Il 26 luglio 2026 il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha reso pubblico l'Atto di indirizzo politico-istituzionale per il 2026, il documento che fissa le priorità del dicastero e che quest'anno dedica un capitolo esplicito all'ingresso dell'intelligenza artificiale nelle aule e nelle segreterie scolastiche italiane. La formula scelta dal Ministero è netta: un approccio "antropocentrico e responsabile", con la tecnologia al servizio della didattica e non il contrario, in linea con l'AI Act europeo e con la Legge 132/2025 sull'intelligenza artificiale.
Non si tratta di un annuncio isolato. L'Atto di indirizzo si innesta sulle Linee guida per l'introduzione dell'IA nelle istituzioni scolastiche approvate nell'agosto 2025 e già esaminate dal Garante per la protezione dei dati personali. Insieme, i due documenti disegnano un percorso che tocca formazione dei docenti, orientamento degli studenti, sicurezza informatica e trattamento dei dati dei minori.
Cosa prevede l'Atto di indirizzo 2026 per l'IA a scuola
Il cuore del testo è l'idea che l'intelligenza artificiale debba servire a personalizzare l'apprendimento e ad alleggerire il lavoro amministrativo, non a sostituire il ruolo dell'insegnante. Il Ministero indica tre direttrici operative. La prima è il potenziamento del portale Unica, la piattaforma unica già usata da studenti e famiglie per orientamento, tutoraggio ed E-Portfolio, che dovrebbe evolvere in un vero e proprio "ecosistema per l'innovazione", con servizi dedicati a docenti e famiglie.
La seconda direttrice riguarda la didattica delle discipline STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica), individuate come terreno privilegiato per introdurre strumenti basati sull'IA. La terza, la più discussa, è la costruzione di un sistema di orientamento nel metaverso gestito da intelligenza artificiale, pensato per accompagnare gli studenti nelle scelte scolastiche e professionali. Come ha ricostruito Orizzonte Scuola, l'obiettivo dichiarato è trasformare l'orientamento in un'esperienza immersiva, capace di simulare percorsi di studio e mestieri.
Quali decreti finanziano hardware, formazione e cybersecurity
La parte economica dell'operazione poggia su tre decreti ministeriali. L'Atto di indirizzo richiama il Decreto Ministeriale 219/2025 e i più recenti Decreti Ministeriali 38/2026 e 40/2026, che indirizzano risorse verso quattro voci principali: acquisto di hardware, formazione specialistica del personale, rafforzamento della cybersecurity e adeguamento delle scuole alle norme sulla privacy. Buona parte della cornice finanziaria si lega inoltre ai fondi del PNRR destinati alla scuola digitale e alle competenze STEM.
Il messaggio politico è quello di un investimento strutturale e non episodico. Resta però un nodo che il Ministero stesso non nasconde: senza una formazione capillare, l'acquisto di dispositivi e licenze rischia di restare lettera morta. Non a caso la formazione dei docenti compare come voce autonoma di spesa e non come semplice corollario.
Cosa devono fare le scuole entro l'anno scolastico 2025/2026
Le Linee guida non si limitano ai principi: assegnano ai dirigenti scolastici adempimenti precisi e con una scadenza. Entro l'anno scolastico 2025/2026 ogni istituto è chiamato a:
- approvare in Consiglio d'Istituto una politica d'uso dell'intelligenza artificiale, una sorta di regolamento interno che stabilisca cosa è consentito e cosa no, per studenti e personale;
- nominare un referente IA interno, o comunque individuare con chiarezza le responsabilità all'interno dell'organigramma esistente;
- inserire nel Piano di Formazione del personale moduli specifici sull'IA, rivolti a tutti i profili professionali dell'istituto, dai docenti al personale amministrativo.
Il quadro normativo di riferimento, come ricorda il testo delle Linee guida ministeriali, si articola su tre livelli che le scuole devono padroneggiare insieme: il GDPR sulla protezione dei dati, l'AI Act europeo con le sue scadenze progressive che arrivano fino all'agosto 2026 e le stesse Linee guida nazionali del MIM, che traducono gli obblighi europei nel contesto scolastico.
L'orientamento nel metaverso e i dubbi degli esperti
È l'idea più suggestiva del documento e, insieme, la più contestata. Un sistema di orientamento immersivo gestito da IA promette di rendere concrete scelte che oggi molti studenti compiono al buio. Ma diversi osservatori del mondo scolastico invitano alla cautela. Il primo interrogativo riguarda l'efficacia: non è chiaro se un ambiente nel metaverso aggiunga davvero valore rispetto a strumenti di orientamento più semplici e già disponibili su Unica, o se rischi di diventare una vetrina tecnologica costosa e poco frequentata.
Il secondo dubbio è di metodo. Affidare a un algoritmo la funzione di suggerire percorsi di studio e professioni solleva il tema dei bias: se il sistema apprende da dati storici, potrebbe finire per riproporre agli studenti scelte stereotipate, per genere o provenienza sociale, invece di ampliarne le prospettive. Su questo l'approccio "antropocentrico" rivendicato dal Ministero dovrà tradursi in garanzie concrete, non solo in una dichiarazione di intenti.
Formazione dei docenti e privacy dei minori: i nodi ancora aperti
Al di là dell'orientamento, restano tre criticità di fondo. La prima è la formazione: nonostante i finanziamenti dedicati, oggi la competenza media del corpo docente sull'IA è ancora insufficiente, e un regolamento approvato in Consiglio d'Istituto vale poco se chi deve applicarlo non ha gli strumenti per riconoscere un uso corretto o scorretto degli strumenti generativi.
La seconda è la privacy dei minori. Portare l'IA nelle segreterie e nella didattica significa trattare grandi quantità di dati di studenti spesso minorenni: il coinvolgimento del Garante è un segnale positivo, ma la responsabilità operativa ricade sulle singole scuole, che dovranno dotarsi di competenze giuridiche non banali. La terza è il divario tra istituti: le scuole con dirigenze più strutturate e con reti di supporto partiranno avvantaggiate, mentre quelle di aree interne o con organici ridotti rischiano di accumulare ritardi, ampliando disuguaglianze territoriali già note.
La direzione tracciata dall'Atto di indirizzo 2026 è chiara e, sulla carta, prudente. Come hanno osservato anche i commenti raccolti da Erickson e nelle guide operative per i dirigenti pubblicate da Informazione Scuola, la differenza tra un'innovazione utile e un adempimento burocratico si giocherà nei prossimi mesi, aula per aula. La scadenza dell'anno scolastico 2025/2026 è vicina: sarà il primo banco di prova per capire se l'intelligenza artificiale a scuola sarà davvero antropocentrica o soltanto annunciata come tale.




