Firmus, azienda di infrastrutture per l'intelligenza artificiale con quartier generale a Sydney e base societaria a Singapore, ha raccolto circa 2 miliardi di dollari in un nuovo round di finanziamento, valutata attorno a 10,5 miliardi di dollari. Lo ha riferito Bloomberg venerdì 7 agosto 2026. All'operazione hanno partecipato gli investitori storici Coatue e NVIDIA, insieme a nuovi capitali di fondi gestiti da Blackstone e alla società di trading quantitativo Jane Street. Con questo round, il totale raccolto dall'azienda in dodici mesi supera i 3 miliardi di dollari.
A cosa serviranno i due miliardi
I capitali finanzieranno la fase successiva di Project Southgate, il piano di Firmus per costruire in Australia una rete di «AI factory»: grandi centri di calcolo dedicati esclusivamente all'addestramento e all'esecuzione di modelli di intelligenza artificiale. Parte delle risorse servirà anche all'espansione verso altri mercati dell'area Asia-Pacifico. La presenza di NVIDIA nella compagine azionaria è indicativa: il produttore di chip investe a monte nelle infrastrutture che consumeranno le sue GPU, assicurandosi che la domanda di calcolo abbia dove concretizzarsi.
Il modello di Firmus: raffreddamento a immersione ed energia
Firmus si è fatta conoscere per l'uso del raffreddamento a immersione, tecnica in cui i server vengono immersi in un fluido non conduttivo che dissipa il calore in modo più efficiente rispetto all'aria. In un settore in cui i data center per l'IA consumano quantità enormi di elettricità e acqua, l'efficienza energetica non è solo una questione ambientale ma una leva competitiva: meno energia sprecata in raffreddamento significa più potenza di calcolo disponibile a parità di consumo, e costi operativi più bassi. È il motivo per cui l'azienda lega il proprio piano australiano alla disponibilità di energia, tema oggi centrale in tutta la corsa all'IA.
Il nodo dell'elettricità è ormai il vero collo di bottiglia dell'espansione. La domanda di calcolo cresce più in fretta della capacità di costruire nuove centrali, e in tutto il mondo si moltiplicano gli accordi tra operatori di data center e fornitori di energia — inclusi progetti nucleari. Chi riesce a garantire energia stabile e a buon mercato è in vantaggio, e Firmus punta a giocare questa carta nell'emisfero australe.
La corsa globale ai capitali per l'infrastruttura
Il round di Firmus è l'ennesimo segnale di una fase di investimenti senza precedenti nell'infrastruttura per l'IA. Nel solo primo trimestre del 2026 il venture capital globale ha superato i 300 miliardi di dollari, spinto proprio dalla spesa in calcolo. I data center sono passati dall'essere una voce di costo «dietro le quinte» a diventare un asset strategico contendibile, con valutazioni che in dodici mesi possono raddoppiare come nel caso di questa azienda.
Questa concentrazione di capitali su un numero ristretto di operatori solleva anche interrogativi. Molti analisti si chiedono quanto sia sostenibile un ritmo di investimenti così elevato rispetto ai ricavi effettivamente generati dai servizi di IA, e se non si stia formando un eccesso di capacità. La scommessa di investitori come Coatue, Blackstone e Jane Street è che la domanda di calcolo continui a crescere abbastanza da giustificare le cifre in gioco.
Perché conta anche per l'Italia e l'Europa
La vicenda Firmus offre un termine di paragone utile per il dibattito europeo. Anche in Italia si discute di «sovranità digitale» e di attrarre investimenti in data center — con progetti che valgono miliardi e che intrecciano energia, territorio e occupazione. Il caso australiano mostra sia il potenziale sia le tensioni di questa corsa: capitali abbondanti, ma vincolati alla disponibilità di energia e alla capacità di costruire in tempi rapidi. Le stesse variabili che decideranno quanta parte dell'infrastruttura IA verrà costruita in Europa, e quanta resterà appannaggio di pochi grandi poli fuori dal continente.
Le cifre riportate seguono la ricostruzione di Bloomberg; altre testate indicano importi e valutazioni superiori a seconda del perimetro considerato. AI Notizie incrocia le fonti e applica revisione editoriale umana.




