Un'indiscrezione e' bastata a far tremare le borse asiatiche. Il 26 giugno 2026 diversi media finanziari hanno riferito che OpenAI sta valutando di rinviare la propria quotazione in borsa al 2027, anziche' procedere quest'anno. La reazione e' stata immediata e violenta soprattutto in Giappone e Corea del Sud, dove i titoli piu' esposti alla catena del valore dell'IA hanno aperto in forte calo.

Quanto hanno perso SoftBank e i produttori di chip

Il titolo piu' colpito e' stato SoftBank, il conglomerato giapponese guidato da Masayoshi Son tra i maggiori investitori di OpenAI: a Tokyo le azioni sono scivolate di oltre l'11%, intorno ai 6.317 yen. Pesante anche il comparto della memoria, cruciale per i datacenter IA: Kioxia ha perso circa il 12%, mentre SK Hynix e Samsung Electronics sono arretrate intorno al 9%. Gli indici di riferimento, Nikkei 225 e Kospi, hanno ceduto circa il 3% nella stessa seduta, in un clima gia' nervoso per i timori sull'inflazione americana e per le tensioni geopolitiche legate alle rotte energetiche.

Perche' OpenAI valuterebbe di aspettare

Secondo le ricostruzioni, i consulenti di OpenAI avrebbero messo sul tavolo del management due strade: quotarsi il prima possibile accettando una valutazione piu' bassa, oppure attendere il 2027 puntando a una valutazione fino a 1.000 miliardi di dollari. La direttrice finanziaria Sarah Friar spingerebbe per la seconda opzione, citando l'enorme consumo di cassa dell'azienda, gli impegni miliardari sul calcolo e gli oneri legati al diventare una societa' quotata, con tutto cio' che comporta in termini di trasparenza e rendicontazione trimestrale.

Il contesto e' delicato. OpenAI ha depositato un documento riservato (la cosiddetta confidential S-1) presso la SEC americana l'8 giugno 2026, dopo aver toccato a marzo una valutazione privata intorno agli 852 miliardi di dollari. Gli stessi advisor avrebbero pero' avvertito che mercati azionari volatili e i dubbi crescenti sulla capacita' delle aziende IA di giustificare valutazioni cosi' alte potrebbero raffreddare l'appetito degli investitori.

Il rinvio dell'IPO di OpenAI avrebbe innescato vendite su SoftBank e sui produttori di memoria. Foto: Pexels.

L'effetto domino su chi ha scommesso sull'IA

La vicenda mostra quanto le aspettative su una singola azienda - per quanto centrale - si siano ormai saldate ai conti di un intero settore globale. Per SoftBank, che negli ultimi anni ha moltiplicato le scommesse su IA e datacenter (da OpenAI ad Arm), un'eventuale quotazione spostata in avanti significa allungare i tempi del ritorno sull'investimento. Per i produttori di memoria asiatici, il timore e' che un rallentamento nei piani di OpenAI possa riflettersi sulla domanda di chip ad alte prestazioni, dopo trimestri di ordini record trainati proprio dall'addestramento e dall'inferenza dei grandi modelli.

Il nodo della struttura societaria e della "bolla"

Dietro la scelta dei tempi c'e' anche una questione strutturale. OpenAI ha completato solo di recente la transizione verso un assetto che renda possibile una quotazione, con il braccio a scopo di lucro controllato da una fondazione. Portare in borsa un'azienda che perde cassa a ritmi vertiginosi, pur crescendo nei ricavi, richiede di convincere il mercato che gli investimenti colossali in datacenter e chip - centinaia di miliardi promessi a partner come Nvidia, Broadcom e i fornitori cloud - genereranno profitti reali e non solo fatturato. La parola che aleggia su tutto il settore e' "bolla": una quotazione deludente di OpenAI verrebbe letta come un campanello d'allarme per l'intero comparto, mentre un debutto trionfale ne legittimerebbe le valutazioni stratosferiche. Ecco perche' la semplice voce di un rinvio muove i mercati: in gioco non c'e' solo OpenAI, ma la fiducia su cui poggia gran parte della scommessa globale sull'intelligenza artificiale.

Va ricordato che si tratta, per ora, di indiscrezioni: OpenAI non ha confermato ufficialmente alcun rinvio e la decisione finale non e' stata comunicata. Ma la violenza della reazione dei mercati e' di per se' una notizia, e racconta un'economia dell'IA in cui anche una semplice voce sulla tabella di marcia di una IPO puo' bruciare miliardi di capitalizzazione in poche ore.