Le startup italiane hanno raccolto 643,43 milioni di euro nel primo semestre del 2026, in crescita dell'82% rispetto allo stesso periodo del 2025 (quando il totale si era fermato a 353,4 milioni). A trainare il mercato e' l'intelligenza artificiale, che si conferma il principale motore della nuova fase del venture capital nel Paese. I dati arrivano dal report "Investimenti H1 2026" di Pull the Rabbit, presentato al summit SIOS26 Summer di Cagliari.

Il numero di operazioni, pero', racconta una storia piu' sfumata: i round sono stati 83, il 16% in meno rispetto a un anno prima. Piu' soldi, quindi, ma distribuiti su meno operazioni: segno di ticket medi piu' alti e di un mercato che si sta consolidando attorno alle aziende piu' solide.

Le startup B2B che sviluppano software basato sull'IA rappresentano da sole quasi un quarto delle operazioni del semestre.

L'IA come motore: quasi un quarto delle operazioni

Il peso dell'intelligenza artificiale emerge con chiarezza dalla composizione dei settori. Le startup di software B2B basato sull'IA hanno rappresentato il 24,1% di tutte le operazioni completate, la fetta piu' ampia in assoluto. Seguono il deeptech (9,6%), il medtech e il fintech (8,4% ciascuno) e la cybersicurezza (6%). E' un ribaltamento rispetto agli anni in cui a guidare erano soprattutto le piattaforme consumer: oggi il capitale premia chi vende tecnologia alle imprese, e sempre piu' spesso questa tecnologia ha l'IA al centro.

Sul fronte dei singoli round, le operazioni piu' rilevanti del semestre sono state quelle di Rent2Cash (100 milioni), WeRoad (49,95 milioni), Smartness (47 milioni), Lexroom (43 milioni) e Niulix (38 milioni). Da notare Lexroom, legaltech che applica l'IA al mondo legale: un esempio del filone verticale che sta attirando capitali.

Una geografia ancora sbilanciata

La distribuzione territoriale conferma il primato del Nord: la Lombardia ha assorbito da sola il 61,2% dei capitali (393,5 milioni di euro), seguita a distanza dal Lazio con il 20,2%. Un divario che continua a raccontare un ecosistema concentrato attorno a Milano, con Roma come secondo polo e il resto del Paese ancora marginale sul fronte del venture capital.

La Lombardia assorbe il 61,2% dei capitali, il Lazio il 20,2%: l'ecosistema resta concentrato al Nord.

I segnali che vanno oltre i numeri del semestre

Attorno al dato aggregato si muovono iniziative che disegnano l'infrastruttura dei prossimi anni. A Torino e' stata presentata AI Foundry Peano, l'infrastruttura di calcolo avanzato dell'Istituto Italiano di Intelligenza Artificiale (AI4I), pensata per sostenere ricerca e applicazioni industriali. E' nato anche Z_One, un fondo di venture capital da 55 milioni di euro dedicato a startup early-stage nell'IA e nell'UrbanTech, con l'obiettivo di realizzare fino a 100 investimenti.

Sul piano internazionale, la romana Paradigma e' stata selezionata tra le dieci startup europee della Next Frontier AI Challenge, il programma dell'agenzia tedesca per l'innovazione Spring: ha ricevuto tre milioni di euro per un progetto che punta a insegnare alle macchine a condurre ricerca scientifica in autonomia.

Il confronto con l'Europa e i nodi da sciogliere

La crescita dell'82% e' incoraggiante, ma va messa in prospettiva. I 643 milioni raccolti in sei mesi restano lontani dai volumi dei principali hub europei come Londra, Parigi o Berlino, dove i round da centinaia di milioni per singola startup di IA sono ormai frequenti. Il divario non e' solo di capitali, ma di fase: l'Italia esprime molte ottime realta' early-stage, ma fatica ancora a portarle nelle fasi di crescita successive, quando servono ticket da decine o centinaia di milioni per competere su scala internazionale. Troppo spesso, arrivate a quel punto, le startup migliori vengono acquisite o trasferiscono il quartier generale all'estero.

Pesano anche fattori strutturali: la scarsita' di fondi di venture capital di grandi dimensioni, un mercato dei capitali meno profondo e una minore propensione degli investitori istituzionali a scommettere sul rischio tecnologico. Le infrastrutture pubbliche come AI Foundry Peano e i nuovi fondi dedicati vanno nella direzione di colmare parte di questi ritardi, ma serviranno anni per misurarne l'effetto.

Il quadro che ne esce e' quello di un ecosistema in accelerazione ma ancora giovane: i 643 milioni del semestre restano una frazione di quanto raccolgono i principali hub europei, e la sfida per l'Italia e' trasformare la spinta dell'IA in aziende capaci di crescere e restare nel Paese.