DeepSeek, il laboratorio cinese diventato celebre all'inizio del 2025 con il modello di ragionamento R1, è in trattativa avanzata per raccogliere fino a 50 miliardi di yuan — circa 7,3 miliardi di dollari — in quello che sarebbe il più grande round di finanziamento mai chiuso da una società di intelligenza artificiale cinese. L'indiscrezione, circolata l'11 maggio 2026 sulla stampa economica internazionale, segna un cambio di rotta netto per un'azienda che fino a pochi mesi fa rivendicava con orgoglio di crescere quasi senza capitale esterno.

Da 10 a 50 miliardi di valutazione in pochi mesi

Secondo le ricostruzioni, le discussioni con i potenziali investitori sono partite a inizio anno su una valutazione vicina ai 10 miliardi di dollari, sono poi salite verso i 30 miliardi e infine si sono attestate in una forchetta che ruota intorno ai 50 miliardi. A spingere verso l'alto il prezzo sarebbe stato soprattutto l'interesse di fondi e veicoli d'investimento legati allo Stato cinese, che vedono in DeepSeek un asset strategico nazionale dopo che R1, un anno fa, fece tremare le Borse americane e mise in discussione il vantaggio dei laboratori statunitensi.

DeepSeek è controllata da High-Flyer, l'hedge fund quantitativo fondato da Liang Wenfeng, che finora aveva finanziato lo sviluppo dei modelli con risorse proprie. La svolta verso un round esterno così grande racconta una verità semplice: addestrare e servire modelli di frontiera costa moltissimo, e nemmeno un fondo di trading con conti solidi può reggere a lungo questo ritmo da solo.

Grattacieli moderni in Cina, dove ha sede l'industria dell'intelligenza artificiale
L'interesse di capitali pubblici cinesi avrebbe spinto la valutazione di DeepSeek verso i 50 miliardi di dollari.

Perché DeepSeek raccoglie capitali adesso

Ad aprile 2026 DeepSeek ha presentato la famiglia V4, con le varianti V4 Flash e V4 Pro: modelli «mixture of experts» con finestra di contesto fino a un milione di token, pesi aperti e prezzi di listino molto bassi (per V4 Flash si parla di pochi centesimi di dollaro per milione di token in input). Tenere questo posizionamento — modelli quasi di frontiera a costo irrisorio — richiede di accumulare grandi quantità di hardware, complicato dai controlli statunitensi sull'export delle GPU Nvidia più potenti verso la Cina. Una parte crescente del calcolo cinese passa così per chip nazionali come gli Ascend di Huawei, meno efficienti ma disponibili.

Il capitale fresco servirebbe quindi a tre cose: comprare e gestire infrastruttura di calcolo, finanziare l'addestramento dei prossimi modelli (atteso un V4 «completo» oltre alle versioni preview) e reggere la guerra dei prezzi con OpenAI, Anthropic e Google senza dover alzare i listini.

Cosa cambia per il mercato e per chi usa i modelli

Per gli sviluppatori, anche italiani, DeepSeek resta una delle opzioni più economiche per costruire applicazioni: i pesi aperti si possono scaricare da Hugging Face e far girare su server propri, mentre le API ufficiali e i provider terzi offrono prezzi che mettono pressione su tutti gli altri. Per il mercato, un round da oltre 7 miliardi consoliderebbe l'idea che la corsa all'IA non è più un duopolio USA-Big Tech ma una partita a più tavoli, con la Cina capace di restare a ridosso della frontiera spendendo molto meno.

Sul piano geopolitico, il dossier diventa anche un simbolo: se davvero a sottoscrivere il round saranno in prevalenza soggetti pubblici o parastatali, DeepSeek diventerà ancora di più un'azienda «di Stato» nei fatti, con tutto ciò che comporta in termini di fiducia da parte dei clienti occidentali e di attenzione dei regolatori.

I rischi sul tavolo: dipendenza dallo Stato e controlli all'export

Il primo nodo è proprio l'azionariato: più capitale pubblico significa più allineamento alle priorità di Pechino, dai temi sensibili filtrati dai modelli fino all'uso dell'IA in settori critici. Il secondo è l'hardware: senza accesso alle GPU più avanzate, scalare resta complicato e i tempi di addestramento si allungano. Il terzo riguarda i mercati esteri: diversi Paesi e aziende hanno già limitato o vietato l'uso di applicazioni DeepSeek su dispositivi di lavoro per ragioni di sicurezza dei dati, e un round «di Stato» non aiuterà a invertire questa tendenza.

Restano da confermare i numeri definitivi, l'elenco degli investitori e i tempi di chiusura: trattative di questa portata, soprattutto in Cina, possono cambiare di settimana in settimana. Ma la direzione è chiara: dopo aver dimostrato di saper fare modelli competitivi con poca spesa, DeepSeek vuole ora la potenza di fuoco finanziaria per giocare alla pari nel lungo periodo.