OpenAI brucia cassa a un ritmo senza precedenti per una società tecnologica. Secondo i dati sui conti del 2025 riportati dal Financial Times e ripresi da Reuters, l'azienda guidata da Sam Altman ha speso circa 34 miliardi di dollari a fronte di ricavi per circa 13 miliardi. Numeri che assumono un peso diverso ora che OpenAI ha depositato in via riservata, l'8 giugno, la documentazione per la quotazione in Borsa, puntando a una valutazione che potrebbe arrivare fino a 1.000 miliardi di dollari.
I conti del 2025: 34 miliardi di spese, 13 di ricavi
La voce più pesante delle uscite è la ricerca e sviluppo, intorno ai 19 miliardi, seguita da quasi 6 miliardi tra vendite e marketing. Sul fronte dei ricavi, i 13 miliardi incassati nel 2025 hanno superato l'obiettivo interno di 10 miliardi, con un fatturato mensile arrivato a circa 2 miliardi a fine anno. La crescita c'è, ed è impetuosa, ma resta largamente insufficiente a coprire i costi.
La maxi-perdita da 39 miliardi e cosa la causa
Il dato che fa più impressione è la perdita netta, salita a circa 39 miliardi dai 5 dell'anno precedente. Attenzione, però, a leggerlo bene: la gran parte è dovuta a una posta non monetaria una tantum, stimata in circa 30 miliardi, legata a diritti convertibili pregressi. La perdita operativa "vera", quella che misura quanto l'attività in sé costi più di quanto rende, si aggira intorno agli 8 miliardi. È comunque una cifra enorme, ma racconta una storia diversa da quella di un'azienda che perde 39 miliardi sul prodotto.
Il deposito riservato dell'S-1 e l'obiettivo da 1.000 miliardi
Il deposito riservato dell'S-1 presso la SEC è il passo formale che apre la strada all'IPO, potenzialmente una delle più grandi della storia se la valutazione fino a 1.000 miliardi verrà confermata tra fine 2026 e 2027. La procedura riservata consente all'azienda di avviare il dialogo con l'autorità di vigilanza senza rendere subito pubblici tutti i dettagli, e di scegliere con più libertà i tempi del collocamento.
Perché OpenAI brucia così tanto: ricerca e calcolo
Il motivo di spese così elevate è strutturale. Addestrare e far girare modelli di frontiera richiede una potenza di calcolo che si traduce in contratti pluriennali da decine di miliardi con i fornitori cloud e in acquisti di chip. A ogni nuovo modello più capace corrisponde un costo di inferenza più alto, almeno finché l'hardware non recupera efficienza. È una corsa in cui la dimensione conta: per restare in testa serve investire prima e più dei rivali, sperando che i ricavi crescano abbastanza in fretta.
Cosa significa per utenti, sviluppatori e mercato
Per chi usa ChatGPT o le API, i conti spiegano molte delle mosse recenti: aumenti di prezzo su alcuni piani, nuovi livelli a pagamento, spinta sull'enterprise. Per il mercato, l'IPO sarà un test cruciale: gli investitori dovranno decidere quanto sono disposti a pagare per un'azienda che cresce a velocità record ma è ancora lontana dalla redditività operativa. Il rischio, già discusso da diversi osservatori, è che l'intero settore dell'IA si regga su aspettative di crescita future molto ottimistiche. La quotazione di OpenAI, quando arriverà, dirà molto su quanto quelle aspettative siano condivise dai mercati.
Il confronto con i giganti del web alle loro origini
Spese che superano di gran lunga i ricavi non sono una novità assoluta nella storia della Silicon Valley: anche Amazon e altri colossi hanno accumulato perdite per anni prima di diventare redditizi, scommettendo sulla crescita. La differenza, qui, è la scala e la velocità. Nessuna azienda aveva mai bruciato cifre simili in così poco tempo, e la voce di costo dominante, la potenza di calcolo, non gode degli stessi cali di prezzo che hanno favorito chi puntava sul cloud o sull'e-commerce. Anzi, ogni salto di capacità tende a far salire i costi, almeno nel breve periodo.
C'è poi il nodo della concorrenza, sempre più affollata. Anthropic, Google, Meta e i laboratori cinesi spingono i prezzi delle API verso il basso, erodendo i margini proprio mentre i costi di sviluppo salgono. In questo scenario, la quotazione servirebbe a OpenAI anche per raccogliere il capitale necessario a sostenere la corsa. Ma trasformare una crescita tumultuosa in un modello di business sostenibile resta la sfida numero uno, e gli investitori lo sanno bene.




