Per la prima volta da quando esiste, ChatGPT controlla meno della metà del mercato degli assistenti IA. Secondo il report «State of AI 2026» di Sensor Tower, diffuso il 16 giugno 2026, la quota di ChatGPT è scesa al 46,4% degli utenti globali a fine maggio. Sei mesi prima, a gennaio, l'app di OpenAI superava ancora il 50%; il sorpasso in negativo è avvenuto a marzo. Nel frattempo Gemini di Google è salito al 27,7% e Claude di Anthropic al 10,3%.
Il dato va letto con attenzione, perché racconta due storie diverse a seconda di come lo si guarda. In termini di quota relativa, OpenAI sta perdendo terreno. In termini assoluti, resta di gran lunga il leader, e capire la differenza tra le due cose è la chiave per non farsi ingannare dal titolo.
I numeri: quota in calo, utenti in crescita
ChatGPT conta oltre 1,1 miliardi di utenti attivi mensili, l'app mobile più veloce di sempre a raggiungere il miliardo. Gemini la segue con 662 milioni di utenti mensili, Claude con 245 milioni. In altre parole, il mercato cresce così in fretta che OpenAI continua ad aggiungere utenti pur perdendo punti di quota: la torta si allarga, ma le fette dei rivali crescono più in fretta.
La spinta di Gemini, spiega TechCrunch, arriva soprattutto dall'integrazione con l'ecosistema Google: ricerca, Android, Workspace. Quando l'assistente è già dentro gli strumenti che le persone usano ogni giorno, la barriera all'adozione crolla. Claude, invece, si è costruito una reputazione solida sugli usi professionali e di produttività, e sta avvicinando ChatGPT sul tasso di fedeltà degli utenti.
Claude vince sulla monetizzazione
C'è un numero che dovrebbe interessare chi guarda ai conti e non solo agli utenti. Secondo Sensor Tower, Claude registra il tasso di conversione a pagamento più alto tra i grandi assistenti: il 13% degli utenti paga un abbonamento. È un dato rilevante, perché nel mercato consumer dell'IA la sfida vera non è attirare curiosi, ma trasformarli in clienti che pagano ogni mese. Avere meno utenti ma più disposti a pagare può valere più di una base enorme ma gratuita, soprattutto agli occhi degli investitori che valutano la sostenibilità di questi prodotti.
Il confronto con i ricavi pubblicitari di Google aiuta a capire le diverse strategie. Per Google, integrare Gemini ovunque ha senso anche se molti utenti non pagano: l'IA rende più preziosa la ricerca e tiene le persone dentro l'ecosistema. Per Anthropic, che non ha un motore di ricerca da difendere, ogni utente che paga è ricavo diretto. OpenAI si trova nel mezzo, con la base più ampia ma anche con i costi più alti da coprire.
Quando le scelte di un'azienda spostano i download
Il report contiene anche un dettaglio che illumina quanto la fiducia conti in questo mercato. Quando, a febbraio 2026, OpenAI ha annunciato un accordo con il Dipartimento della Difesa statunitense, Sensor Tower ha registrato un picco misurabile di disinstallazioni di ChatGPT negli Stati Uniti, accompagnato da un'impennata dei download di Claude nello stesso periodo. Un segnale che le decisioni di un'azienda — chi sono i suoi clienti, quali valori comunica — possono spostare gli utenti, e non solo le funzioni del prodotto.
È una lezione che vale anche per chi sviluppa prodotti consumer: in un mercato dove cambiare assistente costa pochi secondi, la reputazione diventa un asset misurabile quanto le prestazioni tecniche.
Cosa significa per chi sceglie gli strumenti in Italia
Per il mercato italiano ed europeo il quadro è utile a smontare un'idea diffusa: che «IA» sia ormai sinonimo di ChatGPT. La realtà del 2026 è un panorama a più voci, in cui Google porta l'IA dove gli utenti già sono, Anthropic punta sulla qualità e sulla fiducia, e nessuno può dare per scontata la propria posizione.
Per chi sceglie quali strumenti adottare in azienda, è una buona notizia: più concorrenza significa più alternative, prezzi sotto pressione e meno rischio di restare legati a un solo fornitore. Il consiglio pratico è non sposare un'unica piattaforma: testare almeno due assistenti sui propri casi d'uso reali — redazione di testi, analisi di documenti, programmazione — e misurare i risultati prima di standardizzare. In un mercato che cambia equilibri ogni trimestre, la flessibilità vale più della fedeltà a un marchio.




