ElevenLabs, l'azienda nota soprattutto per le voci sintetiche, ha aggiornato il suo generatore musicale con Music v2, ora disponibile anche via API. La nuova versione, descritta nelle note di rilascio, porta tre capacita' che fanno la differenza per chi vuole davvero comporre, e non solo generare un jingle casuale: cambiare genere a meta' brano, costruire la canzone sezione per sezione e correggere una parte specifica senza rigenerare tutto.

Cosa rende diversa la versione 2

Il problema dei generatori musicali di prima generazione era il controllo: scrivevi una richiesta, ottenevi un brano "preso o lasciato", e se una parte non ti piaceva dovevi ripartire da capo sperando in un risultato migliore. Music v2 introduce un approccio a blocchi di composizione (chunk-based): puoi definire la struttura — strofa, ritornello, ponte — e intervenire su una singola sezione. La funzione di inpainting permette di "ridipingere" solo una porzione del brano, lasciando intatto il resto, mentre il modello e' in grado di cambiare genere all'interno dello stesso pezzo, per esempio passando da un'intro acustica a un ritornello elettronico.

E' un salto importante nella corsa che vede ElevenLabs sfidare i protagonisti della musica generativa come Suno e Udio. La scommessa e' chiara: vincere non sulla novita' di "fare musica con l'IA", ormai data per scontata, ma sul controllo creativo, l'aspetto che separa un giocattolo da uno strumento di lavoro.

Music v2 lavora per sezioni e permette di correggere singole parti del brano.

Dove provarlo: app, web e API

Ci sono tre strade per usare Music v2:

  • Interfaccia web: dal sito di ElevenLabs, nella sezione dedicata alla musica, dove si scrive una richiesta testuale e si genera il brano dal browser.
  • App mobile: l'app ElevenLabs, disponibile per Android e iOS, integra le funzioni vocali e musicali.
  • API: la via per chi vuole integrare la generazione musicale dentro la propria applicazione o automatizzarla.

Sul fronte dei costi, ElevenLabs adotta un modello a crediti con un piano gratuito limitato (utile per provare, ma con un tetto mensile di generazioni e, di norma, vincoli sull'uso commerciale) e piani a pagamento che aumentano crediti e diritti d'uso. Prima di pubblicare o monetizzare un brano e' fondamentale verificare i termini di licenza del proprio piano: e' il dettaglio che spesso fa la differenza tra un esperimento e un uso professionale.

Un esempio pratico: dalla richiesta al brano

Nell'interfaccia web, un prompt descrittivo e ben strutturato fa gran parte del lavoro. Un esempio da copiare e adattare:

Brano strumentale lo-fi hip hop, 80 BPM, atmosfera notturna e malinconica. Intro di piano elettrico, poi entrano batteria soffusa e basso caldo. A meta' brano aggiungi un cambio verso un ritornello piu' luminoso con archi sintetici. Durata circa 90 secondi, senza voce.

Il risultato atteso e' una traccia coerente con la struttura richiesta, con il cambio di atmosfera nel punto indicato. Se il ritornello non convince, con Music v2 si puo' rigenerare solo quella sezione mantenendo intatta l'intro. Per chi usa l'API, la logica e' la stessa ma espressa in chiamate programmatiche, dove si possono specificare i piani di composizione e gestire le sezioni in modo strutturato.

Per chi e' utile (e i limiti da conoscere)

Music v2 e' interessante per creator che cercano sigle e sottofondi per video e podcast, per sviluppatori di app che vogliono colonne sonore generate al volo e per chi prototipa idee musicali. Restano i limiti tipici della categoria: la qualita' puo' essere disomogenea sui brani lunghi e complessi, e soprattutto vanno sempre verificati i diritti d'uso e le clausole sui contenuti generati. Come ricordiamo nelle nostre linee guida, quando si lavora con contenuti prodotti dall'IA la verifica delle condizioni di licenza e' parte integrante del processo. La direzione, comunque, e' segnata: la musica generativa sta passando dalla fase "wow" a quella degli strumenti che si possono davvero controllare.