Dopo tre anni in cui il denaro degli investitori e' finito quasi tutto nei modelli linguistici e nel software, nel 2026 una parte crescente del venture capital ha cambiato direzione: verso i robot, i droni e i sistemi militari autonomi. La cosiddetta physical AI, l'intelligenza artificiale che percepisce e agisce nel mondo fisico, e' diventata una delle tesi d'investimento piu' calde dell'anno, e i numeri del primo semestre lo confermano.
Difesa: 12,3 miliardi in sei mesi
Secondo i dati raccolti dagli osservatori di settore, nel primo semestre del 2026 i fondi hanno investito circa 12,3 miliardi di dollari in startup della difesa: quasi il doppio rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente e gia' oltre l'intero 2025, che si era chiuso attorno ai 9,95 miliardi. A spingere e' un mix di fattori geopolitici — i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente hanno mostrato quanto contino sistemi d'arma piu' economici, rapidi e autonomi — e tecnologici, con l'IA che rende possibili imbarcazioni senza equipaggio, sciami di droni e software di analisi del campo di battaglia. Non e' un caso che accanto ai fondi di venture capital tradizionali compaiano ormai i colossi storici dell'industria della difesa, entrati a loro volta nei round delle startup per non restare indietro sulle tecnologie emergenti.
Robotica: mega-round per Neura, Mach e Rhoda
La corsa non riguarda solo le armi. Sul fronte della robotica civile e industriale il 2026 ha registrato alcuni dei round piu' consistenti di sempre. La tedesca Neura Robotics ha raccolto fino a 1,4 miliardi di dollari in un round di serie C per costruire l'infrastruttura di IA dei robot; Mach Industries ha chiuso una serie C da 300 milioni per i sistemi di difesa senza pilota; Rhoda AI ha debuttato con 450 milioni di serie A per FutureVision, un sistema di "intelligenza robotica" basato sul controllo predittivo a partire dal video. Secondo Crunchbase, i finanziamenti alle startup di robotica hanno toccato livelli record proprio nel 2026, con un'accelerazione netta nella seconda parte dell'anno.
Perche' il denaro si sposta dal software all'hardware
Il ragionamento degli investitori e' che i modelli linguistici, per quanto potenti, restino confinati allo schermo, mentre i colli di bottiglia dell'economia reale — logistica, manifattura, sanita', sicurezza — richiedono macchine capaci di muoversi e manipolare oggetti. I progressi dei modelli visione-linguaggio-azione, che traducono un comando in linguaggio naturale in movimenti coordinati, hanno reso credibile l'idea di robot generalisti in grado di adattarsi a compiti diversi senza essere riprogrammati da zero. E' la stessa scommessa che nelle scorse settimane ha portato la startup Atoms del fondatore di Uber Travis Kalanick a raccogliere 1,7 miliardi di dollari per la physical AI: segno che il tema attira ormai capitali paragonabili a quelli dei grandi laboratori di modelli.
L'Europa e l'Italia nella partita
La geografia di questa ondata dice qualcosa di importante. Se gli Stati Uniti restano il baricentro della defense tech, l'Europa prova a ritagliarsi un ruolo di primo piano nella robotica: il caso di Neura Robotics mostra che il Vecchio Continente puo' esprimere campioni capaci di attrarre capitali miliardari. Per l'Italia, che ha una solida tradizione manifatturiera e meccatronica, la crescita della physical AI rappresenta un'occasione concreta di posizionamento, dalla robotica industriale all'automazione dei magazzini, purche' l'ecosistema sappia trattenere talenti e imprese invece di vederle migrare verso mercati con piu' capitale disponibile.
I rischi dietro l'entusiasmo
Non mancano i motivi di cautela. La robotica ha una storia di promesse disattese e di cicli di hype seguiti da delusioni: costruire hardware affidabile e' molto piu' lento e costoso che addestrare software, e i margini sono piu' sottili. Sul versante della difesa, l'afflusso di capitale privato verso sistemi d'arma autonomi solleva questioni etiche e regolatorie tutt'altro che risolte, dal controllo umano sulle decisioni letali alla proliferazione. Se la physical AI mantera' le attese, il 2026 sara' ricordato come l'anno in cui l'intelligenza artificiale ha iniziato sul serio a uscire dallo schermo. Se non le mantera', sara' l'ennesima bolla a raffreddarsi. La differenza, come sempre, la faranno i prodotti che arrivano davvero sul mercato.




