L'intelligenza artificiale in azienda smette di essere un esperimento e diventa una scelta strategica. E' la sintesi del rapporto "State of AI in the Enterprise 2026" di Deloitte, basato su oltre 3.000 manager di alto livello intervistati a livello globale, di cui una quota significativa in Italia. Il dato che riassume il clima: l'82% delle aziende italiane prevede di aumentare gli investimenti in IA nel prossimo anno, e il 92% si aspetta guadagni di produttivita' dall'adozione di questi strumenti.

Dalla generativa all'agentica: il salto in corso

Il rapporto fotografa un passaggio di fase. L'IA generativa — quella dei chatbot e degli assistenti che scrivono testi o codice — e' ormai usata da oltre 6 aziende su 10 (il 62%). Ma il vero movimento e' sull'IA agentica, i sistemi che non si limitano a rispondere ma pianificano ed eseguono compiti in autonomia: oggi e' adottata da circa il 70% delle aziende interpellate ed e' attesa raggiungere quasi il 91% entro due anni. E' lo stesso salto che il mercato sta vivendo con prodotti come gli agenti di Microsoft, Google e Anthropic: dall'assistente che suggerisce al collaboratore digitale che agisce.

L'IA agentica e' la frontiera su cui si concentrano gli investimenti delle imprese.

Le aziende italiane imparano a misurare il ritorno

Un segnale di maturita' arriva dal modo in cui le imprese provano a quantificare il valore generato. Secondo i dati riportati da Economy Magazine, oltre la meta' (51%) ha definito metriche specifiche di valutazione delle prestazioni, il 49% ha tracciato i cambiamenti nella produttivita' dei dipendenti, il 43% ha misurato benefici non finanziari e il 35% ha calcolato un ritorno sull'investimento. Numeri lontani dalla perfezione, ma che raccontano un'adozione che esce dalla fase del "proviamo e vediamo".

Il freno: mancano le competenze

Il principale ostacolo, pero', non e' tecnologico ne' economico: e' umano. Quasi la meta' dei manager (49%) indica nella carenza di talenti e competenze adeguate la prima barriera all'adozione dell'IA agentica, davanti ai costi e alle risorse necessarie (41%) e ai problemi tecnologici o di disponibilita' dei dati (36%). E' la stessa fotografia che emerge da altre rilevazioni recenti sul mercato italiano: tanta voglia di investire, poca offerta di professionisti capaci di progettare, integrare e governare questi sistemi.

Il punto e' delicato perche' l'IA agentica, piu' della generativa, richiede figure ibride: chi conosce i processi aziendali e insieme sa come funzionano e dove sbagliano gli agenti. Sono profili rari, contesi e costosi. A complicare il quadro c'e' anche un tema di governance dei dati: affidare a un agente l'esecuzione autonoma di un processo significa dargli accesso a sistemi e informazioni aziendali, con tutto cio' che ne consegue in termini di sicurezza, tracciabilita' e conformita' — non a caso il rapporto segnala come molte imprese stiano chiamando le funzioni privacy e data management a evolvere verso un ruolo piu' centrale.

Cosa significa per il sistema-Italia

Il quadro di Deloitte si incastra con altri segnali della primavera 2026: dalle stime sul contributo dell'IA al PIL alle rilevazioni sull'adozione nelle PMI, fino all'apertura di nuove sedi dei laboratori internazionali in Europa. La domanda di tecnologia, in Italia, c'e' ed e' in crescita. Il collo di bottiglia e' la capacita' di trasformarla in risultati, e quel collo di bottiglia si chiama formazione. Senza un'offerta seria di competenze — nelle universita', negli ITS, nella formazione continua dentro le aziende — il rischio e' che l'82% di imprese pronte a spendere si traduca in licenze acquistate e sottoutilizzate, mentre il valore vero resta appannaggio di chi le persone giuste e' riuscito ad assumerle o a formarle in casa.