Il Dipartimento della Difesa statunitense sta testando i modelli di intelligenza artificiale di OpenAI e di Google per individuare un sostituto a Claude di Anthropic, finora il sistema più usato dai suoi analisti. Lo ha rivelato Bloomberg il 21 maggio 2026, in una vicenda che intreccia procurement militare, sicurezza nazionale e la questione dei limiti etici che un laboratorio può imporre alla propria tecnologia.

Come è nato lo scontro

All'origine c'è una decisione del segretario alla Difesa Pete Hegseth, che a inizio marzo ha qualificato Anthropic come «rischio per la catena di fornitura». Il motivo: l'azienda di San Francisco ha rifiutato di rimuovere le restrizioni di sicurezza che impediscono di usare Claude per la sorveglianza di massa o per armi autonome letali. In pratica, Anthropic non ha accettato la formula contrattuale che avrebbe consentito al Pentagono di impiegare i suoi modelli per «tutti gli scopi legittimi», temendo che quel linguaggio aprisse la porta proprio a quegli usi.

Tre giorni dopo quella designazione, sono partiti i test interni: secondo Bloomberg, il Pentagono sta valutando quali modelli siano preferiti da 25 «utenti esperti» del dipartimento, su una piattaforma digitale separata dal Maven Smart System, il programma di IA per l'analisi dei dati di intelligence.

I test si svolgono su una piattaforma separata dal Maven Smart System.

Chi sono i fornitori in gara

Il Pentagono ha già finalizzato accordi sull'IA con sette-otto grandi attori: OpenAI, Google, Microsoft, Amazon, Oracle, Nvidia, SpaceX e la startup Reflection AI. Anthropic, che fino a poco fa era il fornitore di riferimento per molti flussi di lavoro, rischia ora di restare fuori. Il dipartimento si è dato un orizzonte di circa sei mesi per ridurre e poi azzerare la dipendenza dai prodotti Anthropic.

La posta in gioco è alta: per Anthropic la perdita dei contratti federali può valere miliardi di dollari di ricavi potenziali. L'azienda starebbe contestando in tribunale la designazione di «rischio per la fornitura».

Un dilemma che riguarda tutta l'industria

Il caso mette a nudo una tensione strutturale. Anthropic ha costruito parte della propria reputazione sulla «AI safety» e su limiti d'uso espliciti; rinunciarvi per un cliente, per quanto importante, significherebbe contraddire la propria identità. Dall'altra parte, il governo statunitense vuole massima flessibilità operativa e considera la corsa all'IA una questione di competizione strategica con la Cina.

La frizione arriva in un momento simbolicamente significativo: proprio nei giorni in cui il Pentagono cerca alternative meno «vincolate», Papa Leone XIV nella sua enciclica Magnifica Humanitas ha chiesto di «disarmare» l'intelligenza artificiale, ricordando che «nessun algoritmo può rendere la guerra moralmente accettabile». Due visioni del rapporto tra IA e forza che difficilmente potrebbero essere più distanti.

Il Dipartimento della Difesa punta alla massima flessibilità d'uso dei modelli.

Perché interessa anche all'Europa

La vicenda non è solo americana. Definisce un precedente su quanto un fornitore di IA possa dire «no» a un governo e su quali clausole d'uso siano accettabili nei contratti pubblici. È un tema che tocca da vicino l'Unione Europea, dove l'AI Act vieta o classifica come ad alto rischio diversi impieghi — dalla sorveglianza biometrica ai sistemi che incidono sui diritti — e dove anche le amministrazioni stanno definendo regole di acquisto dell'IA. Il modo in cui Washington risolverà il braccio di ferro con Anthropic offrirà un caso di studio su come conciliare sicurezza nazionale e limiti etici degli algoritmi.