In Cina si può comprare un dollaro di token di Claude, il modello di Anthropic, pagando al picco degli sconti appena un renminbi: circa il 10% del prezzo ufficiale. Lo racconta un'inchiesta della ricercatrice Zilan Qian, dell'Oxford China Policy Lab, ripresa a giugno 2026 da testate come Tom's Hardware e ChinaTalk. Dietro quei prezzi impossibili c'è un fiorente mercato grigio che svela un problema scomodo per i laboratori occidentali: i loro modelli circolano dove non dovrebbero, e a condizioni che mettono a rischio gli utenti.

Come funzionano le «stazioni di transito»

Il meccanismo ruota attorno a intermediari noti nelle comunità di sviluppatori cinesi come «stazioni di transito» (中转站). Si collocano tra l'utente e i server di Anthropic: tu invii la tua richiesta, loro la inoltrano e ti restituiscono la risposta. Il vantaggio per chi paga è enorme: niente VPN, niente carta di credito estera, niente account Anthropic — che peraltro in Cina non è ufficialmente accessibile. Si paga in renminbi via WeChat o Alipay, come un acquisto qualsiasi.

Questi servizi non si nascondono. Sono apertamente pubblicizzati su GitHub, Taobao e Telegram, e nelle comunità vengono perfino classificati per prezzo e affidabilità (uptime). Gli sconti dichiarati vanno dal 70 al 90% rispetto al listino ufficiale.

Le 'stazioni di transito' si inseriscono tra l'utente e i server di Anthropic, fatturando in renminbi.

Come reggono prezzi così bassi

Un servizio non può vendere sotto costo se non taglia da qualche parte. Secondo l'inchiesta, le reti proxy sostengono le tariffe stracciate con una combinazione di tre pratiche. La prima sono le credenziali rubate: chiavi API sottratte o account aziendali compromessi, il cui consumo viene addebitato alla vittima. La seconda è la sostituzione del modello (model substitution): chi crede di pagare per Claude può ricevere in realtà le risposte di un modello più economico, senza saperlo. La terza è la più insidiosa: la raccolta dei prompt e degli output degli utenti, rivenduti come dati per l'addestramento di altri modelli.

C'è di più. Per aggirare le verifiche d'identità introdotte da Anthropic — la richiesta di una foto del documento e di un selfie — alcune reti, sempre secondo il rapporto, ingaggerebbero lavoratori a basso costo in Paesi come Cambogia e Kenya per superare i controlli a nome di altri.

Chi sono gli utenti

Sarebbe un errore immaginare solo ricercatori d'élite a caccia di capacità proibite. L'inchiesta descrive una platea molto più ampia e ordinaria: studenti universitari, professori, sviluppatori freelance e semplici appassionati. Persone che vogliono accedere a strumenti di IA migliori di quelli ufficialmente disponibili in Cina, dove i modelli occidentali di frontiera sono fuori portata per via dei blocchi geografici e delle barriere di pagamento.

Prompt e risposte degli utenti possono finire rivenduti come dati di addestramento.

I rischi, oltre il prezzo

Per chi usa queste scorciatoie, il risparmio nasconde costi reali. Affidare i propri prompt — che possono contenere codice proprietario, dati personali, documenti riservati — a un intermediario opaco significa esporli a una raccolta sistematica. La sostituzione di modello mina l'affidabilità dei risultati. E pagare con credenziali rubate alimenta un circuito illegale che, prima o poi, viene chiuso, lasciando l'utente senza servizio.

La vicenda si intreccia con la tensione crescente tra Anthropic e l'ecosistema cinese: nelle stesse settimane il laboratorio ha accusato Alibaba di aver «distillato» illecitamente Claude tramite decine di migliaia di account falsi. Il mercato grigio dei token è l'altra faccia della stessa medaglia — la prova che, quando un modello diventa abbastanza desiderabile, nessun blocco geografico riesce davvero a fermarlo, ma il prezzo lo pagano la sicurezza e la privacy di chi lo usa.