Le piccole e medie imprese italiane che hanno gia' adottato strumenti di intelligenza artificiale risparmiano in media oltre cinque ore di lavoro a settimana. E' uno dei dati piu' concreti emersi dalla collaborazione tra OpenAI e Confartigianato Imprese, e fotografa bene il paradosso italiano: chi usa l'IA ne trae un beneficio immediato, ma a usarla sono ancora troppo pochi.

Il divario con l'Europa, in numeri

Il tasso di adozione dell'IA tra le imprese italiane si attesta intorno al 22%, contro una media europea che ha raggiunto il 32%. L'Italia, in altre parole, viaggia dieci punti sotto il continente, in fondo alla classifica dei Paesi UE per uso effettivo dell'intelligenza artificiale nel tessuto produttivo. Un ritardo che pesa, perche' il sistema economico italiano e' fatto in larghissima parte proprio di micro, piccole e medie imprese, dove un risparmio di cinque ore a settimana per addetto puo' fare la differenza tra reggere la concorrenza o restare indietro.

Non e' una questione di scarso interesse: secondo i dati della collaborazione, quasi la meta' delle PMI prevede di ampliare l'uso dell'IA nei mesi successivi. Il problema sono le barriere all'ingresso.

Chi adotta l'IA tra le PMI italiane risparmia oltre cinque ore a settimana.

Cosa frena le piccole imprese

Gli ostacoli ricorrenti sono tre: il divario di competenze e formazione, le preoccupazioni su privacy e sicurezza dei dati, e la semplice mancanza di tempo per sperimentare. A questo si aggiunge un nodo organizzativo: molte aziende usano gia' strumenti di IA in modo informale, ma poche hanno una policy interna che stabilisca quali dati si possono dare in pasto ai modelli e con quali tutele. E' un vuoto che espone le imprese a rischi concreti, dalla fuga di informazioni riservate alla non conformita' con il GDPR e con l'AI Act europeo.

Il programma OpenAI-Confartigianato

Per provare a colmare il ritardo, Confartigianato Imprese e' diventata partner nazionale di OpenAI nello SME AI Accelerator, un'iniziativa europea lanciata insieme a Booking.com che punta a coinvolgere 10.000 PMI in sei Paesi con formazione pratica e accompagnamento all'adozione. L'evento italiano del programma si e' tenuto il 15 maggio all'ADI Design Museum di Milano, con workshop operativi e laboratori dedicati agli imprenditori.

L'approccio e' deliberatamente pratico: non convegni teorici, ma esercitazioni su casi reali — come usare un assistente per rispondere ai clienti, preparare preventivi, tradurre materiali, analizzare i dati di vendita. E' lo stesso terreno su cui si gioca la concorrenza con altri programmi di alfabetizzazione all'IA promossi da Google, Microsoft e dalle associazioni di categoria.

Lo SME AI Accelerator punta a formare 10.000 PMI in sei Paesi europei.

Da dove partire: i casi d'uso che funzionano subito

La buona notizia e' che i guadagni di produttivita' non richiedono progetti faraonici. Per un'impresa artigiana o uno studio professionale i primi risultati arrivano da attivita' quotidiane e ripetitive: scrivere e rispondere alle email, preparare preventivi e descrizioni di prodotto, tradurre materiali per i clienti esteri, riassumere documenti e bandi, generare bozze di post per i social, trascrivere e sintetizzare le riunioni. Sono compiti in cui un assistente come ChatGPT, Gemini o Claude fa risparmiare ore senza richiedere competenze tecniche.

Il passo successivo, piu' delicato, e' l'analisi dei dati aziendali e l'automazione dei processi, dove serve attenzione a quali informazioni si condividono. La regola pratica e' semplice: non inserire dati personali di clienti o segreti industriali in strumenti gratuiti senza garanzie, preferire i piani business che escludono l'uso dei dati per l'addestramento, e darsi una policy interna chiara su cosa si puo' e non si puo' fare. E' proprio questo accompagnamento — tecnico e normativo insieme — che i programmi di formazione provano a fornire.

Perche' conta per il Paese

C'e' anche una dimensione generazionale e territoriale. Le imprese piu' piccole, spesso a conduzione familiare e lontane dai grandi centri, sono quelle che rischiano di restare indietro: meno personale qualificato, meno tempo per formarsi, meno accesso a consulenti. Eppure sono proprio loro a poter guadagnare di piu' in termini relativi, perche' partono da una base di digitalizzazione bassa. Per questo i programmi di alfabetizzazione che arrivano sul territorio, attraverso le associazioni di categoria, valgono spesso piu' dei grandi annunci: trasformano una tecnologia astratta in una pratica quotidiana che fa risparmiare ore concrete.

Il tema e' tornato al centro del dibattito anche istituzionale: nelle sue Considerazioni finali, il governatore della Banca d'Italia Fabio Panetta ha indicato l'adozione diffusa dell'IA come leva di una nuova fase di crescita, chiedendo allo Stato di intervenire per innescare la trasformazione. La sfida, pero', non si vince con i grandi annunci ma con la capillarita': portare strumenti, competenze e regole d'uso dentro centinaia di migliaia di botteghe, studi professionali e piccole fabbriche. Il rischio, altrimenti, e' che i guadagni di produttivita' dell'IA si concentrino nelle grandi imprese e nei Paesi che hanno saputo muoversi prima, allargando un divario gia' ampio. I dati del programma sono illustrati da Confartigianato e ripresi da Tom's Hardware.