OpenAI ha aggiornato Codex, il suo assistente per la programmazione, con una serie di funzioni che lo rendono più autonomo e più facile da usare. L'aggiornamento, distribuito il 21 maggio 2026, porta tre novità principali: gli «Appshots» sul Mac, la disponibilità generale della «Goal mode» e il proseguimento del lavoro anche a Mac bloccato. L'obiettivo dichiarato è far passare Codex da strumento che suggerisce codice a collaboratore che porta a termine compiti interi con poca supervisione.

Cosa cambia con l'aggiornamento del 21 maggio

Le novità ruotano intorno all'idea di ridurre la distanza tra ciò che l'utente vuole ottenere e ciò che l'assistente fa concretamente. Ecco i punti principali:

  • Appshots (su macOS): con una scorciatoia da tastiera si può «agganciare» la finestra di un'applicazione a una conversazione di Codex. L'assistente riceve uno screenshot e il testo disponibile, così capisce cosa stai guardando senza che tu debba descriverglielo in un lungo prompt.
  • Goal mode (disponibilità generale): ora attiva su app, estensione per editor e riga di comando. Si definisce un obiettivo e i criteri di successo, e Codex continua a lavorare in autonomia finché non li raggiunge, invece di fermarsi a ogni singolo passaggio.
  • Computer use a schermo bloccato: gli utenti idonei su Mac possono lasciare che Codex continui a lavorare in remoto e in sicurezza anche dopo che il computer si è bloccato.
  • Browser migliorato: annotazioni più precise per il lavoro su interfacce web, estrazione più rapida degli elementi della pagina e maggiore affidabilità.
Codex evolve verso un assistente «agentico» che porta a termine interi compiti.

Appshots e Goal mode: come funzionano davvero

Gli Appshots risolvono un problema concreto: spiegare a un assistente il contesto visivo. Invece di descrivere a parole un errore mostrato in un'app o l'aspetto di un'interfaccia, premi la scorciatoia, agganci la finestra e Codex «vede» ciò che vedi tu. È particolarmente utile per il lavoro su frontend e per il debug di errori che compaiono in finestre diverse dall'editor.

La Goal mode è il vero passo verso l'autonomia. Si imposta un risultato — per esempio «tutti i test passano» oppure «la pagina si carica senza errori in console» — e l'assistente lavora a iterazioni successive: modifica il codice, esegue i test, legge gli errori, riprova, finché l'obiettivo non è soddisfatto. È un cambio di paradigma rispetto al completamento riga per riga.

Dove si usa, su quali piani e come attivarlo

Codex è disponibile attraverso più superfici: l'app dedicata (inclusa quella per macOS), l'estensione per editor come Visual Studio Code e l'interfaccia a riga di comando (CLI). L'accesso è legato agli abbonamenti a ChatGPT — tipicamente i piani Plus, Pro, Business ed Enterprise — con limiti d'uso che crescono salendo di piano. Alcune funzioni avanzate, come il computer use a schermo bloccato, sono riservate agli utenti idonei e possono avere vincoli per area geografica.

Per chi lavora da terminale, la CLI si installa con npm:

npm install -g @openai/codexcodex logincodex

All'interno della CLI o dell'app, la Goal mode si attiva indicando l'obiettivo e lasciando che Codex proceda. Conviene definire criteri di successo verificabili (test che passano, output atteso) perché sono il segnale con cui l'assistente capisce di aver finito.

Codex è accessibile da app, estensione per editor e riga di comando.

Un esempio pratico e un consiglio di prudenza

Un caso d'uso tipico: hai un piccolo progetto web con un test che fallisce. Apri Codex nella cartella del progetto, agganci con un Appshot la finestra del browser che mostra l'errore e imposti la Goal mode con un prompt come questo:

Obiettivo: far passare tutti i test della suite e far sì che la pagina carichi senza errori nella console del browser. Criteri di successo: il comando dei test restituisce zero errori e la console è pulita. Procedi in autonomia e mostrami solo le modifiche finali.

Codex eseguirà i test, analizzerà gli errori, modificherà il codice e ripeterà il ciclo fino al risultato. Il vantaggio è il tempo risparmiato sui compiti ripetitivi; il limite è che un assistente autonomo può prendere strade sbagliate. Per questo è buona norma lavorare in un repository sotto controllo di versione (git), revisionare sempre le modifiche prima di confermarle e non concedere l'esecuzione automatica di comandi su sistemi di produzione. La documentazione ufficiale di OpenAI riporta i dettagli aggiornati su funzioni, limiti e requisiti.