Gli Emirati Arabi Uniti diventano uno dei Paesi più privilegiati al mondo per l'accesso alle tecnologie sensibili americane. Il 10 luglio 2026 il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti ha annunciato una revisione profonda delle regole di esportazione verso Abu Dhabi: gli acceleratori per l'intelligenza artificiale e i server avanzati di aziende come Nvidia e AMD potranno essere venduti alle entità emiratine approvate senza bisogno di una licenza, superando anni di restrizioni.

La mossa, formalizzata dal Bureau of Industry and Security (BIS), sposta gli Emirati fuori dai gruppi di Paesi D:3 e D:4 — quelli soggetti a controlli stringenti — e li inserisce nel gruppo A:5, riservato agli alleati stretti di Washington. È un cambio di categoria che vale come un salto di rango diplomatico e tecnologico insieme.

Cosa cambia in concreto per chi compra i chip

Fino a ieri, chi voleva spedire acceleratori IA di fascia alta verso gli Emirati doveva ottenere una licenza specifica, con tempi lunghi e incertezza sull'esito. Ora, per le entità approvate, quel passaggio salta. Le aziende emiratine come G42 e la sua controllata Core42, insieme alle società americane che operano nel Paese, potranno ricevere hardware di calcolo avanzato in regime di autorizzazione semplificata, nell'ambito del programma Strategic Trade Authorization e del quadro di cooperazione IA tra i due Paesi.

L'allentamento non riguarda solo i chip: coinvolge anche tecnologie per la difesa, satelliti commerciali e prodotti a duplice uso. Ma è la partita dell'intelligenza artificiale a rendere la decisione strategica, perché gli acceleratori di ultima generazione sono la materia prima più contesa del momento.

Gli Emirati puntano a diventare un hub del calcolo IA nel Golfo, con enormi data center alimentati da chip americani.

Perché Washington ha deciso di aprire ora

Nella nota ufficiale il Dipartimento del Commercio motiva la scelta con i passi compiuti dagli Emirati per proteggere la tecnologia americana sensibile — un tema delicato, perché una delle preoccupazioni storiche di Washington era che i chip potessero finire, per triangolazione, in Cina. Il BIS cita anche il sostegno di Abu Dhabi agli Stati Uniti, incluso quello nel conflitto con l'Iran, come indicato da Bloomberg.

La decisione ha una logica economica evidente: gli Emirati stanno costruendo alcuni dei più grandi data center del pianeta e vogliono diventare un polo del calcolo IA per l'intero Golfo. Vendere loro chip americani, invece di lasciare spazio a soluzioni alternative, aggancia stabilmente Abu Dhabi all'ecosistema tecnologico statunitense.

Chi sono G42 e Core42, i campioni emiratini dell'IA

Al centro della partita ci sono due nomi. G42 è il conglomerato tecnologico di Abu Dhabi diventato il volto della strategia IA del Paese: ha stretto accordi con grandi aziende americane, investe in data center e in modelli linguistici, e ha lavorato negli ultimi anni per rassicurare Washington sulla propria affidabilità, riducendo i legami con fornitori cinesi. Core42, sua controllata, è specializzata nell'infrastruttura di calcolo cloud e sovrano. Sono proprio queste «entità approvate» a poter ora ricevere gli acceleratori senza licenza: un riconoscimento che premia il percorso di allineamento agli standard di sicurezza statunitensi.

Per il Golfo si tratta di un salto di scala. Disporre di chip di frontiera in quantità significa poter addestrare e far girare modelli di grandi dimensioni sul proprio territorio, senza dipendere interamente dai data center americani ed europei — un obiettivo che gli Emirati inseguono da anni come pilastro della diversificazione economica.

Cosa significa per Nvidia e per il mercato

Per i produttori di chip la decisione apre un mercato ricco e liquido. Nvidia e AMD trovano clienti disposti a spendere miliardi in acceleratori, in un momento in cui la domanda globale supera l'offerta e ogni nuovo sbocco di vendita pesa. Ridurre gli attriti burocratici verso un alleato benestante significa spostare volumi importanti e, allo stesso tempo, ancorare la regione all'hardware americano invece di lasciare spazio ad alternative, incluse quelle cinesi.

I rischi che restano sul tavolo

Non tutti gli osservatori sono tranquilli. Il timore, sollevato più volte al Congresso, è che concentrare enormi quantità di potenza di calcolo avanzata in un Paese terzo — per quanto alleato — riduca il controllo americano su dove e come quella tecnologia viene usata. La garanzia poggia interamente sui meccanismi di verifica delle «entità approvate» e sulla fiducia che i chip non vengano dirottati altrove.

Per le aziende americane, però, la porta è ora spalancata: un mercato enorme e liquido, con clienti pronti a spendere miliardi in infrastruttura. Per gli Emirati, è la conferma di una strategia che punta a fare dell'intelligenza artificiale il pilastro dell'economia post-petrolio. E per l'equilibrio globale dell'IA, è un altro tassello di un ordine in cui l'accesso ai chip conta ormai quanto le alleanze militari.

Resta da vedere se la scelta reggerà nel tempo. Molto dipenderà dall'efficacia dei controlli sulle «entità approvate» e dalla capacità di Washington di verificare che gli acceleratori restino dove devono. Ma la direzione è tracciata: gli Stati Uniti hanno deciso di fare degli Emirati un partner privilegiato della propria strategia sull'IA, scommettendo che l'integrazione tecnologica valga più della prudenza. È una scommessa che ridisegna la mappa di chi, nel mondo, potrà davvero costruire l'intelligenza artificiale del futuro.