DeepSeek, il laboratorio cinese che a inizio 2025 sorprese il mondo con modelli potenti addestrati a costi ridotti, sta trattando il suo primo round di capitale di rischio. Secondo quanto riportato da Bloomberg e dal Financial Times e ripreso dalle principali testate tecnologiche, la valutazione potenziale dell'azienda sarebbe salita in poche settimane da circa 20 a circa 45 miliardi di dollari. La trattativa non è ancora chiusa e le cifre restano soggette a cambiamenti, ma il segnale è chiaro: anche il laboratorio più riluttante a farsi finanziare sta cedendo alla logica del mercato.

Chi mette i soldi

L'operazione sarebbe guidata dal China Integrated Circuit Industry Investment Fund, il veicolo d'investimento statale noto come Big Fund, nato per sostenere l'industria dei semiconduttori cinese. In trattativa per partecipare ci sarebbero anche i due colossi del cloud Tencent e Alibaba. La presenza di un fondo statale accanto ai grandi gruppi privati racconta quanto DeepSeek sia considerata strategica da Pechino nella corsa tecnologica con gli Stati Uniti.

Fino a oggi DeepSeek era un caso anomalo: fondata e controllata per quasi il 90% dal miliardario Liang Wenfeng, ex gestore di un hedge fund quantitativo, non aveva mai cercato investitori esterni. Si autofinanziava, una libertà rara nel settore.

DeepSeek ha costruito la propria fama su modelli efficienti e a basso costo di addestramento.

Perché DeepSeek raccoglie proprio adesso

La ragione principale, secondo le ricostruzioni, è trattenere i ricercatori. La concorrenza interna ed esterna ha iniziato a corteggiare i talenti del laboratorio con offerte difficili da rifiutare, e senza una struttura azionaria che permetta di assegnare quote ai dipendenti è complicato competere. Aprire il capitale serve quindi soprattutto a costruire un meccanismo di incentivi, più che a finanziare l'attività operativa.

Sul fronte dei prodotti, DeepSeek ha rilasciato il 24 aprile i modelli V4 Pro e V4 Flash. Il V4 Pro è oggi tra i modelli a pesi aperti più capaci in circolazione, con punteggi di rilievo sui principali test del settore — intorno a 80 sul benchmark di programmazione SWE-Bench Verified e oltre 90 sul test di ragionamento scientifico GPQA Diamond — e una finestra di contesto da un milione di token. Si parla anche di un rafforzamento dei legami con Huawei sul fronte dei chip, in un'ottica di indipendenza dalle tecnologie americane.

Cosa significa per l'equilibrio tra Cina e Stati Uniti

DeepSeek si inserisce in un panorama cinese in piena ebollizione: i laboratori del Paese occupano ormai diverse posizioni di vertice tra i modelli a pesi aperti, con Qwen di Alibaba, GLM di Zhipu, Kimi di Moonshot e DeepSeek stessa a contendersi i primati. Proprio Moonshot ha da poco chiuso un round miliardario che ne ha spinto la valutazione oltre i 200 miliardi.

Per gli osservatori occidentali, il punto interessante è duplice. Da un lato, la disponibilità di modelli cinesi potenti e spesso scaricabili gratuitamente mette pressione sui prezzi dei laboratori americani. Dall'altro, l'ingresso di capitali statali e dei grandi gruppi cloud nel capitale di DeepSeek conferma che la Cina considera l'IA generativa una priorità nazionale, da sostenere con ogni leva disponibile. Restano sul tavolo le incognite legate alle restrizioni statunitensi sull'export di chip avanzati, che continuano a condizionare la capacità di calcolo a disposizione dei laboratori cinesi.

Cosa cambia per chi usa i modelli

Per sviluppatori e aziende, la salute finanziaria di DeepSeek non è un dettaglio astratto. Un laboratorio ben capitalizzato può continuare a rilasciare modelli a pesi aperti, scaricabili e utilizzabili gratuitamente sui propri server, una strada che molti preferiscono per ragioni di costo e di controllo dei dati. Allo stesso tempo, l'ingresso di investitori e di un fondo statale potrebbe spingere DeepSeek verso scelte più orientate al business, con possibili modelli commerciali a pagamento accanto a quelli aperti. Vale la pena ricordare che, sul piano normativo, l'uso di modelli sviluppati in Cina pone alle imprese europee domande aggiuntive su trattamento dei dati e conformità, soprattutto per i settori regolati. Per ora il consiglio pratico resta lo stesso: valutare i modelli sui propri casi d'uso, confrontandone qualità, costo e licenza, senza farsi guidare solo dalle classifiche.