OpenAI ha convocato per il 17 giugno 2026 un evento in diretta intitolato «Intelligence at Work», con Sam Altman tra i protagonisti, dedicato all'uso dell'IA nel lavoro. Sullo sfondo, le indiscrezioni su un nuovo modello: secondo quanto riportato da diverse testate, OpenAI sarebbe pronta a rilasciare a breve GPT-5.6, descritto come un netto passo avanti rispetto all'attuale generazione e a un prezzo sensibilmente più basso. Attenzione, però: GPT-5.6 al momento è un'anticipazione, non un annuncio ufficiale.

Cosa si sa dell'evento e cosa è solo rumor

L'evento «Intelligence at Work» è confermato e ruota attorno al tema degli strumenti IA per la produttività e gli agenti applicati al lavoro. Sul nuovo modello, invece, le informazioni vanno prese con cautela: fonti vicine all'azienda parlano di un GPT-5.6 in arrivo «questa settimana», con prestazioni vicine ai migliori modelli concorrenti ma a un costo per i token 2-3 volte inferiore. I mercati di previsione hanno persino aperto scommesse sulla data d'uscita. Finché OpenAI non pubblicherà un comunicato ufficiale, tuttavia, il modello confermato e disponibile resta GPT-5.5.

L'evento «Intelligence at Work» punta sugli strumenti IA per la produttività.

A che punto siamo: da GPT-5.5 in poi

Per orientarsi serve ricostruire la scala dei modelli. GPT-5.5 è arrivato il 23 aprile 2026 come modello generalista più potente dell'azienda; a maggio è stato affiancato dalla variante GPT-5.5-Cyber per la cybersicurezza. Il 12 giugno OpenAI ha ritirato i modelli della serie GPT-5.2: le conversazioni esistenti sono passate automaticamente al corrispondente modello GPT-5.5. Un eventuale GPT-5.6 si collocherebbe quindi come affinamento della generazione attuale, con miglioramenti attesi soprattutto nel ragionamento, nella generazione di interfacce e nei flussi di lavoro degli agenti.

Come provare oggi il modello più recente di OpenAI

In attesa di novità ufficiali, ecco come mettere le mani sul meglio che OpenAI offre adesso, cioè GPT-5.5:

  • Su ChatGPT (chatgpt.com): il piano gratuito dà accesso ai modelli di base con limiti d'uso; i piani a pagamento Plus e Pro sbloccano i modelli più capaci, finestre di contesto maggiori e limiti più alti. Il modello si seleziona dal menu a tendina in alto nella schermata di chat.
  • Via API, per chi sviluppa: si richiama il modello per nome dal proprio codice. Ecco una chiamata minima in Python con la libreria ufficiale:
from openai import OpenAI
client = OpenAI()  # legge la chiave da OPENAI_API_KEY

resp = client.responses.create(
    model="gpt-5.5",
    input="Scrivi tre idee per automatizzare le email di lavoro con l'IA."
)
print(resp.output_text)

Il costo via API si paga a consumo, in base ai token in ingresso e in uscita: per progetti seri conviene controllare i prezzi aggiornati nella pagina ufficiale e impostare un tetto di spesa.

GPT-5.5 è il modello più recente confermato; GPT-5.6 resta per ora un'indiscrezione.

Il contesto finanziario: tender offer e ipotesi IPO

L'accelerazione sui prodotti si intreccia con le manovre societarie. Secondo indiscrezioni, OpenAI prepara un'offerta di acquisto di azioni (tender offer) a 687 dollari per titolo, che permetterebbe a dipendenti e primi investitori di monetizzare parte delle proprie quote, e Altman avrebbe detto allo staff di aspettarsi una quotazione in Borsa «entro un anno». Sono mosse che servono a trattenere i talenti — in un mercato dove i ricercatori migliori vengono corteggiati a suon di milioni — e a preparare il terreno a un'eventuale IPO.

Cosa aspettarsi e come muoversi

Per gli utenti il consiglio è pragmatico: non rincorrere gli annunci. Se GPT-5.6 uscirà davvero e sarà più economico, comparirà nel menu di ChatGPT e nella documentazione dell'API, e a quel punto avrà senso testarlo sui propri casi d'uso reali confrontandolo con i modelli che già usate. Per le aziende, la promessa di prestazioni elevate a costi più bassi è la notizia più rilevante: la guerra dei prezzi tra OpenAI, Anthropic e i laboratori cinesi sta rendendo l'IA di frontiera sempre più accessibile. La verifica, come sempre, si fa sui propri dati, non sugli slogan.

In questo articolo distinguiamo con chiarezza i fatti confermati dalle indiscrezioni, attribuendo queste ultime alle fonti che le hanno riportate.