La differenza tra una risposta mediocre e una eccellente da un chatbot, il più delle volte, non sta nel modello: sta nel prompt, cioè in come formuli la richiesta. Il prompt engineering è l'arte di scrivere istruzioni che spingono l'IA a dare il meglio. In questa guida raccogliamo le tecniche più efficaci — valide per ChatGPT, Claude e Gemini — con prompt pronti da copiare e i casi in cui conviene non strafare.

A chi serve e quale strumento scegliere

Questa guida è per chiunque usi i chatbot per lavoro o studio — scrivere testi, analizzare documenti, programmare, studiare — e voglia smettere di ottenere risposte generiche. Non servono competenze tecniche: solo la voglia di essere più precisi.

Quale assistente usare? Dipende dal compito:

  • ChatGPT (OpenAI): versatile, ottimo per scrittura e brainstorming. Gratuito con limiti; il piano Plus, circa 20€/mese, sblocca i modelli più potenti e meno limiti d'uso.
  • Claude (Anthropic): eccelle su testi lunghi, analisi di documenti e ragionamento ordinato. Piano gratuito disponibile; il Pro, sempre intorno ai 20€/mese, alza i limiti.
  • Gemini (Google): forte integrazione con i servizi Google (Documenti, Gmail) e con la ricerca. Gratuito, con un piano avanzato a pagamento.

Come prima scelta generalista consigliamo ChatGPT per la sua versatilità; ma per analizzare un PDF lungo o un contratto, Claude è spesso superiore, mentre Gemini brilla quando lavori dentro l'ecosistema Google. Le tecniche che seguono funzionano su tutti e tre.

Le quattro leve fondamentali di un buon prompt

Un prompt efficace agisce su quattro leve. Ruolo: di' all'IA chi deve essere (“Sei un revisore editoriale esperto”). Contesto: fornisci le informazioni di sfondo. Compito: descrivi con precisione cosa vuoi. Formato: specifica come vuoi la risposta (elenco, tabella, numero di parole, tono). Più sei specifico su queste quattro dimensioni, migliore sarà il risultato.

Confronta. Prompt debole: “Scrivi un'email al mio capo”. Prompt forte:

Sei il mio assistente. Scrivi un'email formale ma cordiale al mio responsabile per chiedere due giorni di ferie (15 e 16 luglio). Tono professionale, massimo 90 parole, in italiano. Firma: Marco.

Il secondo restituisce un testo quasi pronto all'uso, il primo un placeholder generico.

Più il prompt è specifico su ruolo, contesto, compito e formato, migliore è la risposta.

Tecnica 1: dare esempi (few-shot)

Mostrare al modello uno o due esempi del risultato desiderato è spesso più potente di mille spiegazioni. Si chiama few-shot prompting. Esempio per uniformare uno stile:

Trasforma i titoli in stile giornalistico, conciso e diretto.

Esempio:
Input: "La nostra azienda ha lanciato un nuovo prodotto"
Output: "Nuovo prodotto in arrivo: ecco cosa cambia"

Ora tocca a te:
Input: "Abbiamo aggiornato l'app con nuove funzioni"
Output:

Risultato atteso: il modello produce un titolo nello stesso registro dell'esempio, ad esempio “App aggiornata: arrivano le nuove funzioni”. Gli esempi “ancorano” lo stile molto meglio di una descrizione astratta.

Tecnica 2: far ragionare passo passo (e quando non farlo)

Per problemi di logica, matematica o analisi, chiedere al modello di ragionare passo passo (in inglese chain of thought) riduce gli errori:

Un negozio applica il 30% di sconto e poi il 10% sul prezzo già scontato. Su 200 euro, quanto si paga? Ragiona passo dopo passo, poi scrivi il risultato finale.

Attenzione, però: i modelli più recenti dotati di “ragionamento” integrato (come le ultime versioni di Claude e di ChatGPT) ragionano già da soli, e chiedere esplicitamente la catena di pensiero può risultare ridondante o allungare inutilmente la risposta. La regola: usa la tecnica con i modelli “veloci”, alleggeriscila con quelli pensanti.

Tecnica 3: vincolare il formato dell'output

Se ti serve un risultato strutturato — per copiarlo in un foglio di calcolo o in un programma — chiedilo esplicitamente. Esempio:

Estrai da questo testo nome, città ed email e restituiscili in formato tabella con tre colonne. Se un dato manca, scrivi “n/d”. Non aggiungere commenti.

L'istruzione “non aggiungere commenti” è preziosa: evita i preamboli del tipo “Ecco la tabella che hai chiesto”, lasciandoti solo il dato utile. Allo stesso modo puoi chiedere JSON, elenchi puntati, un numero esatto di parole.

Tecnica 4: ancorare alle fonti e auto-critica

Per ridurre le “allucinazioni” (le risposte inventate), ancora il modello a un testo che fornisci tu:

Rispondi alla domanda usando ESCLUSIVAMENTE il testo seguente. Se la risposta non è presente nel testo, scrivi “Non è specificato”. [incolla qui il testo]

Una seconda mossa avanzata è l'auto-critica: dopo una prima risposta, chiedi al modello di rivederla. “Rileggi la risposta che hai dato, individua eventuali errori o punti deboli e riscrivila migliorandola”. Spesso la seconda versione è sensibilmente migliore, perché il modello applica a se stesso uno sguardo critico.

Errori comuni da evitare

  • Richieste vaghe: “rendilo migliore” non dice nulla. Specifica in che senso (più breve, più formale, più tecnico).
  • Troppe richieste in un colpo solo: meglio scomporre un compito complesso in più passaggi, verificando ognuno.
  • Dare per scontato il contesto: il modello non sa nulla di te o del tuo progetto, se non glielo dici.
  • Fidarsi ciecamente: su dati, date e numeri, verifica sempre. L'IA può sbagliare con sicurezza.

Quando NON serve un prompt complicato

Non tutto richiede ingegneria. Per una domanda semplice (“qual è la capitale del Portogallo?”) caricare il prompt di ruoli e vincoli è tempo perso. Il prompt engineering paga quando il compito è ambiguo, lungo o ripetitivo: in quei casi, investire trenta secondi in più nella richiesta fa risparmiare minuti di correzioni dopo.

Come proseguire? Costruisci una tua libreria di prompt che funzionano, salvandoli per riusarli. E sperimenta: lo stesso prompt può rendere in modo diverso su ChatGPT, Claude o Gemini, e solo provando scoprirai quale strumento — e quale formulazione — rende meglio per il tuo lavoro. Il prompt engineering, in fondo, è soprattutto pratica.