Il 2 agosto 2026 è una data spartiacque per chiunque sviluppi o usi intelligenza artificiale in Europa. Da domenica le violazioni degli obblighi previsti dall'AI Act per i modelli generalisti — i cosiddetti GPAI, come ChatGPT, Gemini o DeepSeek — diventano sanzionabili, con ammende che possono arrivare al 3% del fatturato mondiale annuo o a 15 milioni di euro, a seconda di quale importo sia più alto. Nello stesso giorno entrano in vigore anche i doveri di trasparenza su chatbot, deepfake e sistemi di riconoscimento delle emozioni.

Dal 2 agosto l'AI Office della Commissione può sanzionare le violazioni sui modelli GPAI.

Cosa diventa sanzionabile e chi vigila

Gli obblighi sostanziali per i modelli GPAI — documentazione tecnica, rispetto del diritto d'autore, pubblicazione di una sintesi dei contenuti usati per l'addestramento — erano già formalmente in vigore dal 2 agosto 2025. La differenza è che da quest'anno arriva il «dente» della norma: la Commissione europea, attraverso l'AI Office, acquisisce il potere di vigilare e di irrogare sanzioni. Rientrano nella categoria i sistemi generalisti di grandi dimensioni, definiti dalla soglia tecnica di addestramento superiore a 10^23 FLOP: di fatto tutti i principali modelli di frontiera oggi sul mercato.

Gli obblighi di trasparenza dell'articolo 50

La parte che tocca più da vicino le aziende e gli utenti comuni è l'articolo 50 del Regolamento (UE) 2024/1689. Da domenica chi mette a disposizione un chatbot deve rendere evidente all'utente che sta parlando con una macchina; chi genera immagini, audio o video artificiali — i deepfake — deve etichettarli come tali in modo riconoscibile e leggibile dalle macchine; i contenuti di testo pubblicati per informare il pubblico su temi di interesse generale, se generati dall'IA, vanno dichiarati. Sono obblighi che riguardano moltissime imprese, non solo i grandi laboratori: qualunque azienda che pubblichi un assistente virtuale o produca contenuti sintetici deve adeguarsi.

I rinvii del Digital Omnibus sui sistemi ad alto rischio

Non tutto scatta il 2 agosto, però. Il pacchetto Digital Omnibus ha spostato più avanti gli obblighi più onerosi, quelli sui sistemi ad alto rischio: le regole per i sistemi autonomi elencati nell'Allegato III slittano al 2 dicembre 2027, mentre quelle per i sistemi integrati nei prodotti (Allegato I) arrivano al 2 agosto 2028. È un rinvio che dà respiro a interi comparti — dispositivi medici, macchinari, selezione del personale — ma che apre anche un dibattito sul rischio di svuotare, di proroga in proroga, la parte più incisiva del regolamento.

Il Digital Omnibus ha rinviato al 2027-2028 gli obblighi sui sistemi ad alto rischio.

Cosa devono fare adesso le imprese italiane

Per le aziende italiane la scadenza non è teorica. In Italia la governance dell'AI Act poggia sul coordinamento tra AgID (Agenzia per l'Italia Digitale) e l'ACN (Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale), dopo l'approvazione della legge nazionale sull'IA e dei relativi decreti attuativi. Le prime mosse concrete sono semplici ma non banali: verificare se e dove nei propri processi si usano chatbot o contenuti generati dall'IA, aggiungere le informative di trasparenza richieste, e — per chi integra modelli GPAI di terze parti — pretendere dai fornitori la documentazione che l'AI Act ora impone. I modelli open source godono di alcune esenzioni, perché pubblicano per definizione i propri parametri, ma restano soggetti agli obblighi sul diritto d'autore. Il tempo delle circolari interpretative è finito: dal 2 agosto la norma ha i denti. Il quadro normativo è ricostruito a partire dal testo del Regolamento e dalle analisi del Sole 24 Ore e di PMI.it.