Snap ha annunciato il 18 giugno 2026 lo scorporo del proprio team di video generativi in una nuova società indipendente, Dotmo, che si concentrerà su modelli di intelligenza artificiale capaci di creare esperienze di gioco interattive. La motivazione dichiarata è economica: portare avanti internamente quel tipo di ricerca era diventato troppo costoso per l'azienda di Santa Monica, alle prese da tempo con conti in equilibrio precario.
La scelta racconta una tensione che attraversa tutta l'industria: i modelli che generano video di alta qualità sono tra i più affamati di potenza di calcolo, e quindi tra i più cari da addestrare e far funzionare. Per una società delle dimensioni di Snap, lontana dalle risorse di Google o Meta, sostenere quei costi mentre si difende il business pubblicitario principale è diventato insostenibile.
Che cos'è Dotmo e su cosa lavorerà
Dotmo nasce con il personale che oggi sviluppa i video generativi in Snap e che lascerà l'azienda madre per dedicarsi al nuovo progetto. L'obiettivo non sono i classici filmati creati da un prompt, ma mondi di gioco interattivi: ambienti e personaggi generati dall'IA con cui l'utente può interagire in tempo reale, una direzione che diversi laboratori considerano la prossima frontiera dell'intrattenimento. Snap concede a Dotmo una licenza per adattare la propria tecnologia agli ambiti del gaming e dell'intrattenimento interattivo.
Chi comanda e come è strutturata l'operazione
In cambio del trasferimento di talenti e tecnologia, Snap otterrà una quota azionaria rilevante in Dotmo. A guidare la parte finanziaria sarà Bobby Murphy, direttore tecnico e cofondatore di Snap, che agirà da investitore principale con una partecipazione personale significativa, pur mantenendo il suo ruolo a tempo pieno in azienda. È uno schema che permette a Snap di continuare a beneficiare di eventuali successi senza accollarsi le spese correnti dello sviluppo.
Non è la prima volta che la società adotta questa strategia: già nel 2026 aveva scorporato Specs, dedicata esclusivamente allo sviluppo della sua linea di occhiali smart. Lo scorporo selettivo delle attività più costose o più rischiose sta diventando, per Snap, un modo per restare presente in settori promettenti senza comprometterne i bilanci.
Il costo nascosto dei video generativi
Per capire la decisione di Snap bisogna guardare ai numeri della tecnologia. Generare un video realistico significa produrre decine di immagini coerenti al secondo, un compito che richiede modelli enormi e batterie di acceleratori grafici che restano impegnati a lungo. A differenza del testo, dove una risposta costa frazioni di centesimo, ogni secondo di video di qualità può richiedere risorse di calcolo importanti. Per un'azienda che non controlla data center propri e deve affittarli, questi costi crescono con l'uso e diventano difficili da prevedere. È la stessa ragione per cui anche i laboratori più grandi razionano l'accesso ai loro generatori video o lo riservano agli abbonamenti più cari.
Perché conta per il settore
L'operazione è un termometro dello stato dell'IA generativa applicata al video. Da un lato, conferma quanto siano elevati i costi: anche aziende con ottime tecnologie faticano a tenerle in casa. Dall'altro, sposta il baricentro verso il gaming, dove la generazione in tempo reale potrebbe avere un valore commerciale più chiaro rispetto ai video «passivi», in un mercato già affollato da strumenti come Sora, Veo, Runway e Kling. Per gli utenti, la promessa è quella di videogiochi e contenuti che si costruiscono mentre li si vive; per gli investitori, la scommessa è che separare il team gli dia la concentrazione e i capitali per trasformare la ricerca in un prodotto. Resta da vedere se Dotmo riuscirà a raccogliere i fondi necessari: spinta fuori dal nido, la nuova società dovrà dimostrare in fretta di saper camminare da sola.




