Travis Kalanick, il fondatore di Uber, ha chiuso il 22 luglio 2026 un round di finanziamento da 1,7 miliardi di dollari per Atoms, la sua azienda di intelligenza artificiale "fisica" rimasta in incubazione quasi otto anni. A guidare l'investimento e' Andreessen Horowitz (a16z), con il co-fondatore Ben Horowitz che entra nel consiglio di amministrazione. Tra gli altri investitori figurano Bain Capital, Fifth Wall, K5 Global, SV Angel e la stessa Uber.
La cifra e' enorme anche per gli standard gonfiati del 2026 e racconta due cose insieme: il ritorno in grande stile di un fondatore controverso e la corsa dei capitali verso la physical AI, l'IA che non genera testo o immagini ma muove macchine nel mondo reale.
Che cosa fa davvero Atoms
Atoms non e' una singola startup ma una holding con tre divisioni che coprono settori "pesanti":
- Atoms Food, che raccoglie l'attivita' di CloudKitchens e le proprieta' food-tech collegate, incluso il sistema operativo Otter e la tecnologia di preparazione automatizzata Lab37;
- Atoms Mining, costruita attorno all'azienda di robotica Pronto, per l'automazione mineraria;
- Atoms Transport, dedicata alla logistica e ai trasporti.
Il filo comune e' l'automazione dei settori "che fabbricano, muovono e immagazzinano materiali", come li definisce l'azienda, attraverso una combinazione di software, sensori, robotica e IA. Atoms dichiara di operare in oltre 110 citta' tra mining autonomo, logistica e robotica per il cibo. a16z ha accompagnato l'annuncio con uno slogan eloquente: "Travis is back".
CloudKitchens, il progetto di "cucine fantasma" nato dopo l'addio a Uber, e' stato per anni l'attivita' piu' visibile di Kalanick: capannoni pieni di postazioni di cottura affittate ai ristoranti per la consegna a domicilio. La riorganizzazione dentro Atoms trasforma quel patrimonio immobiliare e operativo nella base fisica su cui innestare l'automazione: robot che cucinano, smistano e consegnano.
Non e' un caso isolato: l'ondata sulla robotica
Il round di Atoms si inserisce in una settimana da record per la robotica e l'IA fisica. Il 23 luglio la startup cinese Psibot ha raggiunto una valutazione di 1,48 miliardi di dollari raccogliendo quasi 100 milioni, con round guidato dal costruttore di auto Chery e la partecipazione di Lens Technology. Sempre in questi giorni Humanoid ha annunciato un Series A da 152 milioni a una valutazione post-money di 1,35 miliardi, con investitori industriali come Bosch e Schaeffler.
Il messaggio degli investitori e' chiaro: dopo l'esplosione dei modelli linguistici, la prossima frontiera percepita e' l'IA che agisce nel mondo fisico — robot umanoidi, veicoli autonomi, automazione di magazzini e fabbriche. E' un terreno in cui i capitali arrivano prima dei ricavi, con valutazioni miliardarie per aziende che devono ancora dimostrare la redditivita' su larga scala. Non tutti gli osservatori sono convinti: il rischio di una bolla sulla robotica, con aspettative gonfiate e tempi di maturazione tecnologica piu' lunghi del previsto, e' un tema ricorrente tra gli analisti.
Il nodo Kalanick e le ricadute sul lavoro
Attorno all'operazione c'e' anche la figura di Kalanick, allontanato da Uber nel 2017 dopo una serie di scandali sulla cultura aziendale. Il round da 1,7 miliardi segna il suo rientro tra i protagonisti della Silicon Valley, questa volta sul terreno dell'automazione industriale invece del ride-hailing. Per chi guarda al settore, la domanda non e' se la physical AI trasformera' logistica, miniere e ristorazione, ma quanto in fretta e a quale costo occupazionale: dietro l'entusiasmo dei fondi c'e' l'automazione di lavori oggi svolti da milioni di persone, dagli addetti ai magazzini agli operatori delle cucine. E' la stessa tensione tra efficienza e occupazione che rende cosi' attuali accordi come quello appena firmato in Italia tra Enel e i sindacati sull'introduzione dell'IA nel lavoro.




