Lunedi' 11 maggio 2026 Satya Nadella, amministratore delegato di Microsoft, si e' seduto al banco dei testimoni nella corte federale di Oakland, in California, e ha risposto per diverse ore alle domande degli avvocati nel processo Musk contro Altman. Il punto chiave della sua deposizione, riportato dalla CNBC: Elon Musk non gli ha mai espresso preoccupazioni sull'investimento di Microsoft in OpenAI ne' sul rapporto tra le due aziende. Una frase che pesa, perche' va al cuore di cio' che Musk sostiene da anni.
La causa, intentata da Musk contro OpenAI e il suo ceo Sam Altman, accusa la societa' di aver tradito la missione originaria: nata nel 2015 come laboratorio no-profit per sviluppare un'intelligenza artificiale "a beneficio dell'umanita'", OpenAI si e' poi data una struttura ibrida con un braccio a scopo di lucro, ha raccolto decine di miliardi di dollari da investitori privati - Microsoft in testa, con circa 13 miliardi messi nel tempo - e oggi vale, dopo l'ultimo round, centinaia di miliardi. Per Musk, che di OpenAI fu cofinanziatore e poi se ne ando' nel 2018, e' un dirottamento; per Altman e OpenAI, e' l'unico modo realistico di reggere i costi enormi di calcolo necessari a restare in prima fila.

Cosa ha detto Nadella al banco dei testimoni
Secondo i resoconti dell'udienza, Nadella ha ricostruito la nascita della partnership tra Microsoft e OpenAI e ha respinto l'idea che Musk gli avesse mai segnalato problemi etici o di governance prima di avviare l'azione legale. Tra le prove depositate sono finiti anche scambi interni in cui dirigenti di Microsoft discutevano di OpenAI - materiale che entrambe le parti hanno cercato di leggere a proprio favore: la difesa di OpenAI per mostrare che l'azienda ha sempre operato alla luce del sole, gli avvocati di Musk per sostenere che dietro c'era soprattutto una logica commerciale.
Perche' questo processo conta oltre la lite tra miliardari
Al di la' della rivalita' personale tra Musk e Altman - i due, un tempo alleati, oggi sono ai ferri corti anche perche' Musk ha fondato xAI, concorrente diretta di OpenAI - la causa tocca un nodo che riguarda tutto il settore: a chi appartiene un laboratorio nato come no-profit quando diventa una delle aziende piu' ricche del mondo? Una sentenza sfavorevole potrebbe complicare la struttura societaria di OpenAI proprio mentre l'azienda si prepara, secondo diverse ricostruzioni, a quotarsi in borsa entro la fine dell'anno. Per Microsoft, che dell'ecosistema OpenAI e' il principale partner e che di recente ha rinegoziato l'accordo (tetto alla quota di ricavi da girare, possibilita' per OpenAI di servire i clienti su qualunque cloud), un esito del genere significherebbe nuove incertezze su un investimento da miliardi.
Il nodo del conflitto d'interessi e la questione no-profit
Gli avvocati di OpenAI insistono su un punto: Musk, che oggi guida xAI e ne ha fatto un rivale diretto, avrebbe un interesse personale a rallentare il principale concorrente; la causa, in quest'ottica, sarebbe piu' una mossa competitiva che una battaglia di principio. La difesa ha anche ricordato che lo stesso Musk, anni fa, aveva proposto di fondere OpenAI con Tesla o di prenderne il controllo - circostanza che indebolirebbe la tesi del "tradimento della missione". Sul fronte opposto, i legali di Musk puntano sui documenti interni e sul ruolo crescente degli investitori per sostenere che la trasformazione in soggetto a scopo di lucro era inevitabile fin dall'inizio.
C'e' poi un convitato di pietra: le autorita' di vigilanza. La riorganizzazione della struttura di OpenAI ha gia' richiesto il via libera dei procuratori generali di California e Delaware, gli Stati dove l'organizzazione e' costituita, e ogni passaggio di questo processo viene letto anche pensando a quegli equilibri. Una sentenza che desse ragione a Musk, anche solo in parte, potrebbe riaprire discussioni che OpenAI considerava chiuse.
Cosa aspettarsi nelle prossime udienze
Il processo va avanti con altre testimonianze attese - dirigenti di OpenAI, ex collaboratori, e con ogni probabilita' lo stesso Altman - e il verdetto e' nelle mani di una giuria. Qualunque sia l'esito, le carte gia' depositate stanno facendo emergere dettagli inediti sulla storia recente di OpenAI e sui rapporti tra i protagonisti dell'IA americana. Per chi segue il settore, e' un'occasione rara di vedere, sotto giuramento, come si e' arrivati dall'idea di un laboratorio "per il bene dell'umanita'" alla corsa miliardaria di oggi.




