Claude, la famiglia di modelli di Anthropic, è andata di nuovo in tilt il 16 giugno 2026: è stata la decima interruzione significativa del servizio dal 5 giugno, dodici giorni in cui errori e rallentamenti hanno colpito a ripetizione l'assistente usato da milioni di sviluppatori e aziende. Un tentativo di correzione nel primo pomeriggio (ora della costa orientale degli Stati Uniti) non ha risolto del tutto i problemi, con segnalazioni di errori sui modelli Opus 4.8 e Haiku 4.5.

La sequenza di disservizi mette a nudo un paradosso: l'azienda che ha conquistato la leadership tra le imprese americane fatica a tenere in piedi l'infrastruttura proprio mentre la domanda esplode.

Dodici giorni, dieci disservizi

Anthropic non ha diffuso un comunicato dedicato all'incidente del 16 giugno, limitandosi agli aggiornamenti sulla pagina di stato del servizio. La cadenza, però, è impressionante: dieci episodi rilevanti in meno di due settimane, alcuni dei quali hanno reso intermittente l'accesso via app, via web e via API. Per chi ha costruito flussi di lavoro o prodotti sopra Claude — agenti di programmazione, assistenti per il customer care, pipeline di analisi documentale — un'indisponibilità anche di pochi minuti si traduce in lavori interrotti e clienti finali a loro volta in difficoltà.

Dieci interruzioni in dodici giorni: l'infrastruttura di Anthropic è sotto pressione.

Perché l'infrastruttura è sotto stress

Gli ultimi mesi hanno visto Anthropic moltiplicare i modelli — Opus 4.8 per i compiti più complessi, Sonnet 4.6 per l'uso quotidiano, Haiku 4.5 per velocità e costi ridotti — e allargare l'offerta verso gli agenti autonomi. Ogni nuova capacità aumenta il carico computazionale e la complessità del sistema. Quando la curva degli utenti cresce più in fretta della capacità di calcolo disponibile, gli effetti sono esattamente questi: code, errori, rollback.

Il conto della potenza di calcolo: 1,25 miliardi al mese

Il nodo è soprattutto di capacità. Per alimentare i propri modelli, Anthropic ha siglato accordi colossali per la potenza di calcolo. Il prospetto di SpaceX depositato alla SEC ha rivelato che l'azienda paga a xAI 1,25 miliardi di dollari al mese per affittare l'intera produzione del data center Colossus 1, vicino a Memphis: circa 300 megawatt e l'equivalente di 220 mila GPU, in un contratto che corre fino a maggio 2029 e che, sull'intero periodo, potrebbe superare i 40 miliardi di dollari. A questi si affiancano gli accordi con i grandi provider cloud. La fame di calcolo è tale che Anthropic si rifornisce persino da un concorrente diretto come xAI.

Per gli sviluppatori che usano l'API, l'affidabilità conta quanto la qualità del modello.

Cosa possono fare le aziende che dipendono da Claude

La lezione, per chi porta l'IA in produzione, è pratica. Primo: prevedere un modello di riserva (per esempio una famiglia GPT o Gemini) verso cui dirottare automaticamente le richieste quando l'API principale risponde con errori. Secondo: implementare logiche di retry con attese progressive e timeout sensati, per non far cadere l'intera applicazione al primo errore. Terzo: monitorare in autonomia latenza e tassi di errore, senza affidarsi solo alla pagina di stato del fornitore. La concentrazione del mercato su pochi laboratori rende questi accorgimenti non un'opzione, ma una necessità.

Una reputazione costruita sull'affidabilità

Per Anthropic il tema è anche d'immagine. L'azienda ha conquistato il mondo enterprise vendendo affidabilità, sicurezza e prevedibilità come tratti distintivi rispetto ai concorrenti. Una serie tanto fitta di disservizi rischia di incrinare proprio quel posizionamento, in un momento in cui i clienti aziendali valutano su quale fornitore standardizzare i propri sistemi. La prossima mossa, più che un nuovo modello, dovrà probabilmente essere una rete che non cade.