Forus, la startup AI di New York fondata nel 2023 negli uffici di Thrive Capital, ha chiuso martedì 12 maggio 2026 un round da 160 milioni di dollari che la porta a una valutazione di un miliardo. Il finanziamento, primo arrivato dopo il rebrand di marzo (la società si chiamava precedentemente Tandem), è co-guidato da Thrive Capital, General Catalyst e Accel, con la partecipazione di Bain Capital Ventures, Redpoint, BoxGroup e Pear VC. Sahir Jaggi, fondatore e CEO 27enne già selezionato da Forbes 30 Under 30 Healthcare nel 2025, mantiene il controllo operativo.
Cosa fa Forus, in concreto
Forus risolve un problema preciso del sistema sanitario americano: dei 4,8 miliardi di prescrizioni emesse ogni anno negli Stati Uniti, secondo dati IQVIA citati nel comunicato, circa il 31% non viene mai effettivamente ritirato in farmacia. Le cause sono molte — costo non coperto dall'assicurazione, mancata prior authorization, errori nel database farmacologico, comunicazione frammentata tra medico, farmacia e pagatore — ma il risultato è uno spreco enorme di tempo e di salute.
La piattaforma di Forus si inserisce nel flusso elettronico della prescrizione (e-prescribing) e usa un sistema di agenti IA per controllare in tempo reale quattro variabili: copertura assicurativa, eventuali interazioni con farmaci in corso, restrizioni della farmacia di destinazione, requisiti di prior authorization. Se serve una pratica autorizzativa, l'agente la genera, la compila e la invia al pagatore. Se serve un farmaco alternativo, propone al medico la sostituzione equivalente coperta dall'assicurazione del paziente.
I numeri: ARR cinque volte in cinque mesi
I numeri presentati agli investitori spiegano il prezzo: ARR sopra i 10 milioni a dicembre 2025, traiettoria sopra i 50 milioni a fine 2026. La crescita di adozione tra fornitori è di 10 volte all'anno per due esercizi consecutivi, secondo il post ufficiale sul blog della società. Forus serve oggi migliaia di pratiche mediche e sistemi sanitari in tutti i 50 stati USA, e copre l'80% dei codici postali residenziali americani.
Cinque dei dieci maggiori gruppi biopharma globali lavorano già con Forus, in particolare per supportare il lancio di farmaci specialistici dove la mancata prescrizione è particolarmente costosa. Per i pagatori come UnitedHealth e Cigna, la piattaforma riduce dell'82% il tempo medio di processamento delle prior authorization, secondo dati validati interni.
Il mercato healthcare AI nel 2026
L'unicorno Forus si inserisce in una stagione di forte attività venture nell'healthcare AI. Negli ultimi sei mesi sono diventati unicorni anche OpenEvidence (assistente clinico per medici, valutato 2 miliardi), Abridge (note cliniche automatiche, 5 miliardi) e Tennr (gestione documenti sanitari, 1,5 miliardi). Secondo Rock Health, gli investimenti AI in sanità nel primo trimestre 2026 hanno superato i 6,2 miliardi di dollari globali, in crescita del 71% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il punto comune: i grandi sistemi sanitari sono spinti dalla riduzione strutturale dei margini a esternalizzare le attività amministrative ad alto consumo di tempo umano. I medici americani passano in media due ore al giorno su pratiche amministrative, secondo l'American Medical Association: ogni minuto recuperato vale denaro reale.
Cosa significa per il sistema italiano (e europeo)
Il caso Forus ha implicazioni anche per il sistema sanitario italiano e europeo, dove la ricetta dematerializzata è già standard ma il flusso end-to-end resta frammentato tra ASL, farmacie territoriali e ospedali. In Italia, secondo dati AIFA, il tasso di abbandono delle prescrizioni croniche è intorno al 18-22% nei pazienti over-65, soprattutto per terapie cardiovascolari e diabete: un buco economico-sanitario stimato in 4,5 miliardi all'anno tra costi diretti e indiretti.
Alcune startup italiane si stanno muovendo in questa direzione, come Aulab (Roma) per la digitalizzazione dei flussi ospedalieri e Holosi (Milano) sull'aderenza terapeutica. Per ora nessuna ha raggiunto la scala di Forus, ma il modello dell'agente che lavora tra sistemi diversi potrebbe replicarsi facilmente: il problema strutturale è comune ai sistemi sanitari pubblici e privati.
Cosa fa Forus con 160 milioni
Secondo Jaggi, il capitale servirà a tre cose. Prima: estendere la piattaforma ai farmaci ospedalieri, segmento finora poco automatizzato e con margini alti per i pagatori. Seconda: aprire l'API a partner biopharma per integrare i programmi di hub services dei farmaci specialistici. Terza: assumere ingegneri ML — i posti annunciati sono 120 in dodici mesi, raddoppiando l'organico.
L'IPO, secondo gli investitori contattati da Dealroom, non è sul tavolo prima del 2028. Ma il segnale del round resta forte: la sanità americana scopre che, dietro al pulsante di una ricetta, c'è molto più valore generato dall'IA di quanto si pensasse fino a poco fa.




