Nessuno dei nove principali laboratori di intelligenza artificiale al mondo supera il voto C+. E' il verdetto dell'ultima edizione dell'AI Safety Index, la pagella indipendente pubblicata dal Future of Life Institute (FLI), l'organizzazione no-profit fondata anche da Max Tegmark che dal 2024 misura quanto seriamente le aziende dell'IA trattino i rischi dei loro modelli. A pochi giorni dall'entrata in vigore degli obblighi generali dell'AI Act europeo, la fotografia e' impietosa: la sicurezza commerciale, dicono i valutatori, ha smesso di migliorare e in diversi casi e' addirittura arretrata.
L'indice non e' un dettaglio accademico. E' uno dei pochi tentativi strutturati di rispondere a una domanda che investitori, aziende e governi si pongono ogni giorno: di quale laboratorio ci si puo' fidare quando si affida a un modello un compito delicato?
Chi ha preso il voto piu' alto e con quale distacco
In cima alla classifica c'e' Anthropic, con un C+ pari a 2,66 su una scala da 0 a 4. La casa di Claude guida cinque dei sei domini valutati grazie a una trasparenza relativamente maggiore, a un quadro di sicurezza piu' consolidato e a una ricerca tecnica giudicata solida. Ma resta comunque sotto la sufficienza piena: un C+ e', nel linguaggio scolastico americano, poco piu' di un passaggio stentato.
Subito dietro si collocano OpenAI e Google DeepMind, appaiate su un semplice C (rispettivamente 2,28 e 2,01). Meta scivola a D+, mentre tre laboratori — xAI di Elon Musk, la cinese DeepSeek e la francese Mistral — incassano un voto insufficiente, una F piena. Uno per continente, a ricordare che il problema non e' geografico ma di priorita'.
Perche' i voti non salgono: la corsa ai contratti militari
Il dato piu' allarmante non e' la singola pagella, ma la tendenza. Secondo il FLI, in un mercato ipercompetitivo i progressi sulla sicurezza si sono in gran parte fermati o sono regrediti, con piu' laboratori che hanno ridimensionato impegni presi in passato per inseguire commesse legate alla sicurezza nazionale e alla difesa. E' la stessa deriva che, in altre forme, emerge dalle cronache recenti: dai contratti militari alle partnership con il settore pubblico, la pressione a spedire prodotti prevale sulla prudenza.
Come funziona la valutazione, dominio per dominio
L'indice non assegna un voto unico e opaco: scompone il giudizio in sei aree — dalla valutazione dei rischi alla trasparenza delle comunicazioni, dalla robustezza tecnica alla governance interna, fino alla gestione dei rischi piu' estremi. A comporre la giuria ci sono ricercatori indipendenti che analizzano documenti pubblici, model card, policy di sicurezza e risposte dirette dei laboratori. Proprio la disponibilita' a farsi valutare fa la differenza: chi pubblica di piu' e risponde ai questionari ottiene punteggi migliori, chi resta opaco viene penalizzato.
Vale la pena ricordarlo: un voto alto nell'indice non certifica che un modello sia 'sicuro' in assoluto, ma che l'azienda che lo produce ha processi, trasparenza e presidi migliori dei concorrenti. E' una misura di serieta' organizzativa, non un bollino di garanzia sul singolo output.
Cosa cambia per chi sceglie un fornitore di IA
Per un'azienda italiana che deve adottare un assistente conversazionale o un modello per automatizzare processi, la pagella e' un promemoria pratico. Il rispetto degli obblighi di trasparenza dell'AI Act, in vigore dal 2 agosto, non e' automatico: dipende anche da quanto il fornitore documenta i propri sistemi. Un modello piu' economico ma prodotto da un laboratorio bocciato sulla trasparenza puo' tradursi in maggiore lavoro di conformita' a valle, soprattutto per gli usi ad alto rischio come sanita', selezione del personale o credito.
Il messaggio di fondo dell'indice e' che l'industria sta correndo piu' veloce dei propri freni. Con modelli sempre piu' capaci — e con casi recenti in cui alcuni laboratori hanno dovuto sospendere sviluppi per timori di sicurezza informatica — la distanza tra ambizione commerciale e maturita' nella gestione del rischio resta il vero nodo del 2026. Come nota lo stesso TechTimes, perfino i migliori della classe stanno arretrando.
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Perche' non va confuso con le classifiche di prestazioni
Un equivoco frequente e' scambiare l'AI Safety Index per una classifica di 'quale modello e' piu' bravo'. Non lo e'. Le graduatorie di prestazioni misurano quanto un modello risolve problemi di matematica, programmazione o ragionamento; l'indice del FLI misura tutt'altro: quanto un'azienda valuta i rischi, quanto e' trasparente, se consente valutazioni indipendenti di terze parti e se protegge chi segnala problemi al proprio interno. Un laboratorio puo' avere il modello piu' potente del mondo e, allo stesso tempo, un voto mediocre sulla sicurezza.
E' anche per questo che l'indice pesa la disponibilita' a farsi controllare da esterni. La distanza tra le prime e le ultime della classe non nasce da differenze tecniche irrimediabili, ma da scelte: pubblicare o meno le proprie policy, aprire o meno i modelli a verifiche esterne, mantenere o ridimensionare gli impegni presi. Sono decisioni reversibili, il che rende la pagella una fotografia del presente piu' che una condanna definitiva.
Perche' l'Europa tiene d'occhio queste pagelle
Per i regolatori europei, alle prese con l'applicazione dell'AI Act, strumenti come l'indice sono un utile termometro esterno. Aiutano a capire quali fornitori sono gia' allineati a una cultura della trasparenza e quali dovranno colmare un divario per rispettare gli obblighi di documentazione e gestione del rischio. Per le aziende che scelgono un modello, il consiglio pratico e' semplice: valutare non solo prezzo e prestazioni, ma anche quanto il fornitore e' disposto a mostrare di se'.




