Si è chiuso il 24 maggio 2026 il Festival dell'Economia di Trento, giunto alla XXI edizione con il titolo «Dal mercato ai nuovi poteri. Le speranze dei giovani». Per cinque giorni, dal 20 maggio, la città trentina si è trasformata in un'agorà diffusa, e tra i fili rossi che hanno attraversato conferenze, talk e incontri con premi Nobel uno è emerso con forza: l'intelligenza artificiale non come tema isolato per addetti ai lavori, ma come variabile che attraversa lavoro, sanità, giustizia e diritti.

Organizzato dal Gruppo 24 Ore e da Trentino Marketing per conto della Provincia autonoma di Trento, il Festival ha scelto quest'anno di mettere i giovani al centro, con la Call for Ideas «Le Voci del Domani» che ha portato sul palco quattordici speaker selezionati. E proprio ai giovani guarda la domanda più ricorrente: in un mondo in cui gli algoritmi imparano in fretta, quali competenze conviene costruire?

Pissarides e la domanda sulle competenze nell'era dell'IA

A dare profondità al dibattito è intervenuto il premio Nobel per l'Economia Christopher Pissarides, da tempo tra le voci più ascoltate sul futuro del lavoro. Il suo messaggio, ribadito a Trento, è meno catastrofista di quanto i titoli lascino intendere: l'IA non cancella semplicemente i posti di lavoro, ma ne ridisegna il contenuto, premiando le competenze relazionali, di cura e di supervisione che le macchine faticano a replicare. Il rischio vero, in questa lettura, non è la disoccupazione di massa ma la polarizzazione: pochi lavori molto qualificati, molti lavori a basso valore, e un ceto medio compresso.

È un tema che riguarda direttamente l'Italia, dove i dati raccontano un paese che adotta gli strumenti ma fatica a governarli: secondo le rilevazioni discusse anche a Trento, una larga maggioranza delle piccole e medie imprese usa già qualche forma di IA, ma meno di quattro su dieci si sono dotate di una policy interna che ne regoli l'uso.

Il Festival ha messo l'IA al centro dei panel su competenze e professioni del futuro.

Curarsi con l'IA: il caso degli ospedali

Tra gli appuntamenti più concreti, il panel «Curarsi con l'intelligenza artificiale», ospitato il 22 maggio alla Camera di Commercio con il contributo di Humanitas, ha portato sul palco l'uso clinico dei modelli: dalla lettura assistita delle immagini diagnostiche al supporto nella stesura dei referti, fino agli strumenti che aiutano a personalizzare le terapie. Il punto sollevato dai relatori è che, in sanità, il vantaggio dell'IA non sta nel sostituire il medico ma nel restituirgli tempo: meno minuti sulla burocrazia, più minuti col paziente.

Resta il nodo della responsabilità e della validazione: un suggerimento diagnostico generato da un algoritmo deve essere verificabile, tracciabile e supervisionato da un professionista. È lo stesso principio — controllo umano e trasparenza — che attraversa anche il dibattito sulla giustizia, dove l'IA inizia a essere usata per analizzare grandi moli di documenti.

Mercato unico, banche e IA nei territori

La quarta giornata ha intrecciato l'intelligenza artificiale con i grandi dossier dell'agenda europea: il mercato unico, la solidità del sistema bancario, l'export verso nuovi mercati e l'uso dell'IA nei territori e nelle amministrazioni locali. Come riportato dalla stampa locale, tra cui l'Adige, il messaggio dominante è stato che la competitività europea passerà anche dalla capacità di trasformare l'IA in produttività reale, senza rinunciare alle tutele.

Tra i temi: IA nei territori, sanità, giustizia e il futuro delle professioni.

La vera sfida del 2026: i diritti

Il filo conduttore emerso da Trento è che, superata la fase dell'entusiasmo per le demo, la partita del 2026 si gioca sui diritti: protezione dei dati, trasparenza degli algoritmi, equità nelle decisioni automatiche che riguardano credito, lavoro e servizi pubblici. Con l'AI Act europeo che entra progressivamente in vigore e le linee guida nazionali in costruzione, il Festival ha fotografato un Paese consapevole delle opportunità ma ancora indietro sulle regole interne.

La conclusione, affidata in larga parte alle «Voci del Domani», è che il futuro dell'IA in Italia non sarà deciso solo dai grandi laboratori americani o cinesi, ma anche dalla capacità di formare competenze, scrivere regole sensate e mettere le persone — non gli algoritmi — al centro delle scelte. Per il programma completo degli incontri resta disponibile il sito ufficiale del Festival.