Anthropic, il laboratorio che sviluppa l'assistente Claude, ha imboccato con decisione la strada della Borsa. La societa' ha depositato in via riservata alla SEC americana una bozza di prospetto (il modulo S-1), primo passo formale verso un'offerta pubblica iniziale che diverse fonti collocano gia' a ottobre 2026. Il deposito segue di poche settimane la chiusura del round Series H da 65 miliardi di dollari, che ha portato la valutazione post-money vicino ai 965 miliardi. Se i tempi verranno rispettati, Anthropic potrebbe arrivare in Borsa prima della rivale OpenAI.
A rendere la mossa diversa dalle tante IPO annunciate e mai realizzate del settore c'e' un numero che negli ultimi mesi ha sorpreso gli analisti: la crescita dei ricavi. Ma soprattutto c'e' una scommessa industriale nuova, il tentativo di progettare un chip su misura insieme a Samsung, che tocca il cuore del problema economico dell'intelligenza artificiale: il costo del calcolo.
Da 9 a 47 miliardi di run-rate in cinque mesi
Il dato che tiene insieme il racconto e' il run-rate, cioe' il fatturato annualizzato proiettato a partire dall'andamento corrente. Secondo le ricostruzioni circolate nelle ultime settimane, Anthropic e' passata da circa 9 miliardi di dollari di run-rate a fine 2025 a 14 miliardi a febbraio 2026, poi 19 a marzo, 30 ad aprile e circa 47 miliardi a maggio. Per un'azienda che a gennaio 2024 fatturava, annualizzato, appena 87 milioni, si tratta di una traiettoria fuori scala.
Il motore di questa corsa e' soprattutto Claude Code, lo strumento per la programmazione assistita, e l'adozione da parte delle imprese via API e via piattaforme cloud. E' un modello di business diverso da quello di chi punta tutto sull'abbonamento consumer: gran parte del giro d'affari arriva da aziende che integrano Claude nei propri prodotti e flussi di lavoro, dove il consumo cresce insieme all'uso.
Il nodo dell'utile: un profitto operativo, non ancora contabile
Qui serve precisione, perche' e' il punto su cui si gioca la credibilita' dell'operazione. Anthropic proietterebbe un utile operativo trimestrale intorno ai 559 milioni di dollari nel secondo trimestre 2026: sarebbe il primo laboratorio di frontiera a chiudere in attivo a livello operativo. Attenzione, pero': "utile operativo" non significa profitto contabile a bilancio (GAAP), che la societa' non ha dichiarato in modo strutturale. Restano enormi i costi per l'addestramento dei modelli e per il calcolo, e una parte della spesa e' finanziata dagli investitori. La domanda che i futuri azionisti dovranno porsi e' se questi margini reggeranno quando la concorrenza continua a tagliare i prezzi.
Con una valutazione di 965 miliardi e un run-rate vicino ai 47, il multiplo implicito e' di circa 20 volte i ricavi annualizzati: alto, ma non anomalo per un'azienda che raddoppia il fatturato in pochi mesi. E' proprio questo il messaggio che la co-fondatrice e presidente Daniela Amodei ha difeso pubblicamente in vista della quotazione, sostenendo che l'economia dei modelli migliora con la scala.
Il chip con Samsung: attaccare il costo del calcolo
La partita industriale piu' interessante e' un'altra. Secondo quanto riportato all'inizio di luglio da The Information e ripreso da Bloomberg e TechCrunch, Anthropic sta discutendo con Samsung Electronics la produzione di un chip su misura per l'IA. Le trattative sarebbero a uno stadio iniziale — l'azienda deve ancora decidere cosa il processore dovra' fare e quanto dovra' essere potente — ma ruotano attorno al processo produttivo a 2 nanometri di Samsung e alle sue linee di packaging avanzato.
La logica e' semplice: costruire silicio proprietario, ottimizzato per far girare i propri modelli, permette di attaccare la voce di costo piu' grande, il calcolo, e di ridurre la dipendenza dai fornitori. E' la stessa strada imboccata da OpenAI, che ha stretto un accordo con Broadcom per un processore di inferenza dedicato. Non a caso Samsung aveva gia' partecipato al round Series H di maggio come partner infrastrutturale strategico, e Anthropic ha assunto Clive Chan, ex del team chip di OpenAI, per costruire competenze hardware interne.
Cosa cambia per chi usa Claude e per il mercato
Per chi usa Claude, nel breve non cambia nulla: l'IPO non tocca prezzi e funzioni. Ma un'azienda quotata deve rendere conto ogni trimestre, e questo tende a spostare l'attenzione dalla ricerca pura alla monetizzazione. Per il mercato, il segnale e' che il settore entra nella fase in cui i laboratori devono dimostrare non solo modelli migliori, ma conti in ordine. La combinazione di crescita a tripla cifra, primo utile operativo e verticalizzazione sul chip e' il tentativo di Anthropic di raccontare una storia diversa da quella del "bruciare capitale in attesa dell'AGI".
Restano le incognite: la sostenibilita' dei margini in una guerra dei prezzi che non accenna a fermarsi, i tempi effettivi della quotazione — sempre soggetti alle condizioni di mercato — e la concreta fattibilita' del chip Samsung, che nel migliore dei casi darebbe frutti non prima di alcuni anni. Ma la direzione e' chiara: dopo anni da startup di ricerca sostenuta a colpi di miliardi, Anthropic vuole presentarsi agli investitori pubblici come un'azienda con un modello di business che, per la prima volta, comincia a chiudere in attivo.
Nota di redazione: i dati su ricavi e utili derivano da ricostruzioni giornalistiche su documenti e fonti finanziarie; li riportiamo come tali, in attesa dei numeri ufficiali che accompagneranno l'eventuale prospetto pubblico.




