Anthropic ha messo nero su bianco la posta in gioco della corsa all'intelligenza artificiale tra Stati Uniti e Cina. Nel rapporto «2028: Two scenarios for global AI leadership», pubblicato il 14 maggio 2026 e tornato al centro del dibattito in questi giorni, il laboratorio sostiene che il 2026 potrebbe essere ricordato come la «finestra di vantaggio» decisiva per l'IA americana, ma avverte: il distacco dalla Cina si misura ormai in mesi, non in anni, e senza le scelte giuste potrebbe annullarsi entro il 2028.

I due scenari al 2028 secondo Anthropic

Il documento costruisce due futuri alternativi. Nel primo, gli Stati Uniti consolidano il primato grazie all'accesso a una potenza di calcolo superiore, mantenendo un vantaggio nei modelli di frontiera che si traduce in supremazia economica e di sicurezza. Nel secondo, la Cina colma il divario sfruttando modelli efficienti, a basso costo e spesso a pesi aperti, conquistando l'adozione globale e di fatto dettando gli standard tecnologici del decennio.

La tesi di Anthropic è che la differenza tra i due scenari non dipenda dal caso, ma da decisioni politiche prese ora: controlli sull'export dei chip, investimenti in energia e data center, regole che non rallentino i laboratori interni.

Anthropic delinea due scenari opposti per la leadership dell'IA al 2028.

Il divario con la Cina si misura in mesi

Secondo Anthropic, oggi i migliori modelli americani precedono quelli cinesi di una finestra stimata tra i 12 e i 24 mesi. Ma è un vantaggio che si sta erodendo rapidamente. La prova arriva dall'adozione concreta: su OpenRouter, la piattaforma usata dagli sviluppatori per accedere a centinaia di modelli, la quota dei modelli cinesi è passata da circa l'1% nel 2024 a oltre il 60% a maggio 2026. DeepSeek, Qwen di Alibaba e Kimi di Moonshot non sono più alternative regionali: sono scelte di default per chi costruisce prodotti, grazie al rapporto prezzo-prestazioni e alle licenze aperte.

È un punto cruciale: la leadership tecnologica non si misura solo su chi annuncia il modello più potente, ma su quali modelli il mondo effettivamente usa. E su quel fronte la Cina sta guadagnando terreno proprio mentre i laboratori americani si preparano a quotarsi in Borsa.

Perché Anthropic insiste sui controlli all'export

Il rapporto è anche, dichiaratamente, un documento di pressione politica. Anthropic è da tempo la voce più netta a Washington nel chiedere controlli stringenti sull'esportazione verso la Cina dei chip di fascia alta e degli strumenti per produrli. La logica: se il vantaggio americano dipende dalla superiorità di calcolo, allora preservare quel vantaggio significa limitare l'accesso cinese all'hardware più avanzato.

Sul fronte interno, il laboratorio chiede massicci investimenti in energia e infrastrutture — i data center per l'IA consumano quantità enormi di elettricità — e regole che proteggano i cittadini senza frenare lo sviluppo dei modelli sul suolo americano.

Calcolo, energia ed export di chip sono al centro della strategia indicata da Anthropic.

Allarme fondato o interesse di parte?

Non tutti accolgono il rapporto senza riserve. I critici osservano che Anthropic, in quanto laboratorio di frontiera americano, ha un interesse evidente a sostenere politiche che proteggono i campioni nazionali e limitano i concorrenti esteri. C'è poi chi ricorda che proprio l'efficienza dei modelli cinesi nasce in parte come risposta alle restrizioni sui chip: limitare l'accesso all'hardware può spingere la Cina a innovare sul software e sull'efficienza, ottenendo l'effetto opposto a quello cercato.

Resta che il documento sposta il piano del discorso. Per l'Europa — e per l'Italia — la lettura è scomoda: in uno scenario dominato da due superpotenze tecnologiche, il rischio è quello di diventare un mercato di consumatori di modelli altrui, senza voce nella definizione degli standard. È la cornice in cui si gioca anche il dibattito europeo sull'IA «sovrana».