La banca centrale più influente del mondo vuole capire quanto l'intelligenza artificiale cambierà l'economia, e per farlo ha chiamato uno dei suoi promotori più aggressivi. Il 9 luglio 2026 la Federal Reserve ha annunciato che Marc Andreessen, cofondatore del fondo di venture capital a16z e consigliere del presidente Donald Trump, co-guiderà una nuova task force incaricata di valutare l'impatto dell'IA su produttività e occupazione.
La scelta, riportata dal Washington Post, porta la firma del nuovo presidente della Fed Kevin Warsh, che con Andreessen ha un'amicizia trentennale. Ed è proprio questa vicinanza, unita al ruolo politico e agli interessi economici del finanziere, ad aver acceso il dibattito.
Cosa dovrà fare la task force «Produttività e lavoro»
Il gruppo si chiama «Productivity and Jobs» ed è uno dei cinque organismi esterni creati dalla Fed per modernizzare il modo in cui analizza l'economia. Andreessen lo guiderà insieme all'economista di Stanford Charles I. Jones, specialista della teoria della crescita, e ad Asha Sharma, dirigente di Microsoft alla guida di Xbox.
Il mandato è netto: «Valutare l'impatto economico delle nuove tecnologie di uso generale, inclusa l'intelligenza artificiale, per informare le decisioni di politica monetaria della Federal Reserve». In pratica, la task force dovrà aiutare la banca centrale a rispondere a una domanda che pesa sulle sue scelte su tassi e inflazione: l'IA farà davvero crescere la produttività, e con quale effetto su posti di lavoro e salari? Le raccomandazioni sono attese entro la fine del 2026.
Perché la nomina divide
Le competenze tecniche di Andreessen sul settore sono fuori discussione: a16z ha finanziato alcune delle principali aziende di IA e il suo cofondatore è da anni una delle voci più ascoltate della Silicon Valley. Ma proprio qui sta il nodo del conflitto d'interessi. Chi guida un fondo pesantemente investito nell'IA è la persona giusta per consigliare la banca centrale su come pesarne gli effetti sull'economia reale?
La domanda non è accademica. Se la Fed dovesse convincersi che l'IA sta per innescare un balzo strutturale della produttività, potrebbe leggere diversamente i dati su inflazione e mercato del lavoro, con conseguenze dirette sui tassi d'interesse che toccano imprese e famiglie. Un ottimismo eccessivo — o interessato — avrebbe un prezzo concreto.
Chi affianca Andreessen e le altre task force
La «Productivity and Jobs» non nasce isolata: è una delle cinque task force esterne con cui Warsh vuole aggiornare gli strumenti di analisi della banca centrale, un'operazione che segna un cambio di stile rispetto alla gestione precedente. Accanto ad Andreessen siedono profili molto diversi tra loro: Charles I. Jones porta il rigore accademico della teoria della crescita — è tra gli economisti che studiano come le idee e la tecnologia alimentano il PIL nel lungo periodo — mentre Asha Sharma aggiunge lo sguardo di chi guida prodotti tecnologici di massa. Sulla carta, un mix pensato per bilanciare entusiasmo e cautela.
Il metodo, però, resta inedito per la Fed: affidare a un gruppo esterno, con un investitore di primo piano tra i coordinatori, un'analisi destinata a orientare valutazioni interne di politica monetaria. Molto dipenderà da quanta indipendenza avrà il lavoro e da quanto le sue conclusioni verranno filtrate dagli economisti della banca centrale.
Il segnale politico dietro la mossa
La nomina si inserisce in una fase in cui l'amministrazione Trump spinge con decisione sul fronte dell'IA come leva di competitività nazionale, e in cui figure della Silicon Valley vicine al presidente occupano ruoli sempre più centrali nelle istituzioni. Che una banca centrale storicamente gelosa della propria indipendenza tecnica affidi un'analisi così delicata a un investitore-attivista del settore è un fatto che segna la temperatura del momento.
Per ora la task force è solo un organo consultivo, senza potere di indirizzo diretto sulla politica monetaria. Ma le sue conclusioni finiranno sul tavolo di chi decide i tassi. E in un'economia in cui ogni trimestre si discute se l'IA sia una rivoluzione della produttività o una bolla di aspettative, chi scrive quel rapporto ha in mano più potere di quanto la parola «consulenza» lasci intendere.
Il tema di fondo, del resto, è tra i più discussi dagli economisti: finora l'ondata di investimenti in IA — centinaia di miliardi di dollari — non si è ancora tradotta in un aumento misurabile e diffuso della produttività nelle statistiche ufficiali. C'è chi sostiene che i benefici arriveranno con ritardo, come accadde con l'elettricità e con internet, e chi teme che le aspettative siano corse troppo avanti rispetto ai risultati. La task force della Fed dovrà provare a distinguere il segnale dal rumore. E la risposta che darà — ottimista o prudente — inciderà su decisioni che toccano il portafoglio di milioni di persone.




