Alibaba integrera' il suo assistente di intelligenza artificiale Qwen con Taobao e Tmall, i suoi due principali marketplace per i consumatori: lo hanno riferito fra l'8 e l'11 maggio 2026 TechNode, The Next Web e altre testate del settore, sulla base di fonti vicine al gruppo. L'obiettivo dichiarato e' sostituire la ricerca a parole chiave con una conversazione: dall'app Qwen l'utente chiede un prodotto, l'agente lo trova, lo confronta tra venditori, attiva una prova virtuale, tiene d'occhio l'andamento del prezzo per 30 giorni e, alla fine, completa l'ordine - facendo un passo indietro solo per la conferma finale dell'utente. Il pagamento passa da Alipay.

Cosa potra' fare l'agente, in pratica

Secondo le ricostruzioni, dentro l'app Qwen il consumatore potra' formulare richieste in linguaggio naturale del tipo "trovami una giacca impermeabile da trekking sotto i 60 euro, leggera, con buone recensioni" e ottenere una selezione di prodotti pescati dal catalogo Taobao-Tmall, con confronto prezzi tra i venditori, eventuale "camerino virtuale" per vedere come sta addosso un capo, e una scheda di price tracking a 30 giorni. Una volta scelto l'articolo, l'agente predispone l'ordine e lo manda in checkout via Alipay: all'utente resta l'ultimo "ok". Sopra a tutto questo, Alibaba mette uno strato di "competenze" pre-costruite per gestire logistica, assistenza clienti e post-vendita.

I numeri che fanno da sfondo: l'agente avra' accesso a un catalogo che secondo le fonti supera i 4 miliardi di prodotti; Qwen, nelle sue varie incarnazioni (app, integrazioni in Taobao, Tmall, Alipay), avrebbe gia' raggiunto i 300 milioni di utenti attivi mensili, con circa 140 milioni di "prime esperienze di shopping con l'IA" registrate durante la campagna del Capodanno cinese.

Mini carrello della spesa su una tastiera di laptop, rappresentazione del commercio elettronico gestito da agenti IA
Il "carrello" gestito da un agente: l'utente conferma, il software fa il resto.

Perche' Alibaba ci punta cosi' tanto

Per Alibaba e' una scommessa difensiva e offensiva insieme. Difensiva, perche' in Cina la concorrenza nell'e-commerce e' feroce - Pinduoduo (PDD), JD.com e i social-shop come Douyin hanno eroso quote - e perche' Qwen rischia di restare un buon modello "sotto il cofano" senza un prodotto di massa che lo renda indispensabile. Offensiva, perche' chi controlla l'agente che fa gli acquisti controlla il punto di contatto piu' prezioso con il consumatore: i dati su gusti, budget, tempi di acquisto, e la possibilita' di indirizzare la domanda verso i venditori della propria piattaforma.

La mossa arriva mentre tutti i grandi player si muovono nella stessa direzione: OpenAI ha integrato funzioni di acquisto dentro ChatGPT, Perplexity ha lanciato il proprio shopping assistant, Amazon spinge "Rufus", Google sperimenta acquisti agentici dentro la ricerca. Ma Alibaba parte da un vantaggio enorme che agli altri manca: possiede sia il modello, sia il marketplace, sia il sistema di pagamento. E' la prova piu' ambiziosa, finora, di agentic commerce su larga scala.

Cosa cambia per consumatori e venditori

Per chi compra, la promessa e' meno tempo perso a scorrere liste e confrontare schede, e piu' decisioni "delegate" a un assistente che conosce le preferenze. Il rovescio e' altrettanto evidente: se a scegliere e' un agente controllato dalla piattaforma, diventa cruciale capire come ordina i risultati, quali venditori privilegia, come gestisce sponsorizzazioni e margini. Per i venditori su Taobao e Tmall cambiano le regole del gioco: la "SEO" da marketplace - titoli, parole chiave, posizionamento - conta meno; conta di piu' farsi capire e raccomandare da un modello linguistico, con tutto cio' che comporta in termini di nuovi strumenti, nuove metriche e nuova dipendenza dall'algoritmo di Alibaba. Restano poi i nodi classici dell'IA agentica: cosa succede quando l'agente sbaglia ordine, taglia, prodotto? Chi e' responsabile? Per ora Alibaba ha messo il paletto della conferma umana sull'acquisto - ma e' una linea che, storicamente, le piattaforme tendono a spostare in avanti man mano che gli utenti si fidano.

Il quadro: la Cina spinge l'IA dentro i prodotti di massa

La mossa va letta dentro una tendenza piu' ampia. In Cina i grandi gruppi tecnologici - dopo una fase in cui i modelli sembravano inseguire quelli americani sui benchmark - hanno cambiato strategia: invece di vendere "l'IA" come prodotto a se', la stanno cucendo dentro i servizi che centinaia di milioni di persone gia' usano ogni giorno. Tencent la mette in WeChat, ByteDance in Douyin, Baidu nella ricerca, e Alibaba - che con Qwen ha uno dei modelli open weights piu' apprezzati al mondo - la porta dove ha il suo tesoro: l'e-commerce. E' una scommessa sulla distribuzione: chi parte da una base utenti enorme puo' rendere un assistente IA "normale" molto piu' in fretta di chi deve costruirsi il pubblico da zero.

C'e' anche un risvolto industriale. Qwen e' open weights e molto diffuso fra sviluppatori e aziende in tutto il mondo, Italia inclusa: ogni volta che Alibaba lo migliora per reggere il carico di Taobao - su ragionamento, comprensione multimodale, gestione di cataloghi enormi, esecuzione di azioni - quei progressi finiscono, in buona parte, anche nei modelli che chiunque puo' scaricare da Hugging Face. E' uno dei motivi per cui vale la pena seguire questa storia anche se non si compra mai nulla su Taobao.

I limiti e le incognite

Restano parecchie domande aperte. La prima e' la qualita' reale: gli agenti di shopping mostrati nelle demo sono spesso piu' fluidi del prodotto che arriva agli utenti, e gestire 4 miliardi di articoli con descrizioni eterogenee, recensioni manipolate e prezzi che cambiano in continuazione e' un problema difficile. La seconda e' la fiducia: convincere le persone a far concludere un acquisto a un software - anche solo a un clic dalla conferma - richiede che l'agente sbagli pochissimo e che, quando sbaglia, ci sia un rimborso facile. La terza e' regolatoria: in Europa un servizio del genere dovrebbe fare i conti con l'AI Act, con le regole sulle pratiche commerciali e con la trasparenza su sponsorizzazioni e ranking; Alibaba per ora parla del mercato cinese, ma se l'esperimento funziona la pressione a esportarlo - su AliExpress e altrove - sara' forte. Per ora il segnale e' chiaro: il prossimo campo di battaglia dell'IA per i consumatori non e' il chatbot, e' il carrello.