OpenAI passa al contrattacco nella guerra legale con Apple. Il 5 agosto 2026 l'azienda ha depositato una mozione di 31 pagine chiedendo a un giudice federale di archiviare la causa per furto di segreti industriali intentata da Apple, definendo l'accusa "marcia fino al midollo" (rotten to its core), la stessa espressione usata da Apple nel proprio atto, rovesciata contro chi l'aveva scritta. E' l'ultima puntata di uno scontro tra due giganti che, fino a poco tempo fa, collaboravano sull'integrazione di ChatGPT nell'iPhone.
Da cosa nasce la causa di Apple
Apple accusa OpenAI di aver messo le mani su informazioni riservate reclutando ex dipendenti del gruppo di Cupertino, in particolare persone che avrebbero avuto accesso a progetti hardware. Il 4 agosto 2026 Apple aveva alzato la posta chiedendo un'ingiunzione preliminare che vietasse a OpenAI di usare i presunti segreti mentre la causa fa il suo corso. La disputa e' particolarmente delicata perche' entrambe le aziende stanno sviluppando dispositivi hardware basati sull'IA, un terreno su cui sono passate da alleate a rivali dirette.
La difesa di OpenAI: "i segreti li ha protetti male Apple"
Il cuore della strategia difensiva e' ribaltare l'onere sul querelante. OpenAI sostiene che molte delle informazioni rivendicate da Apple non possano nemmeno qualificarsi come "segreti industriali" nel senso legale del termine, perche' Apple stessa le avrebbe protette in modo inadeguato. Nella mozione si legge, tra le argomentazioni, che l'azienda avrebbe permesso ai dipendenti di usare account iCloud personali per il lavoro e non avrebbe revocato correttamente gli accessi dopo le dimissioni. In diritto della proprieta' intellettuale il punto e' cruciale: un'informazione gode di tutela come segreto commerciale solo se il titolare adotta misure ragionevoli per mantenerla riservata.
Il nodo delle assunzioni e del "worker accused of theft"
OpenAI difende anche il proprio metodo di reclutamento. Secondo l'atto, il responsabile hardware dell'azienda avrebbe agito "in linea con gli standard di settore" nel colloquiare dipendenti Apple, e il lavoratore accusato di sottrazione di dati starebbe in realta' cercando di aiutare un ex collega rimasto in Apple. E' la classica linea difensiva nei casi di mobilita' dei talenti nella Silicon Valley, dove il passaggio di ingegneri tra aziende rivali e' la norma e il confine tra know-how personale e segreto aziendale e' notoriamente sfumato.
Da partner a rivali: come si e' arrivati allo scontro
Per capire la durezza dei toni bisogna ricordare il punto di partenza. Apple e OpenAI avevano stretto un accordo per portare ChatGPT dentro l'esperienza dell'iPhone, integrandolo come opzione dell'assistente di sistema. Quella collaborazione, celebrata come un matrimonio industriale, si e' incrinata man mano che entrambe le aziende hanno iniziato a puntare sullo stesso obiettivo: un dispositivo hardware pensato attorno all'intelligenza artificiale generativa. OpenAI ha investito in un progetto di hardware consumer con l'ex capo del design di Apple, mentre Cupertino accelera per non farsi scavalcare sul terreno che l'ha resa celebre. In questo contesto, il reclutamento di ingegneri esperti di dispositivi diventa una questione strategica, e ogni assunzione puo' trasformarsi in un potenziale caso legale. La causa, insomma, e' anche il riflesso di una competizione che si e' spostata dal software all'oggetto fisico che avremo in tasca.
La prossima tappa: udienza il 1 ottobre
La palla ora passa al giudice, che dovra' decidere se la causa ha basi sufficienti per proseguire o se accogliere in tutto o in parte la richiesta di archiviazione. E' fissata per il 1 ottobre 2026 un'udienza chiave che potrebbe pesare non solo sul contenzioso, ma sul modo in cui entrambe le aziende svilupperanno i loro prodotti hardware e software nei prossimi mesi. Al di la' dell'esito, il caso e' il termometro di un cambiamento: OpenAI e Apple, un tempo partner sull'assistente vocale dell'iPhone, sono ormai concorrenti che si contendono ingegneri, brevetti e l'idea stessa di come sara' il prossimo dispositivo consumer guidato dall'IA.




