezza per almeno altri due anni. Microsoft, principale azionista, segue il processo da vicino: la sua posizione di socio di maggioranza relativa nella for-profit dipende interamente dall'esito di Oakland.
Per il settore IA, la posta in gioco va oltre i due protagonisti. Una sentenza che riconoscesse il diritto dei donatori di un'organizzazione non profit a rivendicare il valore creato dalla sua trasformazione commerciale aprirebbe scenari nuovi anche per Anthropic, xAI e tutti i laboratori che si appoggiano a strutture fiscalmente miste.



