Lunedì 8 giugno 2026 Apple apre la sua conferenza per sviluppatori, la WWDC, e quasi tutta l'attenzione è su una sola cosa: la rinascita di Siri. Dopo anni di promesse mancate, l'assistente vocale di Cupertino sarà ricostruito da zero appoggiandosi a Gemini di Google, grazie a un accordo annunciato a gennaio. È un cambio di rotta storico per un'azienda che ha sempre rivendicato l'autosufficienza tecnologica, e arriva in iOS 27 con l'ambizione di trasformare Siri in un vero assistente conversazionale.

L'accordo Apple-Google e cosa porta a Siri

Il 12 gennaio 2026 Apple e Google hanno annunciato una partnership pluriennale: Apple licenzia i modelli Gemini per alimentare una Siri ricostruita e le funzioni di Apple Intelligence. Lo confermò una dichiarazione congiunta delle due aziende. Per Cupertino è un'ammissione pragmatica: dopo lo stallo dei propri modelli, conveniva affidarsi alla tecnologia di chi sull'IA generativa è più avanti. Secondo le indiscrezioni — che Apple non ha confermato — l'intesa varrebbe intorno al miliardo di dollari l'anno e darebbe ad Apple ampio accesso ai modelli di Google, anche per distillarne versioni più piccole da far girare direttamente sui dispositivi.

La nuova Siri dovrebbe debuttare con iOS 27, atteso alla WWDC dell'8 giugno.

Cosa saprà fare la nuova Siri in iOS 27

Le anticipazioni convergono su un'idea: Siri smetterà di essere un comando vocale rigido per diventare un assistente conversazionale completo. Tra le funzioni attese ci sono la memoria delle conversazioni passate, il ragionamento a più passaggi, la ricerca sul web, il riassunto di contenuti, la generazione di immagini e l'analisi di file. In pratica, qualcosa di più vicino a ChatGPT o Gemini che alla Siri che conosciamo. Si parla anche di funzioni proattive: per esempio suggerire di partire in anticipo per andare a prendere qualcuno in aeroporto, incrociando calendario, traffico e voli. È esattamente il tipo di assistenza contestuale che Apple aveva promesso e mai consegnato.

La privacy: il ruolo del Private Cloud Compute

Il punto più delicato è come conciliare l'uso di un modello di Google con la storica enfasi di Apple sulla privacy. La soluzione, secondo quanto riferito, passa dal Private Cloud Compute, l'infrastruttura cifrata di Apple in cui le richieste vengono elaborate in ambienti isolati. L'azienda sostiene che, in questo schema, i dati degli utenti non verrebbero condivisi con Google né conservati dopo l'elaborazione: il modello Gemini girerebbe "in casa Apple", non sui server di Mountain View. Sarà uno dei messaggi chiave del keynote, perché è qui che Apple gioca la propria reputazione.

Apple punta a far girare Gemini all'interno del Private Cloud Compute per tutelare i dati.

Quando arriva e cosa resta da chiarire

La presentazione è attesa all'8 giugno, ma il rilascio al pubblico arriverebbe più tardi, presumibilmente a settembre con la versione definitiva di iOS 27. Restano diversi punti da chiarire: quali funzioni saranno disponibili al lancio e quali rimandate, in quali Paesi e lingue — l'italiano compreso — la nuova Siri funzionerà davvero bene, e quanto del lavoro avverrà sul dispositivo e quanto nel cloud. Per gli utenti italiani la posta è alta: Siri in italiano è sempre stata tra le più deludenti, e un assistente capace di conversare in modo naturale cambierebbe l'esperienza quotidiana su centinaia di milioni di iPhone. Le promesse, però, le abbiamo già sentite: stavolta la differenza la farà ciò che Apple mostrerà funzionante sul palco, non le slide. Appuntamento a lunedì.